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	<title>Mostre Archivi - MappeLAB</title>
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		<title>La meravigliosa storia delle &#8220;balette&#8221; di Jesi</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2026 15:40:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel XVI secolo la pallacorda era uno dei giochi più diffusi nelle corti europee, antenato diretto del tennis moderno. Le palline utilizzate, chiamate balette, erano oggetti artigianali, prodotti localmente con i materiali disponibili. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel XVI secolo la pallacorda era uno dei giochi più diffusi nelle corti europee, antenato diretto del tennis moderno. Le palline utilizzate, chiamate <em>balette</em>, erano oggetti artigianali, prodotti localmente con i materiali disponibili. Il rivestimento esterno era spesso realizzato cucendo insieme ritagli di cuoio avanzati dal lavoro dei calzolai, mentre l&#8217;interno poteva essere riempito con stracci, lana o crine. Nulla veniva buttato: gli scarti di bottega trovavano una nuova funzione, trasformandosi in strumenti di gioco per nobili e popolani. Il riciclo, in questo contesto, non era una scelta legata a idealità e cambiamenti climatici, ma una necessità economica e pratica, inserita naturalmente nella vita quotidiana. In realtà, il riutilizzo dei materiali accompagna la storia dell&#8217;uomo da secoli, soprattutto nei contesti in cui le risorse erano scarse e nulla poteva essere sprecato. Quando si parla di riciclo, spesso si pensa a una pratica tipicamente contemporanea, figlia della sensibilità ambientale e delle moderne politiche di sostenibilità: in realtà, il riutilizzo dei materiali accompagna la storia dell&#8217;uomo da secoli. Sono dunque molte le analogie tra le balette usate per la pallacorda, realizzate con scarti di cuoio, e i campi da tennis di oggi costruiti con componenti di riciclo di palline in gomma e feltro. Proprio come accadeva cinquecento anni fa, le palline da tennis trovano oggi una seconda vita. Nel Cinquecento le realizzavano i calzolai, oggi sono le aziende specializzate nel riciclo; allora si recuperava cuoio, oggi gomma e fibre sintetiche. Cambiano i materiali e le tecnologie, ma resta la stessa logica di fondo: trasformare uno scarto in una risorsa. Dalle botteghe ai moderni impianti sportivi, il filo che unisce cuoio, gomma e feltro è lo stesso: dare nuova vita a ciò che sembrava aver esaurito la propria funzione. Le balette di cuoio e i moderni campi realizzati con palline riciclate raccontano entrambi una storia di circolarità, in cui lo sport è competizione e spettacolo, ma anche ingegno e adattamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Club delle Balette</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le balette di Jesi, Urbino, e Mantova — antiche palline di cuoio utilizzate nel gioco della pallacorda tra Medioevo e Rinascimento — sono state a lungo reperti silenziosi, curiosità museali, citazioni erudite nei testi storici. Insieme a Gianni Clerici, con il suo sguardo capace di unire ironia, rigore e immaginazione, abbiamo lavorato alla trasformazione di questi semplici oggetti in testimoni materiali di una civiltà del gioco, antenate dirette del tennis moderno. Da quell&#8217;incontro è nato un impegno di studio e divulgazione, per la ricostruzione del valore storico e simbolico delle balette, con indagini e ricerche per definirne funzione, materiali, luoghi di ritrovamento e contesti sociali in cui venivano utilizzate. Impegno confluito in una ricerca archivistica a cura dello storico dell&#8217;arte Marco Droghini e inserita nel volume <em>Pallacorda e non solo</em>, in cui è raccontato il meraviglioso caso di Jesi, giunto anche nelle mani del Santo Padre Leone XIV, grande appassionato di tennis. Le balette sono così diventate una chiave di lettura per raccontare la diffusione della pallacorda nelle corti italiane, nei palazzi signorili, nei chiostri e negli spazi urbani del passato. Il lungo lavoro di ricerca comprende analisi teorica, relazioni attive tra studiosi, collezionisti, università, istituzioni culturali e appassionati di sport. Un networking che ha dato vita a una rete di dialogo tra discipline — storia, archeologia, artigianato, sport e comunicazione culturale — e tra territori. Nel 2019 è stato costituito il <strong>Club delle Balette</strong>, come desiderava Gianni Clerici che ne resterà Presidente ad Honorem, con la finalità di creare occasioni di socialità e valorizzazione in una dimensione collettiva e progettuale, attraverso mostre, incontri pubblici, conferenze e progetti di divulgazione.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full is-style-rounded"><img decoding="async" width="442" height="555" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/image00006.jpg" alt="" class="wp-image-15841" style="aspect-ratio:1;object-fit:cover" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/image00006.jpg 442w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/image00006-239x300.jpg 239w" sizes="(max-width: 442px) 100vw, 442px" /><figcaption class="wp-element-caption">Incontro con Papa Leone XIV,<br>appassionato giocatore di tennis</figcaption></figure>
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<h4 class="wp-block-heading"><strong>Ho scelto il tennis<br>Gianni Clerici, cantore della bellezza</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">È un documentario ideato e curato da Carla Saveri, regìa Francesco Zarzana, produzione Progettarte, 2026. Il documentario che ha visto il suo debutto nella prestigiosa cornice mondiale delle Olimpiadi Milano Cortina, è un viaggio in cui sport, cultura e identità si intrecciano, e trasformano il campo da gioco in un luogo dell’anima. Lo sguardo raffinato e visionario di Gianni Clerici rende il tennis un linguaggio universale, un gesto poetico, un racconto di eleganza e passione.<br>Le Marche e la Lombardia fanno da cornice al racconto: territori autentici, ricchi di storia, talento e stile di vita, capaci di ispirare e dialogare con il mondo; paesaggi, tradizioni e saperi si fondono in una narrazione che diventa patrimonio nazionale e internazionale. Un progetto che agisce anche come dispositivo per incontri, proiezioni, dialoghi, eventi sportivi e culturali capaci di trasformarsi in eventi turistici, dove il territorio si racconta attraverso lo sport, l’arte e il gusto. Un viaggio nel valore e nei valori, un ponte tra luoghi e generazioni, tra tempo e storia, testimonianza di eventi iconici come quello al Queen’s Club di Londra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L&#8217;incontro con Gianni Clerici nel 2014 è stato cruciale, per l&#8217;inizio di questo progetto. Gianni ci ha raccontato il tennis come fatto culturale e non solo agonistico e fatto comprendere le radici di questo sport che viene da lontano. Dietro la perfezione delle superfici moderne e delle attrezzature tecnologiche c&#8217;è una lunga storia fatta di cuoio, mani artigiane e materiali di recupero. Le balette non sono solo reperti del passato ma ponti capaci di raccontare come il gioco, la cultura e l&#8217;ingegno umano si intreccino da secoli intorno a una semplice palla. Simboli di continuità, memoria e circolarità: oggetti nati dal riuso degli scarti dei calzolai, oggi recuperati come patrimonio culturale condiviso&#8221;.</p>
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		<title>Molaroni il gesto fedele</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2026 13:46:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un'epopea, quella dell'impresa ceramica Molaroni, ancora viva a quasi 150 anni dall'apertura della fabbrica originaria, che ha creato un segno indelebile e determinante dell'identità ceramica di Pesaro storica e attuale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://mappelab.it/molaroni-il-gesto-fedele/">Molaroni il gesto fedele</a> proviene da <a href="https://mappelab.it">MappeLAB</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;epopea, quella dell&#8217;impresa ceramica Molaroni, ancora viva a quasi 150 anni dall&#8217;apertura della fabbrica originaria, che ha creato un segno indelebile e determinante dell&#8217;identità ceramica di Pesaro storica e attuale. Lo ha dimostrato dal 16 novembre 2025 al 10 gennaio 2026, la mostra <em>&#8220;Molaroni, il gesto fedele&#8221;</em> allestita nella rinnovata Casa Bucci — ex storica sede dell&#8217;atelier del ceramista Franco Bucci (1933-2002), figura di spicco che con Nanni Valentini (1932-1985) aprì alla modernità del design degli anni &#8217;60-70 la produzione della ceramica d&#8217;uso e alla sua diffusione nel mercato europeo ed extraeuropeo. Viviana Bucci, curatrice della mostra, ha messo in luce nella diversità di tempi, materiali, stili, varie connessioni con le due imprese ceramiche pesaresi. Il &#8220;Laboratorio Pesaro&#8221;, fondato nel 1961 da Franco Bucci con Nanni Valentini, Filippo Doppioni e Roberto Pieracini, aveva sede in una parte degli spazi della stessa manifattura Molaroni, in via Luca Della Robbia: questa fucina di giovani artigiani, artisti, sperimentatori vi rimase fino al 1996, testando in prime sperimentali cotture in forno a legna la produzione di oggetti realizzati in nuovi materiali ceramici come il grès e il refrattario, arricchendo di nuova linfa la storica ceramica pesarese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una connessione filosofico-produttiva tra le due manifatture è l&#8217;aver portato bellezza nelle case dei pesaresi mantenendo alta la qualità dell&#8217;artigianato ceramico introducendo nel mercato un prodotto che &#8220;parlasse&#8221; di cura, di tradizione e innovazione insieme. Un proposito che è stato ampiamente apprezzato, come dimostra la longevità delle due manifatture accomunate dalla &#8220;fama&#8221; di qualità e dall&#8217;appartenenza al territorio, che ora è stato raccolto dai giovani eredi delle due imprese.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>Una lunga storia</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1797 Vincenzo Rizzoli aprì l&#8217;attività nel porto di Pesaro. L&#8217;azienda fu poi rilevata nel 1880 da Vincenzo Molaroni che trasferì la fabbrica nel centro di Pesaro, dove ancora si trova. Appassionato di chimica e abile sia nell&#8217;arte pittorica, sia come imprenditore, in breve tempo Molaroni portò la manifattura allo stesso livello delle più prestigiose del tempo, ottenendo attestati e riconoscimenti di merito nelle principali esposizioni nazionali ed internazionali che continuarono anche nel secolo successivo. Coadiuvato da una stretta cerchia di valenti maestranze ed usando colori da sé stesso manipolati, Molaroni propose una ricca serie di decori storici quali l&#8217;Istoriato, le Grottesche, il modernissimo Liberty e motivi pittorici di sua invenzione come il caratteristico Raffaellesco blu.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal Novecento ad oggi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In tempi più vicini (1912), Francesco Molaroni rimise a punto la tecnica del &#8220;terzo fuoco&#8221;, ampliando la gamma delle decorazioni con i motivi della Rosa e della Margherita, tipici soggetti pesaresi del Settecento. Nel 1934 la conduzione dell&#8217;azienda passò alla moglie di Francesco, Adriana Ghiselli che aprì a nuove forme plastiche e al policromato, in un insieme di inediti motivi floreali. Dal 1952, ad Adriana fecero seguito le figlie Magda e Gabriella, abili pittrici ed aperte al modernismo che assunsero giovani seguaci del nuovo movimento artistico di Leon Lorenzo Loreti. Gabriella proseguì da sola l&#8217;attività fino al 1982, anno in cui la figlia, Marcella Molaroni, le successe continuando per quarant&#8217;anni, con passione e successo, la produzione storica introducendo nuove forme e decori. Nel 2018 l&#8217;azienda passò nelle mani dei figli Gianlorenzo e Pierleone.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/PEL_4256-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15769" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/PEL_4256-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/PEL_4256-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/PEL_4256-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/PEL_4256.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La produzione attuale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La manifattura Ceramiche Artistiche Molaroni, dal 1880 produce maioliche di arredamento interamente realizzate a mano, ancora nella sede storica di Pesaro. L&#8217;eleganza delle forme e la raffinatezza dei decori esclusivi sono rimaste intatte durante tutta la storia ultra centenaria dell&#8217;azienda, una delle manifatture ceramiche più antiche del panorama internazionale. I capolavori, interamente dipinti a mano da grandi artisti, rendono unica la produzione ancora attuale di vasi, anfore, centrotavola, piatti, lampade, portagioie, e oggetti da studio.</p>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="656" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Ruggeri16_interno-villino-1024x656.jpg" alt="" class="wp-image-15767" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Ruggeri16_interno-villino-1024x656.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Ruggeri16_interno-villino-300x192.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Ruggeri16_interno-villino-768x492.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Ruggeri16_interno-villino.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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		<title>Italia in movimento. Autostrade e futuro</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2026 12:33:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Mappe N°24]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mostra Italia in movimento. Autostrade e futuro, voluta da ASPI autostrade per l'Italia per celebrare i cento anni dalla costruzione della prima autostrada italiana, è stata curata da Pippo Ciorra e Angela Parente per il MAXXI di Roma. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">La mostra <em>Italia in movimento. Autostrade e futuro</em>, voluta da ASPI autostrade per l&#8217;Italia per celebrare i cento anni dalla costruzione della prima autostrada italiana, è stata curata da Pippo Ciorra e Angela Parente per il MAXXI di Roma. Attraverso progetti d&#8217;archivio, fotografie d&#8217;autore, mappe in evoluzione e immagini iconiche, la mostra accompagna il visitatore lungo un itinerario spazio-temporale, fatto non solo della storia della rete ma anche dei suoi luoghi, delle sue comunità e dei suoi temi ricorrenti. Le quattro sezioni della mostra celebrano infatti il ruolo dell&#8217;autostrada come protagonista nella costruzione del paesaggio, delle vite quotidiane e della narrazione collettiva: un invito a riscoprire l&#8217;Italia come l&#8217;hanno vissuta milioni di viaggiatori, nel corso delle varie epoche. E lanciare uno sguardo al futuro.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Autostrade-allestimento_-23-di-42-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15687" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Autostrade-allestimento_-23-di-42-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Autostrade-allestimento_-23-di-42-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Autostrade-allestimento_-23-di-42-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Autostrade-allestimento_-23-di-42.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Autostrade-allestimento_-27-di-42-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15689" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Autostrade-allestimento_-27-di-42-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Autostrade-allestimento_-27-di-42-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Autostrade-allestimento_-27-di-42-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/Autostrade-allestimento_-27-di-42.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il progetto di allestimento — PLA/studio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto di allestimento si basa su un concept chiaro e immediato: ragionare sul rapporto tra display e contenuto cercando di potenziare il racconto della mostra attraverso un&#8217;esperienza spaziale vicina a quella del viaggio in autostrada. La galleria 3 del museo, un continuum fluido basato su una crescita progressiva del piano di calpestio, si articola lungo un percorso tra spazi differenziati e dai forti contrasti luminosi, prima ampi e luminosi e poi stretti e in ombra. L&#8217;allestimento cerca di dialogare con le qualità architettoniche della galleria manipolando alcuni elementi propri del paesaggio autostradale per farne dispositivi allestitivi. In questo senso, l&#8217;allestimento asseconda l&#8217;articolazione dello spazio ospite potenziandone il valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dispositivi di allestimento ribadiscono la progressione a salire scandendo il racconto di mostra articolato in sezioni (Rete, Viaggio, Paesaggio) sulla sequenza dei tre gradoni. La sezione Tecnologia e Futuro si colloca invece nel braccio vetrato, dopo le pieghe della rampa, in un contesto spaziale fatto di passaggi stretti, soffitti ribassati, alternanza di luce e ombra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei tre gradoni della sala, l&#8217;allestimento garantisce l&#8217;ostensione di materiali differenziati (mappe e diagrammi, modelli e disegni di progetto, brochure, libri e documenti, foto e video) articolandosi attraverso un sistema multiplo. È la combinazione di più dispositivi espositivi, declinazioni di un solo elemento strutturale, un semplice telaio fatto di tubolari metallici. La sequenza orizzontale dei parapetti è usata come sistema di ancoraggio di display continui di &#8220;attraversamento&#8221;: se dal lato basso del gradone, il telaio metallico sospende la parete allestitiva sulla fascia di vetro che permette di traguardare il piazzale di ingresso, dall&#8217;altro lato realizza un piano espositivo tamponato con lamiere microforate e pannelli in legno laccato, semplicemente appoggiati. In verticale, i telai modulari permettono di avere frammenti di superfici espositive su supporti esili per garantire continuità visiva. Pannelli in legno sospesi attraverso semplici ancoraggi si alternano a teche in vetro inserite in piani di lamiera microforata: materie diverse si stratificano insieme ai messaggi garantendo profondità di comunicazione e possibilità di prospettive lunghe, per piani progressivi e tagli diagonali. Le basi per i modelli si adattano agli oggetti da mostrare piegando la geometria esatta del telaio alla forma del frammento. Queste strutture si dispongono liberamente, a volte condizionando, a volte solamente occupando, i vuoti dell&#8217;arcipelago dei piani e delle pareti espositive. Il modello dell&#8217;autostrada A1 si distende in una teoria di frammenti che sembrano solamente accostati, mentre i telai wireframe su cui poggiano i modelli di architettura rendono astratto il volume puro del supporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso laterale che distribuisce gli ingressi ai vari livelli diventa invece una galleria sospesa sul visitatore. Ospita, come in una quadreria, una &#8220;collezione autonoma&#8221; di foto d&#8217;epoca dei cantieri autostradali e di collage di foto zenitali che dimostrano come la costruzione delle autostrade abbia condizionato la crescita di città e la trasformazione di territori. Nella coda della sala, l&#8217;installazione degli scatti della committenza fotografica sono disposti come frammenti di paesaggio sospesi sopra il percorso che scende all&#8217;interno del braccio vetrato. Le foto di Iwan Baan raccontano il paesaggio dell&#8217;autostrada dal cielo, proponendone una visione non consueta. L&#8217;allestimento consolida il valore perturbante di questa esperienza proponendo salti di scala, punti di vista ad altezze diverse e livelli multipli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Autonoma, ma contigua nel percorso, la sezione Tecnologia e Futuro segue le stesse logiche generali nel disegno dei dispositivi, ma si adatta alle condizioni spaziali del braccio vetrato. Organizzando i materiali in una sorta di piano sequenza, l&#8217;allestimento dispone lungo un percorso lineare prima le innovazioni tecnologiche per il controllo e la sicurezza della rete (i nuovi dispositivi ASPI), poi le proposte per le architetture di servizio lungo le autostrade (i progetti di RPBW) e le visioni oniriche di paesaggi immaginifici (le illustrazioni di Emiliano Ponzi).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lungo il percorso espositivo, non impostato su un&#8217;unica direzione, alcuni elementi puntuali di comunicazione offrono punteggiature cromatiche e sottolineature formali che, come pietre miliari, permettono di misurare, orientare e chiarire il racconto. Trovano spazio anche &#8220;eccezioni&#8221;, segnalate da elementi autonomi, che impongono alcune pause nella lettura dei materiali. Sono video storici dell&#8217;Istituto Luce, brani di film d&#8217;autore, che si offrono come elementi mobili di individuazione di specifici temi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con pochi gesti, attraverso la combinazione tra leggerezza dei supporti e presenza fisica degli elementi espositivi, tra continuità del bianco e puntualizzazioni cromatiche, tra astrazione del segno e trama dei materiali, l&#8217;allestimento re-agisce alla fluidità degli spazi del Museo, cercando di restituire per frammenti la complessità del tema. Senza stabilire gerarchie o categorie scalari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella versione &#8220;off&#8221; della mostra, per il Meeting di Rimini, l&#8217;allestimento deve confrontarsi con uno spazio profondamente diverso dalla sala di un museo: un padiglione fieristico è un vuoto, enorme per dimensioni, per qualità spaziali e controllo ambientale. E non solo. È necessario confrontarsi anche con altri allestimenti adiacenti, tutti lontani per finalità espositive e configurazione formale. Non proprio costruiti con lo scopo di raccogliere i materiali di una mostra di architettura. È necessario, quindi, ritagliare uno spazio senza isolarlo, chiuderlo senza nasconderlo. Per questo motivo l&#8217;allestimento costruisce un padiglione volumetricamente riconoscibile, una scatola aperta all&#8217;interno di un grandissimo contenitore. Usando i materiali propri di un allestimento fieristico (i pannelli modulari in tamburato poi rivestiti di tessuto stampato), il progetto di allestimento configura lo spazio di una sala espositiva caratterizzata da pareti discontinue. Un sistema di cantinelle di legno realizza il telaio wireframe che ricostruisce il volume e realizza il diaframma che segna l&#8217;ingresso e definisce la lounge, sullo sfondo di uno degli scatti più iconici di Baan. A differenza dell&#8217;allestimento al MAXXI, le fotografie cercano di costruire una relazione con il modello dell&#8217;A1. La sequenza è organizzata da Nord a Sud, cercando di costruire una corrispondenza con il tracciato autostradale. Senza perdere salti di scala e prospettive multiple tra i frammenti di paesaggio. Un allestimento unitario, dove i frammenti di parete hanno massa tale da consentire all&#8217;apparato grafico di assumere il valore tattile e immaginifico di un tatuaggio. Dove il ricorso al telaio diventa strumento per dare valore volumetrico al padiglione e garantirne la riconoscibilità nel contesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella terza versione della mostra, alla Triennale di Milano, l&#8217;allestimento deve fare di nuovo i conti con uno spazio museale. Ma di dimensioni notevolmente inferiori e con caratteristiche sensibilmente diverse rispetto alla sala del MAXXI: il soffitto a shed, le finestre in sequenza, lo spazio regolare e tutt&#8217;altro che fluido. L&#8217;allestimento combina le soluzioni studiate per le altre due: strutture a telaio e pannelli di grandi dimensioni che costruiscono i supporti per le grandi stampe su telo. Da una parte il ritorno alla dimensione più spiccatamente museale e dall&#8217;altra il ricorso alla forza comunicativa amplificata dalle grandi superfici. La necessità di avere una quantità di superficie espositiva maggiore di quanto i telai ne possano garantire rende necessario coinvolgere le pareti dello spazio ospite, ibridando le due soluzioni proposte nelle mostre precedenti. L&#8217;impostazione per setti sfalsati, in sequenza lineare, consente comunque di avere prospettive diagonali e spazi inattesi. Viste profonde lungo tutta la sala, anche grazie ai vuoti lasciati tra i telai metallici. Le sezioni di mostra sono contigue e connesse, ma articolate in modo che la lettura, lungo un percorso non univocamente determinato, in spazi senza soluzione di continuità, sia comunque chiara, anche grazie al contributo di immediatezza del progetto grafico.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Il progetto grafico — Cinzia D&#8217;Emidio</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;identità visiva della mostra si fonda su un concept forte e riconoscibile: i grandi nodi autostradali diventano lettere, le lettere si trasformano in strade. A partire da questa suggestione, il linguaggio grafico combina tipografia e campiture cromatiche attraverso forme che evocano svincoli, raccordi e arterie autostradali. Il sistema tipografico si articola su due famiglie di caratteri: <em>Obviously</em>, prodotto da OH no Type, carattere sans serif ispirato ai cartelli pubblicitari e adatto per l&#8217;uso in grandi dimensioni, è utilizzato in versione Black per il titolo della mostra e Condensed Medium per titoli delle sezioni e nomi degli architetti; <em>Maison Neue</em>, carattere istituzionale del Museo usato nei pesi Book e Italic per garantire leggibilità ai testi. La palette cromatica lavora con il percorso narrativo nelle sezioni attraverso quattro colori identitari che richiamano la segnaletica autostradale: arancione per RETE, giallo per VIAGGIO, verde per PAESAGGIO, blu per TECNOLOGIA E FUTURO. Questa scelta rafforza l&#8217;identità di ogni sezione e facilita l&#8217;orientamento definendo la gerarchia visiva dei contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mostra allestita in Galleria 3 al MAXXI si sviluppa in dialogo con lo spazio espositivo, attraverso pannelli grafici che supportano la lettura dei contenuti. Ogni terrazza della galleria corrisponde a una sezione e a una cromia. Lettere maiuscole, frecce direzionali e campiture grafiche ispirate alla segnaletica stradale guidano il visitatore lungo il percorso. I prospetti lasciano respiro ai contenuti mostrando un lavoro per architetto. La grafica, precisa e leggera, accompagna il racconto senza imporsi sullo spazio garantendo un&#8217;esperienza chiara ed efficace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella versione di Rimini, l&#8217;allestimento si adatta a dimensioni più contenute costruendo un padiglione che offre un&#8217;esperienza immersiva. La forza comunicativa del progetto grafico si amplifica: la stampa diretta su tela conferisce alle pareti una diversa matericità, più morbida e tattile, pur preservando l&#8217;efficacia del sistema visivo. Il linguaggio rimane coerente — carattere tipografico, sagome e colori — ma è calibrato per spazi più raccolti, garantendo leggibilità e impatto visivo anche in formato ridotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla Triennale di Milano è stata esposta una terza versione della mostra che si configura come ibrido tra la prima a Roma e la seconda a Rimini: la grafica è stampata direttamente sui teli che ricoprono pannelli in nobilitato, posizionati a 50 cm da terra su telai metallici. Le grandi campiture aumentano la loro forza nelle prospettive allestitive, pur mantenendo eleganza. Un arcipelago di segni in dialogo con i testi e gli accenti cromatici costruisce un paesaggio grafico che ribadisce il sistema espositivo. L&#8217;identità della mostra, scalabile e adattabile, mantiene riconoscibilità e coerenza in contesti espositivi differenti.</p>
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		<title>Stadi. Architettura e mito</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2026 12:23:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Mappe N°24]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Imponenti macchine urbane in grado di caratterizzare interi quartieri delle nostre città, teatro di eventi epocali, espressioni di grandi passioni individuali e collettive, oggetti identitari per la comunità e spesso anche progetti autoriali significativi, a lungo gli stadi sono state opere piuttosto trascurate dalla storia e dalla critica dell'architettura.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/STADI-ARCHITETTURA-E-MITO-12-1920-760x1024.jpg" alt="" class="wp-image-15670" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/STADI-ARCHITETTURA-E-MITO-12-1920-760x1024.jpg 760w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/STADI-ARCHITETTURA-E-MITO-12-1920-223x300.jpg 223w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/STADI-ARCHITETTURA-E-MITO-12-1920-768x1035.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/STADI-ARCHITETTURA-E-MITO-12-1920.jpg 1113w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph">Imponenti macchine urbane in grado di caratterizzare interi quartieri delle nostre città, teatro di eventi epocali, espressioni di grandi passioni individuali e collettive, oggetti identitari per la comunità e spesso anche progetti autoriali significativi, a lungo gli stadi sono state opere piuttosto trascurate dalla storia e dalla critica dell&#8217;architettura. Occuparsi oggi di questi luoghi, delle loro costanti trasformazioni fisiche, della loro fruizione e percezione nella società significa inevitabilmente occuparsi di città e di rigenerazione urbana, di antropologia sociale, di questioni politiche ed economiche e anche di espressioni artistiche e culturali. La mostra ha ripercorso i momenti storici più importanti della trasformazione degli stadi di tutto il mondo, dagli antesignani storici dell&#8217;antichità greco-romana a quelli che, dopo un &#8216;vuoto&#8217; temporale di quasi quindici secoli, si sviluppano a partire dalla fine dell&#8217;Ottocento, fino ad arrivare all&#8217;oggi. Parallelamente si sono ripercorsi momenti chiave, capaci di modificare il modo di progettare e vivere questi spazi come ad esempio la prima radiocronaca nel 1928, il concerto dei Beatles del 1965 al Shea Stadium di New York, gli incidenti di Hillsborough e dell&#8217;Heysel che hanno spinto ad una profonda trasformazione degli impianti. Un tema centrale è quello della relazione con gli spettatori. La mostra ha analizzato i cambiamenti del pubblico, esplorato le emozioni e i rituali dell&#8217;esperienza dello stadio nel corso del tempo. È emersa con chiarezza una forte dimensione socio-antropologica, capace di lasciare tracce nella letteratura, nella poesia, nel cinema, nel fumetto, nella fotografia e nell&#8217;arte. All&#8217;interno di questa narrazione un approfondimento specifico è stato dedicato agli stadi italiani anche alla luce dell&#8217;acceso dibattito pubblico attuale, raccontati in mostra anche dai progetti fotografici realizzati ad hoc da Stefano Graziani e Filippo Romano. La mostra al museo MAXXI ha voluto dunque restituire per la prima volta in Italia in modo compiuto e sistemico il ruolo che lo stadio svolge nell&#8217;immaginario contemporaneo. Per dirla con le parole dell&#8217;antropologo Marc Augé lo stadio è <em>&#8220;un luogo di senso, di controsenso e di non-senso, un simbolo di speranza, di errore o di orrore&#8221;</em>.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0047-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15669" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0047-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0047-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0047-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0047.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il progetto grafico — Studio Fionda</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;identità visiva della mostra nasce da una soluzione tipografica che trasforma i cinque caratteri bastoni del titolo in elementi piegati e resi in assonometria, richiamando sedute e spalti degli stadi. La loro moltiplicazione in cromie diverse evoca la dimensione corale e la moltitudine proprie di queste architetture pubbliche. Il tema dei gradini diventa così la matrice non solo del sistema espositivo ma anche di quello informativo: lunghe strisce verticali organizzano i livelli didascalici, mentre la tipografia scorre senza adattarsi alle variazioni dello &#8220;scalino&#8221;, rafforzando l&#8217;idea di continuità. Una palette di cinque colori guida e distingue i contenuti lungo il percorso, sui tavoli e sulle superfici verticali. Le infografiche trasformano infine i segni dei gradoni in unità quantitative, temporali e diagrammatiche, traducendo dati complessi in un repertorio visivo coerente che completa modelli, disegni, opere e fotografie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0028-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15674" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0028-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0028-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0028-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0028.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0001-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15675" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0001-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0001-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0001-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2026/05/MAXXIR_Stadi_LaForgia_JPG_HIGHRES_0001.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>Il progetto di allestimento — Lorenzo Bini, BINOCLE</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni mostra di architettura è una rappresentazione (e quindi una riduzione) della realtà. Gli edifici vanno infatti abitati, percorsi e attraversati, e solo così possono essere realmente compresi e vissuti, mentre la loro rappresentazione (grafica, fotografica o miniaturizzata) non riesce mai a competere con l&#8217;esperienza della realtà. Per questo abbiamo deciso, nel nostro allestimento, di ribaltare la relazione tra spettatore e spettacolo invitando i visitatori a trasformarsi in atleti e organizzando i contenuti della mostra su metaforiche tribune. Attraverso questa inversione di prospettiva e grazie ad alcuni accorgimenti scenici attentamente studiati — tra cui due video installazioni, una di Douglas Gordon e Philippe Parreno, l&#8217;altra di Yuri Ancarani — i fruitori della mostra si ritrovano a percorrere un immaginario campo da gioco, circondati da spalti gremiti di contenuti e informazioni che sembrano guardare, oltre che essere guardati.</p>
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		<title>La bellezza che cura</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 09:04:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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<p class="text-white wp-block-paragraph">Quella di Giancarlo Mazzanti, firma dell’architettura di fama mondiale e uno dei progettisti colombiani più noti, è un’interessantissima storia di successo internazionale di un architetto che, attraverso la sua opera, è stato capace di testimoniare il ruolo del progetto, del suo valore sociale sulla quotidianità e sulla vita delle persone. Una storia che, attraverso le iniziative promosse a Jesi, si è voluta raccontare ai cittadini, ai professionisti e agli studenti della città nella quale ha avuto origine la sua famiglia, con la partecipazione dell’architetto e coinvolgendo gli attori locali della città, stimolandoli a conoscere la loro realtà e a prendersene cura.</p>



<p class="text-white wp-block-paragraph">La Famiglia di Mazzanti, nella figura del nonno paterno, si stabilì in Colombia agli inizi del Novecento su incarico del governo italiano. Qui, Giancarlo Mazzanti studia architettura, per poi proseguire gli studi a Firenze. Tornato in Colombia, fonda il suo studio professionale, El Equipo Mazzanti, che nel tempo vedrà l’apertura di sedi, oltre Bogotà, anche a Medellin e Madrid. Lo studio ha all’attivo importantissime realizzazioni di carattere pubblico e sociale, che hanno trasformato l’immagine di quartieri e aree urbane in diverse città colombiane. La sua opera, attenta al valore sociale del progetto, considera l’architettura un mezzo per favorire la nascita e crescita di comunità realizzando edifici capaci di identificazione e riconoscibilità dei cittadini nelle molteplici aree in cui opera, spesso marginali e complesse.</p>



<p class="text-white wp-block-paragraph">L’Università Politecnica delle Marche, con il suo Corso di Laurea in Ingegneria Edile Architettura ed il Comune di Jesi, con i suoi assessorati all’Urbanistica e alla Cultura in sinergia con il MAXXI – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, sono stati i promotori dell’evento “La Bellezza che cura”, dedicato all’architetto colombiano.</p>



<p class="text-white wp-block-paragraph">Parlare di “Bellezza che cura” significa rendere esplicita e trasformare in spazialità empatiche e comprensibili la dimensione poetica del progetto di architettura. La forma dello spazio può esaltare il suo cuore poetico se sarà capace di confrontarsi con la sua reale risposta alle esigenze del luogo, con la sua capacità di ‘curare’ e di trasformare le difficoltà in opportunità. Il titolo esprime l’obiettivo di rendere visibile e tangibile la dimensione di “cura” attraverso l’iniziativa progettata in collaborazione con Mazzanti e sviluppata con le scuole superiori della città.</p>
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<p class="text-white wp-block-paragraph">L’idea condivisa è stata quella di immaginare con gli studenti, attraverso un percorso di co-progettazione, il futuro di alcune aree strategiche della città, a partire dai luoghi legati all’ex ospedale Fatebenefratelli nella cui Farmacia storica, è conservata una straordinaria collezione di vasi in ceramica per la conservazione di erbe e piante officinali. Questo straordinario patrimonio ha contribuito a declinare il concetto divenuto poi slogan dell’iniziativa proprio a partire dall’uso delle varie piante come strumento curativo non solo per il fisico ma anche per lo spazio. Il verde e la natura possono diventare, dunque, un dispositivo progettante capace di contribuire ad attivare processi di rigenerazione di spazi e aree in disuso, stimolando la cura dell’ambiente da parte dei cittadini che riconoscono i luoghi che li circonda come parte fondamentale della propria identità.</p>



<p class="text-white wp-block-paragraph">L’attività ha previsto, come evento inaugurale, una conferenza aperta alla cittadinanza e agli addetti ai lavori avvenuta il 9 novembre a Jesi presso il Teatro Pergolesi. Alla conferenza è stata affiancata una esposizione che si è conclusa il 18 Febbraio, estensiva ed interattiva, con progetti, installazioni video e plastici tridimensionali delle opere dello studio ospitata negli spazi espositivi di Palazzo Pianetti. La mostra è stata progettata dallo studio El Equipo Mazzanti con il gruppo di ricerca Hub for Heritage and Habitat del dipartimento di eccellenza DICEA dell’Università Politecnica delle Marche, che ha anche realizzato tutti i plastici dei progetti nel suo nuovo laboratorio di prototipazione digitale Fab-Hub. Per essere incisivi con i giovani studenti nel disseminare il significato del concept “La Bellezza che cura” si sono realizzate una serie di attività laboratoriali presso le scuole secondarie di secondo grado della città di Jesi, coinvolgendo i ragazzi nell’immaginare la loro città nel futuro, giocando insieme all’architetto utilizzando i suoi ludici dispositivi progettuali. La serie di eventi si è conclusa il 14 Novembre con una conferenza-dialogo con alcuni progettisti della recente scena italiana presso il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma, dove l’architetto Mazzanti ha illustrato con immagini e narrazioni sul suo lavoro rispondendo alle sollecitazioni proposte dai giovani architetti invitati dalla curatrice dell’evento per il MAXXI, arch. Lorenza Baroncelli. Nelle pagine che seguono si documentano, attraverso una galleria di immagini, gli eventi dell’iniziativa e il progetto allestitivo dell’esposizione.</p>
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		<title>Casa Montessori Chiaravalle</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2021 16:11:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La casa natale di Maria Montessori, una protagonista assoluta del ’900.Preveggenze, diritti, internazionalità della vita e del pensiero.Il Metodo come frontiera dell’educazione cosmica. Chiaravalle, 11 dicembre 2021 Sarà lei ad accogliere ogni ospite &#8211; sguardo frontale nell’immagine in bianco e nero che sigilla l’icona, nulla se non lei, nessuno sfondo nessuna distrazione. Nella sua casa [&#8230;]</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La casa natale di Maria Montessori, una protagonista assoluta del ’900.<br>Preveggenze, diritti, internazionalità della vita e del pensiero.<br>Il Metodo come frontiera dell’<em>educazione cosmica</em>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiaravalle, 11 dicembre 2021</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Sarà lei ad accogliere ogni ospite<meta charset="utf-8"> &#8211; sguardo frontale nell’immagine in bianco e nero che sigilla l’icona, nulla se non lei, nessuno sfondo nessuna distrazione. Nella sua casa la caratterizzazione domestica dello spazio cita le antiche partizioni e le mattonelle in graniglia accanto a schermi e reperti, mappe e infografiche; attorno il rosa della sua torre, la struttura modulare che appartiene agli oggetti <em>mentali</em> <em>ultraeducativi,l</em>e <em>astrazioni materializzate</em>, a fondamento dell’esperienza e della conoscenza che compare come installazione. Per Maria Montessori è un altro ritorno a casa, l’ennesimo, dopo quello del 1950 che l’aveva celebrata con ogni onore al culmine di una vita straordinaria. Per lei si accendono le luci e si aprono le porte a 150 anni di distanza<meta charset="utf-8"> &#8211; più qualche mese in ossequio ai limiti e alle complessità imposte da una pandemia planetaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La città, il territorio, e il network locale nazionale e internazionale che si è costituito in suo nome sono pronti ad inaugurare <strong>Casa Montessori Chiaravalle</strong>, in piazza Mazzini 10: la casa di allora con dentro la casa aumentata da un programma culturale e da un sistema di rappresentazione visiva ed espositiva che celebra la donna e con lei il Metodo per l’<em>educazione come libera espansione dell’individualità</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quel piccolo appartamento il 31 agosto 1870 nasce Maria Tecla Artemisia Montessori, figlia unica di&nbsp; Alessandro Montessori, un ispettore della locale Manifattura Tabacchi, e di Renilde Stoppani, marchigiana di Monte San Vito, esponente di una famiglia&nbsp;di piccoli proprietari terrieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al primo piano di un palazzo abitato e vitale<meta charset="utf-8"> &#8211; intorno negozi, luoghi di socialità e istituzioni culturali<meta charset="utf-8"> &#8211; quattro finestre e cinque stanze chiamate per nome, dialogano con lo spazio pubblico, e diventano una casa museo. La Stanza della Mappa, la Stanza del Metodo, la Stanza 3.0 &#8211; storage multimediale e lab di fruizione e produzione culturale<meta charset="utf-8"> &#8211; la Stanza di Lettura e la Stanza Verde aperta al cielo, con i bulbi dei suoi tulipani come ideale raccordo tra la terra natia e l’Olanda, terra di adozione. In esposizione pochi cimeli molto simbolici concessi dai discendenti<meta charset="utf-8"> &#8211; un sari regalato da uno studente indiano a Londra, l’housecoat che ha accompagnato tante delle sue giornate<meta charset="utf-8"> &#8211; qualche reperto di grande empatia con la famiglia originaria<meta charset="utf-8"> &#8211; il ricordo stampato per la morte di Renilde &#8211; prime edizioni di pubblicazioni essenziali; e l’immagine della leggendaria aula dalle pareti di vetro, la <em>demonstration classroom</em> esposta alla Panama &#8211; Pacific International Exposition di San Francisco nel 1915, un vero spettacolo dell’educazione. Non potevano mancare le 1000 lire, stampate in due miliardi settecentoquindicimilioni ottocentocinquantamila pezzi in 8 emissioni dal 1990 al 1998 presso l’Officina della Banca d’Italia di Roma. Dopo Giuseppe Verdi e Marco Polo, Maria Montessori sarà l’unica donna nella storia della Repubblica Italiana a cui sia stata dedicata una banconota come supremo riconoscimento all’ingegno e all’influenza esercitata sul suo tempo. Tutto intorno immagini, testi e video che dispiegano una vita di vite, viaggi, studi, relazioni, incontri; un’esistenza iniziata alla luce delle candele e conclusa alla vigilia della conquista dello spazio; in mezzo l’ascesa e la caduta dei totalitarismi, l’avvento della civiltà dei consumi, due guerre mondiali, le conquiste di civilizzazione del ’900, l’avvento della psicanalisi e la teoria della relatività.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Casa Montessori Chiaravalle</strong> – la casa, il luogo, il logo – è al centro della comunità reale e dentro la comunità digitale, visitabile da remoto, col sito bilingue italiano/inglese <a href="http://www.casamontessorichiaravalle.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.casamontessorichiaravalle.it</a>. Il concept del progetto di riqualificazione a cura di <strong>Cristiana Colli</strong> è intervenuto sulla casa natale e sull’edificio – aree condominiali e accessibilità piena con l’abbattimento delle barriere architettoniche – e ha visto la partecipazione di una ricca e articolata infrastruttura di relazioni pubblica e privata, istituzionale, locale, nazionale e internazionale che nel suo nome ha riconosciuto il senso di una profonda appartenenza. Il Comune di Chiaravalle ha promosso e guidato il processo in collaborazione con la Fondazione Chiaravalle Montessori, l’Opera Nazionale Montessori e l’Association Montessori Internationale, con Carolina Montessori &#8211; pronipote di Maria e archivista dell’AMI &#8211; in qualità di presidente onoraria del comitato scientifico e progettuale. Un progetto a cui la Regione Marche ha dato fin dall’inizio un fondamentale e insostituibile sostegno; e al quale hanno contribuito anche la Fondazione Cariverona, la Banca d’Italia.Il progetto di restauro e l’allestimento sono a cura di <strong>PLA/STUDIO</strong> – Emanuele Marcotullio, Giacomo Barchiesi, Andrea Antognozzi, Mattia Rebichini; l’identità visiva è concepita e realizzata da <strong>CH RO MO</strong> – Chris Rocchegiani e Roberto Montani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata di apertura, alla presenza di <strong>Carolina Montessori,</strong> prevede alle 16.30 un talk inaugurale presso il Teatro Comunale Valle con l’Amministrazione Comunale, i partner istituzionali e scientifici e i curatori del progetto; alle 18.30 un video mapping celebrativo sulla facciata di Casa Montessori Chiaravalle, che a seguire sarà inaugurata dalle autorità e aperta alla prima di quelle visite guidate e gratuite che sarà possibile effettuare fino al 6 gennaio 2022 (previa prenotazione al sito <a href="http://www.casamontessorichiaravalle.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.casamontessorichiaravalle.it</a>). La serata inaugurale si chiuderà in (letterale) bellezza con <em>Fraternità solare</em>, rito sonoro di e con Mariangela Gualtieri, straordinaria autrice e attrice dalla sensibilità estremamente vicina all’universo montessoriano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A pochi giorni dall’apertura ufficiale<strong> Casa Montessori Chiaravalle</strong> ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="700" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/damiano-costantini.jpg" alt="" class="wp-image-3036" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/damiano-costantini.jpg 600w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/damiano-costantini-257x300.jpg 257w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph">Per il sindaco di Chiaravalle <strong>Damiano Costantini</strong> “<em>il percorso delle celebrazioni del 150° anniversario della nascita di Maria Montessori, che ha portato alla riqualificazione della sua casa natale, potrebbe essere sintetizzato con un semplice slogan: ritorno a casa. La necessità di restituire centralità alla figura di Maria Montessori, delineando un nuovo modello di crescita per i bambini ispirato ai valori del pensiero montessoriano e configurando una città in cui si senta forte la concezione del rispetto per l’infanzia, della libertà, dell’uguaglianza, della fratellanza, dell’emancipazione, della tolleranza e della pace</em>”.</p>
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<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph">L’assessore <strong>Francesco Favi</strong> aggiunge: “<em>L’innovativo progetto di riqualificazione di Casa Montessori Chiaravalle, con la sua densa rete di collaborazioni, ha l’ambizione di fare di Chiaravalle un avamposto di quel mondo a misura di bambino immaginato da Maria Montessori. Ci piace pensare a lei come ad una pioniera delle scienze umane, anzi di quello che potremmo definire un nuovo umanesimo: una visione che, a partire dalle prodigiose capacità autoeducative del bambino, può orientare in senso armonico il progresso dell’umanità</em>”.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="700" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/francesco-favi.jpg" alt="" class="wp-image-3037" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/francesco-favi.jpg 600w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/francesco-favi-257x300.jpg 257w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="700" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/cristina-colli.jpg" alt="" class="wp-image-3038" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/cristina-colli.jpg 600w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/cristina-colli-257x300.jpg 257w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph">“<em>Casa di connessioni e orizzonti di straordinaria modernità rispetto alle interrogazioni legate ai diritti, all’emancipazione, alla coabitazione tra le culture, alla centralità della scienza come valore di progresso </em>– dice <strong>Cristiana Colli</strong>, curatrice del progetto di riqualificazione e dell’impianto culturale della Casa. <em>È un piccolo luogo di interazioni continue, un ipertesto con visioni linguaggi e poetiche che si incrociano, trattenuto da mura perimetrali di identità definita – da un lato la vita appoggiata su una mappa scalabile e incrementale con la dimensione privata e anche planetaria delle influenze e relazioni; dall’altra il suo pensiero nelle “astrazioni materializzate” con l’installazione degli oggetti del Metodo come dispositivo dell’educazione. È una Casa aperta e in divenire, una casa in cammino fatta di respiro etico, empatia e ragionamento, il miglior modo, credo, di onorare Maria Montessori”.</em>&nbsp;</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Allegati</strong></h2>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Biografia</strong></h3>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">La vita di Maria Montessori si dispiega nel passaggio dei mondi e degli orizzonti – nasce alla luce delle candele e muore alla vigilia della conquista spaziale. È tra le prime donne italiane a laurearsi in Medicina; madre sola di Mario Montesano Montessori; scienziata capace di estendere a tutto l’universo infantile le scoperte fatte con i bambini disabili; donna impegnata per l’emancipazione femminile, la parità salariale, l’affermazione dei diritti e il suffragio universale; libera pensatrice che ha rivendicato l’autonomia della conoscenza e dell’educazione rispetto a ogni forma di ideologia e totalitarismo. Piena di energia, passione e curiosità, si è prodigata per la conoscenza e l’inclusione, ha viaggiato con ogni mezzo in tutto il mondo, ha costruito ponti e relazioni tra Occidente e Oriente, assorbito e fuso influenze culturali, fino a concepire il programma di una “educazione cosmica” in grado di orientare la crescita del bambino e il progresso dell’umanità. Maria Montessori è stata una protagonista assoluta dello scenario pedagogico, scientifico e filosofico del Novecento e di sempre. Le scelte esistenziali, lo sguardo multiculturale, i legami con la letteratura scientifica e gli ambienti internazionali – con speciale attenzione agli esperimenti rieducativi di Jean Marc Gaspard Itard e al lavoro di Édouard Séguin – sono all’origine del suo Metodo per la <em>libera espansione dell’individualità</em>, un modello educativo riconosciuto e applicato da oltre un secolo ovunque nel mondo e in tutti i contesti di massima innovazione. Donna di visionarie preveggenze rispetto alla natura della cognizione, ai modelli di apprendimento e socializzazione, ha curato la formazione pratica e teorica delle maestre attraverso programmi e testi fondamentali che hanno favorito una diffusione capillare del Metodo in migliaia di Case dei Bambini – un format concepito per il quartiere popolare di San Lorenzo a Roma e poi esportato in tutti i continenti, dai nidi alle scuole dell’infanzia, dalle primarie alle secondarie. Maria Montessori è stata una personalità cosmopolita celebrata, autorevole e appassionata, ammirata da personaggi come Gandhi, Freud, Tagore, Piaget, Edison. Ha vissuto in Italia, Stati Uniti, Spagna, Olanda e India. Ha condiviso le sue conoscenze per l’affermazione dei diritti dei bambini e lo sviluppo armonico della società. Per tre volte è stata candidata al Premio Nobel per la Pace.</p>
</div>



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</div>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="575" height="768" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/libro-montessori.jpg" alt="" class="wp-image-3071" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/libro-montessori.jpg 575w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/libro-montessori-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 575px) 100vw, 575px" /></figure>
</div>
</div>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Statement curatoriale</strong></h3>



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<p class="wp-block-paragraph">130 metri quadrati, un piccolo appartamento con quattro finestre affacciate su Piazza Mazzini, 10. Qui il 31 agosto 1870 nasce Maria Tecla Artemisia Montessori. Il padre, il ferrarese&nbsp; Alessandro Montessori arriva come ispettore della Manifattura Tabacchi, la madre Renilde Stoppani, marchigiana di Monte San Vito, appartiene a una famiglia&nbsp;di piccoli proprietari terrieri. Queste stanze che hanno accolto i suoi passi nei primissimi anni di vita – considerati dalle sue ricerche il tempo fondativo per eccellenza, dopo un lungo restauro, sono diventate <strong>Casa Montessori Chiaravalle</strong>. Un luogo antico e contemporaneo, rispettoso della filologia; coerente con la domanda di accessibilità e nuova fruizione; aperto al dialogo tra la dimensione intima della casa e il percorso urbano che si espande alla dimensione civica dell’educazione – tra la Palazzina Marulli sede della Biblioteca, la vicina Abbazia che accoglie il Monastero, in asse con la Manifattura Tabacchi verso il mare, la Fondazione Chiaravalle Montessori e le scuole montessoriane di diverso grado, verso l’entroterra. In lontananza Monte San Vito, un luogo pieno di rimandi e valenze simboliche. La Casa – allestita con criteri, comunicazione e apparati espositivi museali &#8211; mantiene l’autenticità e la verità di un luogo abitato, al primo piano di un condominio sulla piazza principale, dove le funzioni quotidiane si mescolano e si sovrappongono, baricentrica nella tessitura urbana parla e comunica, è una luce accesa e una porta aperta che si dilata e si espande, un soggetto attivo della scena culturale e del discorso pubblico. E’ la Casa fatta di stanze che si fa invenzione e progetto, esperienza e ricordo, prospettiva infinita del suo pensiero. Luogo del racconto – la donna, la madre, la studiosa, la viaggiatrice, la scienziata, la pedagogista – che connette Chiaravalle al mondo. Il progetto – <strong>concept, cura e testi di Cristiana Colli</strong> &#8211; ha allargato le modalità di fruizione e accessibilità col superamento delle barriere architettoniche, ha diversificato e prolungato la dimensione esperienziale della visita. Casa natale, casa museo, comunità nella comunità, virtuale e reale insieme, tutta la Casa si espone come luogo di conoscenza ampia e non convenzionale, di raccoglimento e contemplazione, di disseminazione. Rappresentata con strumenti e linguaggi contemporanei, la vita e l’opera di Maria Montessori sono restituiti come tracce, reperti, ispirazioni, dialoghi multiculturali, connessioni tra i linguaggi, le geografie, i mondi e le discipline. Così la Casa ricostruisce le mappe della sua ricerca esistenziale e scientifica come riappropriazione, ennesimo ritorno a casa dopo quello dell’ottobre del 1950, un anno dopo l’ultimo viaggio in India, quando – al culmine del successo – realizza il desiderio di rivedere Chiaravalle.&nbsp; Accolta dal Sindaco Molinelli, in una occasione memorabile e densa di commozione, le vengono tributati i più grandi onori. Dirà al figlio Mario: <em>“Adesso sono contenta, anche se muoio ho rivisto il mio paese”</em>. Nata sul mare Adriatico, Maria Montessori morirà sul Mare del Nord, nella casa di vacanza della famiglia Pierson a Noordwijk aan Zee, il 6 maggio 1952.</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><strong>La Casa e le sue Stanze</strong></h3>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Casa Montessori Chiaravalle</strong> è la casa natale che accoglie il racconto delle tante case reali e simboliche che hanno accolto e salutato Maria Montessori: piroscafi, scuole, residenze, parlamenti, università. Tutto si tiene in quel piccolo spazio, con le finestre che si fanno schermo e diaframma, guardano lo spazio pubblico e la comunità originaria che custodisce le matrici di una straordinaria parabola umana, scientifica e intellettuale. La <em>sua</em> Casa permane come spazio di intimità pubblica, tra le citazioni di antiche partizioni che accolsero il suo passo, gli oggetti personali come segni fragili e poetici del suo passaggio, lo spettacolo dell’educazione per il tramite degli oggetti e dei princìpi posti a fondamento del suo Metodo, e le mappe della sua esistenza – un intreccio di senso, storie e geografie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto di valorizzazione e riqualificazione – <strong>curato da PLA/STUDIO &#8211; Emanuele Marcotullio, Giacomo Barchiesi, Andrea Antognozzi, Mattia Rebichini &#8211; </strong>poggia su un’equilibrata combinazione di apparati espositivi museali, dispositivi multimediali interattivi ed elementi di comunicazione tattile capaci di garantire un’immagine cosmopolita, pur rimanendo coerente con le dimensioni ridotte e la caratterizzazione “domestica” dello spazio. La scelta di organizzare tematicamente lo spazio con la categoria della<em> stanza</em> ha il senso della citazione e della memoria di luogo accanto ad un desiderio di fruizione intima e personale. Dispositivo di dialogo dentro/fuori, catalizzatore di temi e relazioni tra Chiaravalle e il mondo fatto di centralità dedicate ed interconnesse. Così la permanenza di Maria Montessori supera la dimensione celebrativa per diventare parte della tessitura civica e dello spazio pubblico, in un progetto integrato e intelligibile di azioni sinergiche dove tutto parla &#8211; la facciata, le finestre, il terrazzo, la scala, il marciapiede. La Casa, con i suoi apparati, è concepita per essere aperta e flessibile, scalabile, rispetto ai contenuti al racconto e alla rappresentazione.</p>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/piazza-mazzini-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-3079" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/piazza-mazzini-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/piazza-mazzini-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/piazza-mazzini-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/12/piazza-mazzini.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Piazza Mazzini in cui sorge Casa Montessori &#8211; Chiaravalle</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<h4 class="wp-block-heading"><strong>01. Stanza della Mappa</strong></h4>



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<p class="wp-block-paragraph">Maria Montessori è stata una donna di visionarie preveggenze rispetto alla natura della cognizione, ai modelli di apprendimento e socializzazione, ha curato la formazione pratica e teorica delle maestre con programmi e testi fondamentali che hanno favorito una diffusione capillare del Metodo in migliaia di Case dei Bambini – un format concepito per il quartiere popolare di San Lorenzo a Roma e poi esportato in tutti i continenti, dai nidi alle scuole dell’infanzia, dalle primarie alle secondarie. Maria Montessori; è stata una personalità cosmopolita celebrata, autorevole e appassionata, ammirata da personaggi come Gandhi, Freud, Tagore, Piaget, Edison. Ha vissuto in Italia, Stati Uniti, Spagna, Olanda e India. Ha condiviso le sue conoscenze per l’affermazione dei diritti dei bambini e lo sviluppo armonico della società; per tre volte è stata candidata al Premio Nobel per la Pace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano geografico la sua vita si dispiega su scala planetaria, e sul piano storico si colloca al centro dei processi di sviluppo e civilizzazione del Novecento. L’influenza del suo lavoro di ricerca, la varietà degli interessi e degli approdi, il Metodo e l’impegno etico, i viaggi, le relazioni e le esperienze hanno connesso luoghi e discipline, comunità, modelli sociali, culture e visioni del mondo. Maria Montessori ha vissuto i salti della storia e dello stile di vita, l’ottimismo della Belle Époque e lo sviluppo delle arti, ha conosciuto potenti e sapienti, ha viaggiato sui piroscafi, còlto la potenza visionaria e la promessa di futuro dei primi marconigramma. Per rappresentarla nella pienezza delle dimensioni e delle connessioni una mappa si fa infografica, multivisione, installazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>planisfero Dymaxion</strong>, creato nel 1946 dall’architetto statunitense&nbsp;Richard Buckminster Fuller è una mappa democratica, innovativa, radicale, senza gerarchie precostituite, dove la rappresentazione del globo terreste contiene meno distorsione e deformazione rispetto ad altre elaborazioni. Su questa idea di mondo si appoggia il racconto della sua vita: una vicenda umana che si colloca in un orizzonte di accadimenti eccezionali, caratterizzati da due guerre mondiali, dittature che segneranno popoli e coscienze, tra la solidità e il crollo delle ideologie, l’avanzare della conoscenza scientifica e la relativizzazione dei sistemi valoriali, fino all’alba della società dei consumi. La mappa è correlata a sei video che agiscono come criteri di interpretazione e orientamento &#8211;&nbsp; la vita privata, la vita pubblica, il Novecento, Chiaravalle, le Case dei Bambini, l’internazionalità del pensiero e dell’azione. Una legenda organizza i tematismi e le informazioni con forme, tracciati, codici e colori. Di fronte, oggetti che rimandano alla vita privata, biglietti legati ad eventi familiari, abiti che ha indossato –&nbsp; l’ elegante e sofisticato house coat, un sari donato da uno studente indiano &#8211;&nbsp; storiche edizioni di testi montessoriani, doni ricevuti nei tanti viaggi, icone che rimandano ai riconoscimenti pubblici di una vita straordinaria – dalle&nbsp; mitiche 1000 lire alla numismatica a lei dedicata.</p>
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<h4 class="wp-block-heading"><strong>02. Stanza 3.0</strong></h4>



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<p class="wp-block-paragraph">Aula multimediale, storage, lab di nuove sperimentazioni legate alla conoscenza, all’apprendimento&nbsp; e alla produzione di contenuti. E’ la tecnologia che diversifica la fruizione, soli o insieme &#8211; videowall, dispositivi individuali di accesso, IPad. Un catalogo on demand costituisce il primo nucleo di approfondimenti in costante aggiornamento e produzione &#8211; podcast, filmati d’epoca, documentari, interviste audio e video, documenti d’archivio. La pluralità delle fonti è l’accesso a una conoscenza multiculturale nello spirito di curiosa attenzione alle cose del mondo, che accoglie un insegnamento prezioso di Maria Montessori.</p>
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<h4 class="wp-block-heading"><strong>03. <strong>Stanza del Metodo</strong></strong></h4>



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<p class="wp-block-paragraph">Una grande istallazione accoglie l’impaginazione degli oggetti che costituiscono gli architravi essenziali del Metodo. Sulla lunga parete &#8211; speculare a quella della mappa &#8211; sono esposti i materiali di sviluppo, gli <em>oggetti mentali</em>&nbsp; <em>ultraeducativi,</em> le <em>astrazioni materializzate</em>, secondo la definizione di Maria Montessori che incorporano le leggi di organizzazione della mente umana e, nell’attività di manipolazione, traducono le relazioni astratte in percezioni dirette. La mente umana infatti, si appropria del mondo assegnandogli una struttura, e lo ordina secondo le categorie formali implicate nelle operazioni di distinzione, discriminazione, confronto, misura, classificazione, seriazione e generalizzazione. Nella Stanza, l’unica immagine è quella della leggendaria aula dalle pareti di vetro, la&nbsp; mitica <em>demonstration classroom</em> esposta alla Panama-Pacific International Exposition di San Francisco per presentare al mondo una rivoluzionaria proposta educativa. Gli ambienti allestiti dall’architetto Louise Brigham ospitavano&nbsp; circa trenta bambini, dai tre ai sei anni, provenienti da vari paesi e con diversi retroterra linguistici e socio-culturali, scelti in una lista di oltre duemila aspiranti. La <em>Montessori glass classroom</em> fu inaugurata il 6 agosto 1915, e la giornata fu proclamata “Montessori Day”: nel corso dei successivi quattro mesi un pubblico entusiasta composto di genitori e specialisti dell’educazione, provenienti da ogni angolo del mondo, poté contemplare le qualità umane superiori che si manifestavano spontaneamente nei bambini ospiti dell’aula &#8211; compostezza, precisione, attenzione prolungata, autonomia. Era lo spettacolo dell’educazione.</p>
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<h4 class="wp-block-heading"><strong>04. <strong>Stanza di lettura</strong></strong></h4>



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<p class="wp-block-paragraph">Per decenni Archivio e centro studi, questo appartamento è riconosciuto da studiosi e appassionati come luogo di ricerca e conoscenza. Nella riqualificazione dello spazio, il mantenimento di questa dimensione assume il senso di una immersione nell’esperienza montessoriana per il tramite di alcune pubblicazioni fondamentali e prime edizioni, in dialogo permanente con nuovi contenuti e l’intero Archivio nella custodito nella Biblioteca.</p>
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<h4 class="wp-block-heading"><strong>05. <strong><strong>Stanza verde</strong></strong></strong></h4>



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<p class="wp-block-paragraph">Una Stanza aperta, essenziale, segnata solo dal perimetro verde, dal cielo e dalle vasche con i tulipani di Maria Montessori – gli stessi che fioriscono sulla sua tomba in Olanda . E’ un’apertura inaspettata che segna le tante metamorfosi di un palazzo, e allo stesso tempo è un affaccio di luce, un dialogo diverso con la città.&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>100 Bauhaus / 25 SAAD</title>
		<link>https://mappelab.it/100-bauhaus-25-saad/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2021 15:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono trascorsi 100 anni da quando, nel 1919, Walter Gropius fondava a Weimar la Staatliches Bauhaus, una scuola con un format sperimentale, fondato sull’integrazione tra la Scuola di Belle Arti e la Scuola di Arti e Mestieri.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono trascorsi 100 anni da quando, nel 1919, Walter Gropius fondava a Weimar la Staatliches Bauhaus, una scuola con un format sperimentale, fondato sull’integrazione tra la Scuola di Belle Arti e la Scuola di Arti e Mestieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quel momento in poi vanno in crisi alcune delle impalcature teoriche che avevano sostenuto il mondo delle arti visive e dell’architettura, sostituite da nuovi codici ancora oggi estremamente influenti. L’impronta interdisciplinare dei piani di studio e il modello laboratoriale riformulano i metodi e contenuti della didattica; una nuova visione degli equilibri tra il mondo dell’arte e dell’artigianato inaugura la stagione del design, inteso come approccio olistico al progetto, sensibile nello stesso modo alla dimensione espressiva e a quella tecnologica. Il dibattito aperto dalla Bauhaus è ancora attualissimo, e la sua legacy appartiene tanto al presente quanto alle prospettive di futuro; si tratta di un lascito materiale, tangibile nella produzione di oggetti ed elementi di arredo ancora richiestissimi nel mercato, e di un’eredità immateriale, di un pensiero che si è diffuso, soprattutto attraverso l’insegnamento e le sperimentazioni nelle scuole.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
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<p class="wp-block-paragraph">È a questo punto che la storia della Scuola si intreccia con la vicenda della Scuola di Ateneo Architettura e Design “Eduardo Vittoria” di Ascoli Piceno (SAAD), un piccolo polo che ha saputo attrarre e diffondere delle scintille di sperimentazione d’impronta Bauhaus. Sul colle di una cittadina di provincia marchigiana, tra le spesse mura di un antico convento, nasceva 25 anni fa l’ex facoltà di architettura. Fondata da Eduardo Vittoria, l’Università nasce con un’impronta avanguardista, basata su una visione del progetto sensibile alle tendenze delle scuole europee della Ulm e Vchutemas, vicine agli insegnamenti Bauhaus. Sebbene piccola e piuttosto isolata, la scuola diventa un polo dinamico, capace di generare flussi tra docenti e rappresentanti di una cultura progressista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le modalità e gli effetti di questi scambi sono descritti nella mostra From Bauhaus to our school (10 ottobre 2019 – 19 dicembre 2019), curata da Luca Di Lorenzo e Gilda Tormenti, con la consulenza scientifica di Pippo Ciorra. Collocata tra le celebrazioni per i 25 anni della SAAD e quelle per il centenario dalla fondazione del Bauhaus, la mostra esce dalle stanze del convento per essere ospitata nel centro della città di Ascoli Piceno, nelle sale della Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, gestite dall’Associazione Arte Contemporanea Picena. Lungo il percorso lineare di un piccolo soppalco, tra il legno del pavimento e delle travi di copertura, si articola per tutta la lunghezza di una parete il racconto degli intrecci e dei numerosi contatti tra l’ex facoltà di architettura di Ascoli Piceno e l’eredità della scuola della Bauhaus. Le connessioni tra i due poli avvengono attraverso una rete di scuole e un flusso di migrazioni, il tutto perfettamente illustrato in una mappa dove i circuiti e i poli delle scuole italiane (europee e americane e “informali”) descrivono un paesaggio culturale che, dal 1919, continua a esercitare la sua influenza nelle Scuole di Architettura e Design.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="687" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_menzietti-01-687x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1885" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_menzietti-01-687x1024.jpg 687w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_menzietti-01-201x300.jpg 201w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_menzietti-01-768x1144.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_menzietti-01.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 687px) 100vw, 687px" /><figcaption>Tom Wolfe,<br><em>From Bauhaus to Our House,</em><br>Pocket Books, New York 1981.<br>Il titolo del libro è stato fonte<br>di ispirazione per il titolo della mostra</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="660" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_copertina-01.jpg" alt="" class="wp-image-1900" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_copertina-01.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_copertina-01-300x198.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_copertina-01-768x507.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption>Superstudio,<br>Lampada da tavolo Gherpe, Poltronova<br>1968</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="1000" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_copertina.jpg" alt="" class="wp-image-1899" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_copertina.jpg 700w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/Bauhaus_copertina-210x300.jpg 210w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Pippo Ciorra,<br><em>Buon 2019 e buon 25°<br>compleanno a SAAD, scuola piccola e coraggiosa</em><br>2019</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p class="wp-block-paragraph">Alcune icone del design del novecento, come la sedia Wassily di Breuer o la lampada Gherpe di Superstudio, il modello in scala 1:100 dell’edificio del Bauhaus a Dessau, alcune pagine di riviste, dei disegni e delle foto trasformano la parete espositiva in un oggetto eclettico, strumentale ad un racconto dai codici eterogenei, che rispecchia perfettamente la dimensione interdisciplinare del Bauhaus e la diffusione di un pensiero capace di esprimersi in varie modalità e in varie scale. Specularmente a questa parete, corre parallela una sezione dedicata alla storia della SAAD. Una videointervista a Eduardo Vittoria, alcuni filmati e album fotografici raccontano gli inizi della storia della scuola, mentre Expat, un video a cura del gruppo radioarchitettura, racconta il presente attraverso le storie di alcuni studenti espatriati all’estero. Una ricerca sofisticata e un allestimento raffinato, frutto di un intenso lavoro di équipe di studiosi e studenti di architettura, fanno di questa mostra un’esperienza preziosa, capace di intrecciare con maestria i fili di una storia globale e di una locale, e di traghettare il mondo nella nostra scuola e la nostra scuola nel mondo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Piccola e coraggiosa</em>, come si legge nello schizzo di Pippo Ciorra esposto in mostra, non resta che augurare alla SAAD un dignitoso futuro.</p>
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<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Il racconto della mostra</h2>



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		<div class="slides">
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<p class="wp-block-paragraph">La mostra From Bauhaus to Our School incarna due diverse volontà. Da un lato quella di festeggiare i 25 anni della SAAD, la Scuola di Ateneo Architettura e Design di Ascoli Piceno fondata come facoltà di Architettura dell’Università di Camerino da Eduardo Vittoria nel 1991 e aperta agli studenti dall’anno accademico 1993/94. Dall’altro quella di celebrare il centesimo anniversario della Bauhaus, fondata da Walter Gropius a Weimar nel 1919, capostipite e più influente scuola di architettura e arte applicata del XX secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i due avvenimenti, idealmente posti all’inizio e alla fine del nostro racconto, si sviluppa un intreccio di storie fatto di rapporti maestri-allievi, ma soprattutto di migrazioni di personaggi, idee e contenuti didattici. Due sono i progenitori della mostra, dai quali abbiamo desunto filosofia e contenuti: l’albero genealogico di Pippo Ciorra, dedicato al compleanno della SAAD ed esposto come terminale prospettico della mostra e la tesi di laurea magistrale di Gilda Tormenti, College Collage, che raccoglie e confronta i diversi spazi della didattica di varie scuole di architettura nel mondo. Il filo conduttore che collega la Bauhaus alla SAAD è la figura di Eduardo Vittoria stesso. Architetto fortemente legato ad Olivetti, alla figura di Ludwig Mies van der Rohe e all’atteggiamento didattico antistoricista di Walter Gropius, fonda nel 1970 alla Federico II di Napoli il primo Istituto di Tecnologia dell’Architettura. È sintomatico che il terzo anno accademico della Facoltà di Ascoli è aperto da una lezione magistrale di Tomás Maldonado, direttore della scuola di Ulm, fondata da Max Bill, ex studente Bauhaus, nel 1953.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partendo dalla biografia di Vittoria e dal suo pensiero è stato possibile quindi definire una prima rete di scuole e di esperienze (Ulm, IIT, Olivetti, Federico II) su cui successivamente tessere ulteriori livelli sovrapposti. Come ad esempio la storia personale e professionale di un’altra grande figura della SAAD: Cristiano Toraldo di Francia. Da Firenze e da Superstudio, il percorso di Toraldo di Francia si incrocia con quello delle esperienze di didattica sperimentale e radicale come Global Tools o l’IID di Alvin Boyarsky, poi direttore del periodo d’oro dell’Architectural Association di Londra. Queste linee che convergono nella SAAD, si intrecciano con quelle che rappresentano la vera e propria diaspora dei professori ed allievi della Bauhaus negli anni trenta. Nel 1936 Gropius e Breuer sono nominati preside e direttore della neonata Graduate School of Design di Harvard. Mies van der Rohe, approda a Chicago nel 1937. Moholy-Nagy tenta di ricalcare fedelmente la linea pedagogica impostata da Gropius in Germania fondando a Chicago la New Bauhaus. Josef e Anni Albers si trasferiscono prima al Black mountain College, poi a Yale, influenzando fortemente, attraverso la figura di Robert Slutsky, il lavoro dei Texas Rangers e di John Hejduk, poi direttore a Cooper Union.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha preso quindi forma una vera e propria mappa che progressivamente è arrivata a inglobare 27 scuole, traducendo e concretizzando le relazioni tra idee, persone e luoghi in forma grafica e facilmente leggibile. A partire da questa mappa abbiamo lavorato per l’intero anno accademico 2018-19 con 14 studenti del Corso di Laurea Magistrale in Architettura della SAAD di Ascoli Piceno, che hanno analizzato una per una le 27 scuole e ragionato su quali eventi sottolineare e quali materiali esporre. La mostra è stata una vera e propria occasione per sviluppare una didattica alternativa: un approccio sperimentale al tema della ricerca e dell’allestimento.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2040" height="1240" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/mappa-.jpg" alt="" class="wp-image-1927" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/mappa-.jpg 2040w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/mappa--300x182.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/mappa--1024x622.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/mappa--768x467.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2021/07/mappa--1536x934.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2040px) 100vw, 2040px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://mappelab.it/100-bauhaus-25-saad/">100 Bauhaus / 25 SAAD</a> proviene da <a href="https://mappelab.it">MappeLAB</a>.</p>
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