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	<title>Arte Urbana Archivi - MappeLAB</title>
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		<title>Adriatic, a Map for a New (Dis)order</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 14:44:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Mappe N°23]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo progetto rappresenta una visione geo-politica e ambientale dell'Adriatico come nuovo centro strategico, immaginando "neo-Repubbliche Marinare" e riutilizzando l'archeologia industriale per un futuro sostenibile. Un lavoro presentato alla Biennale di Architettura di Venezia 2025.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="512" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/Figura-2-512x1024.jpg" alt="" class="wp-image-15365" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/Figura-2-512x1024.jpg 512w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/Figura-2-150x300.jpg 150w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/Figura-2-768x1536.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/Figura-2.jpg 950w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption class="wp-element-caption">Atelier Strato, <em>Adriatic, a Map for a New (Dis)order</em>, collage digitale, 2025</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Per cambiare bisogna osservare con occhi diversi, allenare lo sguardo a una percezione nuova, sfuggendo a visioni e azioni sclerotizzate dalle abitudini. <strong>Adriatic, a Map for a New (Dis)order</strong> è una nuova visione dello stesso mondo, il cui centro è il mare, soggetto plasmante di un futuro ordine possibile. Rivedere l&#8217;Adriatico significa ragionare su un modello strategico estensibile, perché microcosmo che concentra dinamiche globali. In questa sottilissima striscia di &#8220;terracqua&#8221; si incontrano tre importanti tradizioni culturali e religiose: islamica, ortodossa e cattolica. Per la sua posizione strategica è stata fin dai tempi di Marco Polo porta e &#8220;porto&#8221; commerciale tra Oriente e Occidente, e i suoi litorali, per lo stesso motivo, proiezione di sogni imperialisti.</p>



<p>Oggi, dopo una lunga crisi avviata dai nazionalismi e proseguita con la globalizzazione, l&#8217;Adriatico torna centrale, grazie alla lontana Cina che, intuendone le potenzialità, vuole farne la &#8220;nuova&#8221; Via della Seta: prolungando le rotte dal Canale di Suez al nord Adriatico, punta a connettere oltre settanta paesi con il porto di Trieste, togliendo il primato commerciale al nord Europa (Anversa, Rotterdam) e al Pireo, accorciando di otto giorni i tempi di navigazione.</p>



<p>A questo si aggiunge la crisi energetica esplosa con la guerra in Ucraina, che ha messo in luce l&#8217;inaffidabilità dei fornitori-protettori della vecchia Europa (Russia e USA), costringendo a ripensare i gasdotti alternativi, croce e – si spera – futura delizia delle coste adriatiche, oltre che le numerose piattaforme marine abbandonate al largo delle sue acque. Ma ad ambiziosi investimenti vanno affiancate visioni altrettanto ambiziose, evitando però idealismi scollegati dalla realtà: occorre partire proprio da essa, dalle sue contraddizioni, inevitabili conseguenze di secoli di storia. L&#8217;obiettivo è capire come abitare questi fragili lembi di terra minacciati da una crisi ambientale in parte irreversibile, ricercando un delicato equilibrio tra economia, società e ambiente.</p>



<p>Nasce così <strong>Adriatic, a Map for a New (Dis)order</strong>, un arazzo-mappa che, giocando su iconografie tradizionali e salti di scala, pone l&#8217;attenzione sul mare e sui litorali che lo abbracciano, evidenziando le caratteristiche del suo paesaggio artificiale e naturale: una sovrapposizione di realtà minute e diffuse, ricucite dai fili del tessuto, che rivelano un antico e nuovo potenziale. Le due coste, occidentale e orientale, si fronteggiano con le loro similitudini e differenze. Il versante occidentale presenta oggi un continuum urbano denso – la &#8220;città diffusa&#8221; descritta da Bernardo Secchi – punteggiato da piccole e medie imprese e da strutture turistiche obsolete, rese fragili dalla pressione dell&#8217;economia globale. Le grandi infrastrutture lineari (ferrovie, strade, autostrade), insieme a politiche economiche miopi, hanno incrinato lo storico legame tra litorale ed entroterra.</p>



<p>Questa &#8220;no-stop city&#8221; adriatica, la cui continuità fisica contrasta con la discontinuità politica delle molte cittadine e frazioni (ognuna con dialetti e usanze), è più evidente sulla costa italiana, complice la morfologia frastagliata dell&#8217;altra sponda e il lungo periodo di regime comunista che ne ha influenzato lo sviluppo. Entrambe le rive, tuttavia, condividono un turismo di massa intensivo. L&#8217;intento è quindi riunire e mappare elementi esclusi dal racconto perché ritenuti problematici, sovrapponendo realtà spesso rappresentate separate: nascono così nuove costellazioni in cui la parte è importante quanto il tutto, perché se un nodo manca, la catena si spezza e l&#8217;ecosistema-mondo crolla.</p>



<p>Questo gesto di cura e ricucitura parte dal mare, rappresentato come un parco naturale abitato dalla flora e fauna dei suoi fondali: si fa emergere l&#8217;invisibile, nella convinzione che tutelare significa prima di tutto conoscere, e quindi vedere. Le sue acque, torbide o limpide, ospitano la biodiversità marina più ricca del Mediterraneo, anche grazie alle ingressioni del Mar Rosso dopo l&#8217;apertura del Canale di Suez. Al centro del mare, un esercito di mostri marini, presi in prestito dalle mappe medievali, abita le acque internazionali come simbolo dell&#8217;inquietudine per l&#8217;ignoto, a ricordare il valore e la sacralità di questa &#8220;terra di nessuno&#8221;. Alla vegetazione opaca si sovrappone una rete infrastrutturata, il rizoma teorizzato da Deleuze e Guattari: una cartografia mobile e adattabile, che disegna le rotte commerciali tra Oriente e Occidente, convergendo in nodi attivabili ovunque.</p>



<p>In mare, piattaforme petrolifere riutilizzate diventano hub polifunzionali; sulla costa, città portuali con una nuova autonomia politica. Serenissime 2.0, interconnesse e capaci di gestire l&#8217;eterogeneità di un territorio ancora organizzato secondo il centralismo dei nazionalismi ottocenteschi. In queste neo-Repubbliche Marinare, città e porto si fondono in spazi multifunzionali, in una porosità di beni, servizi e idee. La cabina balneare convive con il container industriale, la pensione turistica con la chiesa. Gli spazi residuali, ingombranti presenze della costa adriatica, si trasformano in campi di sperimentazione flessibili, dove le città-porto si attrezzano per affrontare le attuali instabilità climatiche e sociali in questa fase storica di profonda transizione.</p>



<p>Anche i litorali sono porosi: accolgono il mare che, tramite i fiumi dal corso espandibile in risposta a possibili alluvioni, penetra l&#8217;entroterra portando commercio e prosperità. In un rapporto organico tra solido e liquido, il Mare Adriatico appare come una &#8220;pianura comunicante&#8221;, soglia tra due coste e due mondi, Occidente e Oriente: diffidando dei binarismi, crea una terza realtà, dove culture diverse si ritrovano in un secolare spirito di tolleranza. L&#8217;Adriatico diventa il nuovo &#8220;Medio-Occidente&#8221;, capace di rispondere ai cambiamenti geopolitici globali. È il ritrovato &#8220;mare della prossimità, cioè del prossimo&#8221;.</p>



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<p><strong>Cartoline Adriatiche da un Futuro Antico</strong></p>



<p>Proiettare visioni nel futuro evitando cinismi distopici o utopie ingenue è un esercizio complesso. Con una leggera inclinazione verso le seconde, ci abbiamo comunque provato, ancorandoci a constatazioni pragmatiche del presente e a sagge memorie del passato. Con la speranza che le &#8220;buone&#8221; visioni amplino la conoscenza, anticipino i bisogni della società e offrano spunti per soluzioni innovative e cambiamento. Queste due cartoline immaginano, in un futuro prossimo, due &#8220;nodi&#8221; simbolo della ragnatela della nostra mappa: <strong>Senigallia</strong>, una &#8220;piccola capitale-porto&#8221; della costa centro-occidentale, e una tipica &#8220;isola di ferro&#8221;, esempio di come riutilizzare le piattaforme offshore abbandonate nel medio-Adriatico, ripensando l&#8217;archeologia industriale come risorsa anziché problema.</p>



<p>In Senigallia, la non più &#8220;spiaggia di velluto&#8221;, la cittadina marchigiana è rappresentata senza l&#8217;arenile dorato, da oltre un secolo simbolo della sua vocazione turistica ed economica. Come abitarla quando la spiaggia verrà mangiata dall&#8217;innalzamento progressivo e costante delle acque? Come modellare il corso del Misa per contenere le alluvioni sempre più frequenti? Come ripensare la cesura della ferrovia e della statale? In questa visione dal mare alla terra, Senigallia è mostrata in tutti i suoi strati: dai fondali marini alle dolci colline segnate da secoli di paziente lavoro mezzadrile, fino alle lontane ma presenti montagne appenniniche. Un infinito in miniatura, a ricordare l&#8217;importanza della sinergia tra gli elementi, naturali e antropici, perché tutto è interconnesso.</p>
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<p></p>
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		<title>Dialogo tra arte e architettura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 10:01:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte Urbana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono nato a Civitanova Marche nel 1980 dove vivo, lavoro e dove ho fondato il mio studio creativo<br />
Asinus in Cathedra. Ho iniziato subito ad appassionarmi di cultura urbana e movimenti underground iniziando a dipingere graffiti nel lontano 1994.</p>
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<p>Sono nato a Civitanova Marche nel 1980 dove vivo, lavoro e dove ho fondato il mio studio creativo Asinus in Cathedra. Ho iniziato subito ad appassionarmi di cultura urbana e movimenti underground iniziando a dipingere graffiti nel lontano 1994. Mi occupo di arte urbana, sono un urban artist e mi piace definirmi archigrafico. Dopo la mia prima laurea all’Accademia delle Belle Arti (Macerata) ho frequentato la facoltà di Architettura di Ascoli Piceno laureandomi con il massimo dei voti. Sono queste due principali scuole ad avermi definito nel tempo e ad aver caratterizzato i miei lavori nelle città. Sono ideatore e direttore artistico del progetto “Vedo a Colori-Museo d’Arte Urbana” di Civitanova Marche e del festival di Arti Visive Tabula Rasa. Dal 2005 espongo costantemente i miei lavori in gallerie nazionali ed estere come “Digital is Human &#8211; Milano, “Italian Fusion-A Visual Art Show-Dublino “Banlieue”- Institut Français-Milano. Negli anni ho realizzato importanti progetti creativi con Ikea, Bruno Barbieri, Il Sole 24 Ore, Enel, Rag&amp;Bone NYC, EASports e molti altri. Numerose pubblicazioni come Abitare, Architecture Suisse, Graffiti Art Magazine, Stuart Magazine e molte altre hanno recensito diversi interventi realizzati in molte città.</p>
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<p>La progettazione di nuovi dispositivi d’arte per me è fondamentale, come importante è far dialogare arte e architettura nello spazio pubblico. Mi piace far interagire il più possibile l’opera alla struttura ospitante e cerco sempre di costruire un lavoro che sia fusione tra grafica, intesa come scelta cromatica e modulare di forme geometriche, e architettura. I miei interventi sono azioni sulle architetture, archigrafie che considero come “carichi concentrati” dove, attraverso essi, origino stati di sollecitazione ma non sulla struttura bensì sulla persona. Un muro o un playground dipinto è un segno grafico che può far parlare una forma architettonica o un ambiente che non comunica più, spesso sterile e senza slanci dinamici. Quando penso a un intervento di arte urbana mi concentro in quei comportamenti progettuali che l’architettura non analizza più, perdendo l’occasione di trasformare i volumi esistenti in momenti di comunicazione, in nuove esperienze visive. Le mie opere nascono da una cultura minimale in cui la forma rappresenta l’idea principale. Penso che il mio segno sul muro simbolizzi l’espressionismo astratto dove spesso sento di raggiungere un lavoro quasi perfetto.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="853" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-03-853x1024.jpg" alt="" class="wp-image-10801" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-03-853x1024.jpg 853w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-03-250x300.jpg 250w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-03-768x922.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-03.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 853px) 100vw, 853px" /><figcaption class="wp-element-caption">GOAL<br>Struttura G070 a cura di Comune di Sant’Elpidio a mare Sant’Elpidio a mare frazione di Castellano 2022<br>foto Giorgio Tortoni</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="600" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-04.jpg" alt="" class="wp-image-10802" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-04.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-04-300x180.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-04-768x461.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">SWEET<br>Struttura G048 a cura di Vedo a Colori-Museo d’arte Urbana, ISC Ugo Bassi Villanova d’Albenga 2020<br>foto Giulio Vesprini</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="600" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-05.jpg" alt="" class="wp-image-10803" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-05.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-05-300x180.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-05-768x461.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Goal<br>Struttura G070 a cura di Comune di Sant’Elpidio a mare Sant’Elpidio a mare frazione di Castellano 2022<br>foto Giorgio Tortoni</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="900" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-06.jpg" alt="" class="wp-image-10808" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-06.jpg 700w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-06-233x300.jpg 233w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Scribble<br>Struttura G047 a cura di Graphic Days, Toolbox Coworking Torino, 2019<br>foto Claudio Caradonna</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1520" height="1000" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-07.jpg" alt="" class="wp-image-10809" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-07.jpg 1520w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-07-300x197.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-07-1024x674.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/Giulio-Vesprini-07-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1520px) 100vw, 1520px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fragile<br>Cerchio G033 a cura di Le MUR de St Etienne St Etienne, 2017<br>foto Serena Ciucani</figcaption></figure>
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