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	<title>Arte / Culture Archivi - MappeLAB</title>
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	<title>Arte / Culture Archivi - MappeLAB</title>
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		<title>Arte, natura, tecnologia nella condivisione di desideri</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 12:46:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Mappe N°22]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mio ruolo di Direttore artistico di Pesaro Musei &#8211; un polo museale che comprende oltre 15 siti e destinato a crescere ulteriormente in futuro, con collezioni importanti che spaziano dall&#8217;archeologia all&#8217;arte contemporanea, passando per una delle più importanti raccolte di ceramica al mondo &#8211; ho seguito tutti gli eventi del palinsesto di Pesaro 2024 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Nel mio ruolo di Direttore artistico di Pesaro Musei &#8211; un polo museale che comprende oltre 15 siti e destinato a crescere ulteriormente in futuro, con collezioni importanti che spaziano dall&#8217;archeologia all&#8217;arte contemporanea, passando per una delle più importanti raccolte di ceramica al mondo &#8211; ho seguito tutti gli eventi del palinsesto di Pesaro 2024 &#8211; Capitale italiana della cultura che avevano a che fare con le arti visive, interpretando le linee guida tracciate dalla direzione artistica e da tutta la produzione.</p>



<p>L&#8217;attuazione del programma di Pesaro 2024 è stata una vera e propria chiamata alla co-creazione progettuale. Il dossier è stato concepito come un&#8217;occasione importante per mettere in evidenza anche le fragilità di un sistema urbano e prendersene cura. Da qui il tema &#8211; la natura della cultura &#8211; che in estrema sintesi esprime la volontà di esplorare tutte quelle interazioni edite e inedite tra arte, natura e tecnologia, ovvero le principali sfide dell&#8217;attualità.</p>



<p>Il principio guida ha agito sulla dimensione della città che non c&#8217;è, attraverso un&#8217;operazione plurale di condivisione di desideri per costruire &#8211; proprio grazie alla cultura &#8211; la dimensione che sentivamo mancante.</p>



<p>La cultura nelle città contemporanee è divenuta una risorsa primaria, un ingrediente fondamentale per motivare i cittadini alla sperimentazione e all&#8217;esplorazione di nuovi modelli di sviluppo. Con questo presupposto abbiamo affrontato la progettazione di Pesaro 2024 che ha visto più di 1000 eventi in 365 giorni di programmazione, con centinaia di autori coinvolti, e si è rivelata uno strumento efficace per far crescere forme di confronto tra tutti gli attori che hanno un ruolo significativo nella trasformazione culturale della comunità pesarese e della sua Provincia. Il metodo di lavoro di Pesaro 2024, dunque, è stato un processo di condivisione e innovazione diffuse capace di integrare competenze e poetiche singole in un unico sistema organico collettivo.</p>



<p>Il programma era suddiviso in cinque sezioni: la natura mobile, ubiqua, imprevedibile, operosa e vivente della cultura. Molteplici i linguaggi e molteplici i contenuti proposti: &#8216;Kagami&#8217; di Ryuichi Sakamoto e Tin Drum (prima nazionale), dedicato al leggendario compositore giapponese pioniere del pop computerizzato che ha lasciato in eredità questa straordinaria opera d&#8217;arte di realtà mista mai sperimentata prima; Marina Abramović e Tin Drum con la performance &#8216;The Life&#8217; (prima nazionale) un incontro allo stesso tempo intimo e digitale con l&#8217;artista; &#8216;Ritornano le lucciole: Spark&#8217; di Studio Roosegaarde (prima nazionale) una performance poetica in cui migliaia di piccole lucciole biodegradabili hanno richiamato temi ecologici globali; &#8216;Twin Color&#8217; di Murcof e Simon Geilfus composizione musicale originale che esplora ambienti ultrarealistici e naturali nella Sonosfera®, anfiteatro tecnologico unico al mondo per l&#8217;ascolto profondo di ecosistemi e musica; &#8216;Remote Pesaro&#8217; di Rimini Protokoll, una delle compagnie internazionali più influenti del teatro contemporaneo, che ci ha consentito di guardare la città con occhi nuovi, intraprendendo un ragionamento sulle decisioni collettive e sul senso di comunità.</p>



<p>I progetti che mi hanno visto impegnato direttamente come curatore sono stati: &#8216;Una questione di spazio&#8217; la mostra personale di Leonardo Petrucci a Palazzo Mosca &#8211; Musei Civici, che ha aperto la programmazione espositiva del 2024; la personale di Numero Cromatico &#8211; Nelle regole della bellezza &#8211; e Lossy, un&#8217;installazione digitale di expanded painting, dell&#8217;artista Francesco Ciavaglioli, entrambe al Centro Arti visive Pescheria, infine un progetto molto complesso e articolato che ha coinvolto nell&#8217;arco di tutto l&#8217;anno i 12 Quartieri di Pesaro e il Municipio di Monteciccardo, sviluppando come fulcro tematico il rapporto tra le arti e lo spazio pubblico: &#8216;Dalle sculture nella città all&#8217;arte delle comunità&#8217;.</p>



<p><strong>Marcello Smarrelli</strong></p>
</div>
</div>



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<h2 class="wp-block-heading">Leonardo Petrucci<br>Una questione di spazio</h2>



<p>La mostra a Palazzo Mosca &#8211; Musei Civici &#8211; a cura di Marcello Smarrelli &#8211; sintetizza la produzione artistica degli ultimi dieci anni di Leonardo Petrucci che riflettono in modo puntuale sul rapporto tra arte, natura e tecnologia, in sintonia con i temi di Pesaro 2024. Una ricerca incentrata su materie quali la geometria sacra, l&#8217;alchimia, la cabala e l&#8217;astrologia, che da sempre ci affascinano per i risvolti mistici e simbolici, cui si sovrappongono contenuti più contemporanei vicini alla scienza, alla biologia, alla fisica quantistica e all&#8217;astronomia. Installazioni multimediali che si avvalgono di antichi saperi artigianali, materiali naturali (carta, legno, lana, cemento, etc.), mixati con fotografia, video pittura tradizionale e digitale. Alchimie che trasmutano la materia attraverso creazioni di enigmi linguistici e matematici.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-058-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15093" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-058-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-058-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-058-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-058.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-059-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15092" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-059-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-059-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-059-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-059.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Installation view della mostra a Palazzo Mosca &#8211; Musei Civici. foto Leonardo Petrucci</em></figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-060-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15099" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-060-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-060-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-060-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-060.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em>&#8216;Il futuro è qui&#8217;, Numero Cromatico per la Biosfera di Pesaro. foto Michele Alberto Sereni</em></em></figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<h2 class="wp-block-heading">Biosfera<br>Artifact per CTE Square Pesaro</h2>



<p>Un&#8217;installazione scultorea unica nel suo genere in Europa, 6 m di diametro e oltre 5 di altezza, con più di 2 milioni di LED e dotata di un impianto acustico spazializzato. I sensori di rilevamento della posizione ne fanno una piattaforma ideale per la creazione di opere digitali interattive. Grazie ad hardware e software avanzati, la sfera è in grado di processare e riprodurre contenuti video e audio in tempo reale, offrendo al pubblico un&#8217;esperienza immersiva a 360°. Le opere digitali che vivono in Biosfera si allineano con gli obiettivi della CTE Square Pesaro &#8211; Casa delle Tecnologie Emergenti. È anche luogo di aggregazione grazie al palcoscenico che la circonda.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="572" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-056-1024x572.jpg" alt="" class="wp-image-15100" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-056-1024x572.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-056-300x168.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-056-768x429.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-056.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Cerimonia di accensione della Biosfera di Pesaro. foto Culto Production</em></figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<h2 class="wp-block-heading">Spark: ritornano le lucciole<br>Studio Roosegaarde</h2>



<p>Una performance poetica di migliaia di scintille luminose biodegradabili che fluttuano nell&#8217;aria, come fuochi d&#8217;artificio organici, che ha radunato al Parco Miralfiore oltre 20mila persone in 3 serate. È la metafora pasoliniana delle lucciole &#8211; che non si oppongono all&#8217;oscurità ma alle luci abbaglianti della società dello spettacolo e della consumazione &#8211; che fa da sfondo al lavoro del designer e attivista ambientale olandese Daan Roosegaarde. Un lavoro che si è ispirato alla luce magica di questi affascinanti coleotteri e al desiderio di rendere più attuale il rituale dei fuochi d&#8217;artificio, con il doppio invito al pubblico a meravigliarsi e a riflettere.<br></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-063-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15101" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-063-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-063-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-063-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-063.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>&#8216;Spark: ritornano le lucciole&#8217; al Parco Miralfiore di Pesaro. foto Culto Production</em></figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-067-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15104" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-067-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-067-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-067-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-067.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em>&#8216;Meteorite, gemello&#8217;, opera di Paolo Icaro per il quartiere 4 (Villa Fastiggi &#8211; Villa Ceccolini). Installation view del meteorite di Rocca Costanza. foto Culto Production</em></em></figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<h2 class="wp-block-heading">Dalle sculture nella città all&#8217;arte delle comunità</h2>



<p>A 50 anni dalla storica mostra di Arnaldo Pomodoro, Sculture nella città (1971), pietra miliare nel dibattito artistico e tappa fondamentale per l&#8217;identità contemporanea di Pesaro, il progetto, a cura di Marcello Smarrelli &#8211; ha indagato il ruolo attuale dell&#8217;arte nello spazio pubblico con 13 episodi: una mostra al Centro Arti Visive Pescheria e 12 opere site-specific nei Quartieri della città e nel Municipio di Monteciccardo. Attraverso la partecipazione di oltre 40 artisti e curatori, il progetto ha coinvolto i cittadini attraverso percorsi di co-progettazione e co-creazione, raccontato le micro e macro-storie dei Quartieri per dare voce anche a quello che sta fuori dal centro, attraverso un metodo per nutrire l&#8217;immaginazione, interrogandosi su cosa è Pesaro e su cosa vuole diventare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-068-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15105" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-068-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-068-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-068-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-068.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em>&#8216;Meteorite, gemello&#8217;, opera di Paolo Icaro per il quartiere 4 (Villa Fastiggi &#8211; Villa Ceccolini). Installation view del meteorite davanti la Biblioteca &#8216;Peppino Impastato&#8217; di Villa Fastiggi. foto Culto Production</em></em></figcaption></figure>
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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<h2 class="wp-block-heading">SPAZI A TEMPO &#8211; Olivo Barbieri</h2>



<p>SPAZI A TEMPO, il progetto espositivo ideato per i Musei Civici di Palazzo Mosca, ha presentato al pubblico una raccolta di fotografie e video della serie site specific di Olivo Barbieri (Carpi, 1954). Negli anni tra il 2003 e il 2023, Barbieri si è dedicato all&#8217;osservazione dall&#8217;alto delle città del mondo e allo studio delle possibili rappresentazioni dello spazio urbano. SPAZI A TEMPO ha ripercorso cronologicamente venti anni di ricerca sulle forme architettoniche emergenti nella trama di città come Roma e Shanghai, Las Vegas e Siviglia, Bangkok e Los Angeles, Città del Messico e Istanbul, Brasilia e Tel Aviv. La mostra, a cura di Alessandro Dandini de Sylva, ha condotto gli spettatori in un sorprendente viaggio attraverso la natura e la percezione delle città del XXI secolo ed è stata accompagnata dalla pubblicazione di TIMED SPACES, una raccolta di 145 immagini edita da Quodlibet.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-073-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15109" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-073-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-073-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-073-768x513.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-073.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-072-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15108" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-072-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-072-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-072-768x513.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-072.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em>Installation view della mostra a Palazzo Mosca &#8211; Musei Civici. foto Eleonora Cerri Pecorella</em></em></figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-069-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15110" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-069-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-069-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-069-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-069.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em><em>Marina Abramović e Todd Eckert presentano il talk &#8216;The future of performance&#8217; presso la Villa Imperiale di Pesaro. foto Culto Production</em></em></em></figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<h2 class="wp-block-heading">The Life &#8211; Marina Abramović e Tin Drum</h2>



<p>Nel palinsesto di Pesaro 2024, il primo evento immersivo di arte performativa in realtà mista mai concepito ideato da Marina Abramović e prodotto dallo studio specializzato in mixed reality Tin Drum con la regia del fondatore Todd Eckert. Presentato a Londra nel 2019, qui ha debuttato arricchito di costumi originali ed elementi acustici pensati per invitare a una riflessione dedicata alla natura della memoria. The Life riflette sul potere dell&#8217;arte come forza non tangibile, scaturita dall&#8217;incontro tra l&#8217;artista e l&#8217;energia collettiva delle persone coinvolte nell&#8217;opera. Abramović ed Eckert sono stati presenti in città in momenti aperti a pubblico e stampa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-066-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15111" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-066-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-066-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-066-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-066.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em><em>Pubblico visita l&#8217;opera immersiva &#8216;The Life&#8217; presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro. foto Culto Production</em></em></em></figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Nelle regole della bellezza &#8211; Numero cromatico</h2>



<p>Il progetto espositivo site-specific di Numero Cromatico per il Centro Arti Visive Pescheria – a cura di Marcello Smarrelli – ha dedicato un&#8217;attenta riflessione alla relazione tra esseri umani, natura e tecnologie. Avvalendosi di un approccio interdisciplinare che oscilla tra arte e neuroscienze, la mostra ha costruito una narrazione che si è dipanata attraverso due installazioni ambientali – Codice Umano e Noosfera – pensate per far immergere il visitatore in una condizione percettiva inusuale e invitarlo a esplorare il proprio modo di abitare la Terra, a partire dal rapporto natura/tecnologia. Le opere, in tutte le loro componenti (visive, tattili e sonore), sono state realizzate unendo saperi umanistici e scientifici, artigianato e tecnologie digitali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-061-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15113" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-061-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-061-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-061-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-061.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-062-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15112" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-062-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-062-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-062-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-062.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em><em>Installation view del progetto site-specific di Numero Cromatico per il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro. foto Michele Alberto Sereni</em></em></em></figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-071-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15117" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-071-1-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-071-1-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-071-1-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-071-1.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em><em><em>Il pubblico durante il concerto in realtà mista KAGAMI, di Ryuichi Sakamoto e Tin Drum, presso l&#8217;Auditorium Scavolini di Pesaro. foto Culto Production</em><br></em></em></em></figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">KAGAMI &#8211; Ryuichi Sakamoto e Tin Drum</h2>



<p>Presentato a Pesaro in anteprima nazionale, Kagami è il progetto che vede protagonista Ryuichi Sakamoto (1952-2023), tra i massimi compositori contemporanei per il grande schermo, vincitore di un Oscar e due Golden Globe. A più di un anno dalla sua morte, l&#8217;artista è tornato a suonare &#8220;dal vivo&#8221; grazie a tecnologie all&#8217;avanguardia, capaci di fondere immagini tridimensionali in movimento con l&#8217;ambiente circostante, dando vita ad un evento in realtà mista mai sperimentata prima. Definito dal Guardian &#8220;un&#8217;esperienza rivoluzionaria&#8221;, Kagami è stato realizzato prima della morte dallo stesso Sakamoto con Todd Eckert, fondatore del collettivo newyorkese Tin Drum.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Remote Pesaro &#8211; Rimini Protokoll</h2>



<p>Il progetto indaga il rapporto tra l&#8217;intelligenza artificiale e la nostra prevedibilità. Un gruppo di 40 persone al giorno è stato coinvolto in un esperimento: passeggiare per la città indossando un paio di cuffie, guidato da una voce registrata per interrogarsi su come vengono prese le decisioni collettive. Come agisce l&#8217;essere umano quando è guidato da un algoritmo? Le persone coinvolte si osservano a vicenda, prendono decisioni individuali eppure rimangono sempre parte di un gruppo. Remote Pesaro solleva domande sull&#8217;uso dei big data e sfida a riflettere sull&#8217;interazione con le tecnologie moderne e sulle relative conseguenze sulla nostra vita quotidiana.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-075-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15119" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-075-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-075-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-075-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-075.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-074-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15118" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-074-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-074-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-074-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-074.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em><em><em>&#8216;L&#8217;orda&#8217; di Remote Pesaro in giro per le vie della città durante l&#8217;evento. foto Culto Production</em><br></em></em></em></figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-065-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15120" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-065-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-065-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-065-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-065.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em><em><em><em>Il pubblico visita la Sonosfera® durante la partecipazione al Fuorisalone 2024 di Milano. foto Culto Production</em></em><br></em></em></em></figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<h2 class="wp-block-heading">In Ascolto: la Sonosfera® da dentro, fuori e oltre</h2>



<p>Il progetto nasce all&#8217;interno di ISAC-2024, seconda edizione del Concorso Internazionale di composizione elettroacustica tridimensionale per Sonosfera® ideato da David Monacchi e dedicato al M° Eugenio Giordani scomparso nel 2020 che ha diretto per 40 anni la storica Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio Rossini. Il concorso si è avvalso della collaborazione prestigiosa di IRCAM Centre Pompidou di Parigi e funge da piattaforma per supportare le pratiche creative nella musica interamente perifonica e nella composizione di paesaggi sonori. La Sonosfera® è un anfiteatro tecnologico per l&#8217;ascolto profondo degli ecosistemi e della musica unico al mondo.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-064-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15121" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-064-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-064-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-064-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-064.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<h2 class="wp-block-heading">Il bosco che cammina</h2>



<p>100 grandi vasi di alberi e arbusti che avanzano nella città per rigenerare suolo sterile per un&#8217;installazione temporanea di piante in luoghi in cui l&#8217;elemento vegetale era assente, come un&#8217;invasione verde. Il progetto vuole stimolare una rilettura dello spazio urbano occupato e insieme un ripensamento della relazione tra uomo e natura. Collocate in grandi vasi di canapa di 1 metro cubo realizzati per l&#8217;occasione, le piante hanno occupato lo spazio pubblico in diverse configurazioni partendo dalla centrale Piazza del Popolo fino alla loro collocazione finale, presso l&#8217;Istituto Alberghiero Santa Marta, dove sono state piantate a terra riqualificando la scuola.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-070-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-15122" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-070-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-070-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-070-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-070.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em><em><em><em>Il &#8216;bosco che cammina&#8217; durante la permanenza presso Piazza del Popolo a Pesaro. foto Culto Production</em><br></em></em></em></em></figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.3%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-077-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-15123" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-077-768x1024.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-077-225x300.jpg 225w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-077.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em><em><em><em><em>Dettagli della Musicoteca dei Piccoli foto Buchi Navarre</em><br></em></em></em></em></em></figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.3%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-076-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-15124" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-076-768x1024.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-076-225x300.jpg 225w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-076.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.3%">
<h2 class="wp-block-heading">Musicoteca dei Piccoli</h2>



<p>A partire dall&#8217;idea che la musica è espressione artistica capace di coinvolgere tutti, il progetto è dedicato all&#8217;educazione sonora e musicale in età 0-6 anni, a disposizione di scuole, asili nido, famiglie e musicisti. La sensibilizzazione dalla primissima infanzia crea una vera e propria comunità intorno a un percorso di crescita basato sulla musica e sullo stare insieme in uno spazio inclusivo e adeguato all&#8217;utenza. La Musicoteca, progetto realizzato dall&#8217;associazione Liberamusica, è articolata in stanze che ospitano anche una biblioteca, un laboratorio di liuteria, un micro-teatro, strumenti artigianali interattivi per i piccoli, tra cui campane tubolari, percussioni ad acqua, per un mondo di suoni diversi.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-078-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-15127" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-078-683x1024.jpg 683w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-078-200x300.jpg 200w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-078-768x1152.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-078.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><em><em><em><em><em>Giulia Marchi, Gli abiti di San Rocco, 2024, installation view, Oratorio di San Rocco, Pergola, foto Natascia Giulivi</em></em></em></em></em></em></figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-079-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-15128" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-079-683x1024.jpg 683w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-079-200x300.jpg 200w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-079-768x1152.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-079.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Elena Bellantoni, Looking for E.B, 2024, laboratorio performativo, foto Natascia Giulivi</em><br></figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="835" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-080-835x1024.jpg" alt="" class="wp-image-15129" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-080-835x1024.jpg 835w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-080-244x300.jpg 244w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-080-768x942.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/08/pesaro-080.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 835px) 100vw, 835px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Giovanni Gaggia, La notte di San Paolo, 2024, installazione, ceramica e video. foto Michele Alberto Sereni. Courtesy Susanna Ravelli</em></figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">La natura operosa della cultura &#8211; Blu: il colore della cuccagna</h2>



<p><strong>Progetto dell&#8217;artista Giovanni Gaggia</strong><br><em>12 febbraio &#8211; 31 dicembre 2024</em></p>



<p>Il percorso si è sviluppato attorno al tema del blu, colore ricavato dalla pianta Isatis tinctoria tipica dell&#8217;area, conosciuta come &#8220;guado&#8221;. Intrecciando i saperi antichi e del presente, &#8220;Blu: il colore della cuccagna&#8221; ha esplorato il legame tra arte, tradizioni tintorie e storia per creare una visione futura e condivisa della comunità. Nucleo fondante del progetto la mostra &#8220;L&#8217;Oro Blu&#8221;, a cura di Leonardo Regano che ha messo in dialogo le collezioni del Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola con la contemporaneità.</p>



<p>Nel corso dell&#8217;anno, sono state proposte residenze artistiche, esposizioni, workshop, laboratori e attività nei borghi, coinvolgendo anche le scuole. In totale sono stati coinvolti 82 artisti e le attività hanno attraversato i comuni di Urbino, Pergola, Urbania, Peglio, Borgo Pace, Sant&#8217;Angelo in Vado e Pesaro, culminando con la pubblicazione di un libro, memoria viva e condivisa dell&#8217;intero viaggio.</p>
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		<title>Dall’abbandono a luminosa visione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2023 15:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel quartiere La Spezia, periferia sud di Milano, tra un gruppo di case popolari e un parco, c’è una scuola abbandonata coperta di amianto e trasformata in opera d’arte ambientale ed effimera color del bronzo, firmata da Roberto Coda Zabetta.</p>
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<p>Nel quartiere La Spezia, periferia sud di Milano, tra un gruppo di case popolari e un parco, c’è una scuola abbandonata coperta di amianto e trasformata in opera d’arte ambientale ed effimera color del bronzo, firmata da Roberto Coda Zabetta. “Cantiere scuola”, questo il nome del progetto, a breve verrà demolito per vivere solo in un film girato da Henrik Blomqvist. Quello tra Roberto Coda Zabetta e Henrik Blomqvist è un sodalizio che dura nel tempo. Insieme trasformano spazi, risignificano luoghi, a volte anche dimenticati, a cui il loro sguardo restituisce valore e bellezza a partire dalle debolezze di quegli stessi luoghi. Ho conosciuto Roberto nel 2019 e sono rimasta colpita da Cantiere1/Terrazzo, la sua scenografica installazione presso il seicentesco complesso della SS.Trinità delle Monache, poi ex Ospedale Militare di Napoli. Un grande intervento pittorico visibile dall’alto della zona collinare, una riflessione sulla città sospesa tra l’arte contemporanea e le sue contraddizioni. Mi sarebbe molto piaciuto che Milano, e in particolare la sua periferia, potesse avere l’occasione di essere toccata dallo sguardo di Roberto e dal lavoro di documentazione di Henrik. L’occasione è nata da una mia collaborazione con Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano che ha da poco inaugurato, proprio nel quartiere La Spezia, la sua nuova sede. Nel 2018, quando ancora non c’erano le fondamenta, mi è stato chiesto di sviluppare un progetto di interazione con le realtà attive circostanti per avviare un dialogo tra queste e i nuovi spazi che la sede avrebbe aperto alla città. Il mio coinvolgimento è avvenuto in forza della mia esperienza con Super il festival delle periferie, realtà che insieme ad altri professionisti ho fondato nel 2015. Il festival promuove conoscenza e scambio tra associazioni, reti, gruppi informali che, dal basso, animano di senso le periferie attraverso attività imprenditoriali, sportive, culturali, sociali. Ho quindi provato a delineare per e con Gruppo CAP un palinsesto di azioni, seguite con Carlo Venegoni e Laura Petracchi, che andassero dalla mappatura delle realtà presenti nel territorio a dei tour conoscitivi, fino a un programma radio condotto insieme a Shareradio. A chiudere il percorso una serie di laboratori con associazioni e vicini di casa. È proprio durante i laboratori con gli abitanti delle case popolari vicine alla scuola che abbiamo capito essere per loro un tema legato alla memoria. Dismessa diciotto anni fa, è stata costruita negli anni ’70 per essere un servizio pubblico. Da qualche anno però, grazie anche ai fondi del PNRR, è rientrata in un programma di demolizione del Comune, proprietario dell’area, che avverrà nel 2023. È stata una passeggiata attorno alla nuova sede di Gruppo CAP che ha ispirato Roberto Coda Zabetta. Davanti alla scuola, dopo aver ascoltato i miei racconti, mi ha guardato con occhi accesi e mi ha detto “facciamola diventare un’opera d’arte effimera e ambientale”. “E con l’amianto come facciamo?” “Lo incapsuliamo!”.</p>
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<p>Abbiamo così coinvolto da subito la Negro Servizi, azienda che si occupa di bonifiche, con l’obiettivo di mettere in sicurezza l’edificio con apposite vernici. Abbiamo costruito un team in grado di affrontare tutte le complessità tecnico burocratiche che un progetto così, seppur di piccole dimensioni, ha dovuto affrontare. Il Consorzio Cooperative Lavoratori ha messo a disposizione la direzione lavori, Romeo Safety il controllo sicurezza, Super la mia attività di coordinamento scientifico, PCM studio ha curato la comunicazione e Black Mamba avrebbe eseguito la post produzione del documentario finale. Un patto di collaborazione con il Comune di Milano e il Municipio di zona 6 ha tenuto insieme le diverse partnership che hanno accompagnato Gruppo Cap, capofila visionario. Ed è così che sotto lo sguardo e la supervisione attenta di Roberto, le videocamere di Henrik, insieme agli operai della Negro Servizi, questo oggetto abbandonato è diventato oggi una meravigliosa visione per chi attraversa il Parco ma soprattutto per chi, dall’alto, può godere di una vista esclusiva. È proprio in questo che la potenza visionaria di Roberto Coda Zabetta vive, perché con il suo intervento non ha cercato solo un’astratta provocazione, ma rifacendosi a una tradizione gloriosa dell’arte, ha voluto che la scuola e i valori che rappresenta brillassero con la più scultorea delle tinte, il bronzo appena lucidato. La scuola ha riacquisito luce, è stata restituita temporaneamente ai cittadini e resa fruibile visivamente nelle forme di una monumentale scultura ambientale. Un omaggio alla città, al quartiere e ai suoi abitanti, tanto più prezioso, proprio perché reso leggero e vivo dalla sua stessa volatilità, dall’essere destinato a scomparire. La scuola color del bronzo è diventata così un monumento più durevole nel suo valore in quanto volutamente provvisorio. Si tratta di un modo radicale di intendere l’arte pubblica e la sua stessa funzione sociale: lontano da qualunque protagonismo Roberto Coda Zabetta ha scelto un contesto urbano umano e popolare lasciando che a trasmettere il suo messaggio siano il senso del sacro, la storia dell’arte e la vicenda umana in tutte le sue contraddizioni. E grazie a lui abbiamo portato l’arte dove l’arte non arriva quasi mai.</p>
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		<title>Gli scarti diventano arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2023 15:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Ermanno Casoli 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Premio Ermanno Casoli si configura come una commissione che la Fondazione Ermanno Casoli affida, di edizione in edizione, a un artista, invitato a realizzare un’opera d’arte permanente per un’azienda, con la partecipazione attiva delle persone che vi lavorano.</p>
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<p>Il Premio Ermanno Casoli si configura come una commissione che la Fondazione Ermanno Casoli affida, di edizione in edizione, a un artista, invitato a realizzare un’opera d’arte permanente per un’azienda, con la partecipazione attiva delle persone che vi lavorano. Il Premio segue una metodologia – sperimentata dalla Fondazione nel programma di workshop aziendali “E-Straordinario” – che mette l’artista al centro del processo formativo, nella convinzione che l’arte contemporanea sia un efficace strumento di analisi della realtà, una potente metafora che stimola la creatività, i processi innovativi, il pensiero laterale. Il Premio viene attribuito a quegli artisti che nella loro ricerca mostrano una particolare sensibilità ai temi sociali e politici, alla condivisione del lavoro, prevedendo un periodo di residenza nelle aziende coinvolte.</p>



<p>Marshy è l’opera realizzata da Eugenio Tibaldi, in occasione della XX edizione del Premio Ermanno Casoli, per la EMC FIME di Castelfidardo in provincia di Ancona, divisione motori di Elica, leader globale nella produzione di sistemi aspiranti da cucina. Tappa importantissima in occasione della quale si è voluto realizzare un progetto che fosse esemplare, considerando le complesse questioni che stanno caratterizzando gli ultimi anni: la pandemia, la guerra e non ultima la pesante alluvione che ha investito tutta la regione. La scelta di Eugenio Tibaldi non è stata casuale. La sua capacità di analisi e di definizione degli scenari sociali ed economici, la facilità di relazionarsi con le persone e le organizzazioni, la sua attenzione al concetto di margine e alle conseguenze estetiche che ne derivano, lo rendevano perfetto per creare un’opera site-specific che parlasse di questo particolare momento in cui, usciti dal lungo isolamento forzato, emerge la volontà di ripartire con un nuovo bagaglio di valori e consapevolezze. L’azienda protagonista di questa edizione del Premio è la EMC FIME, azienda del gruppo Elica, in cui si producono motori elettrici di alta precisione, che costituiscono il cuore degli elettrodomestici dei più importanti brand del settore. La realizzazione del progetto ha visto coinvolti i dipendenti di tutto il mondo Elica, che ha una piattaforma produttiva articolata in sette siti tra Italia, Polonia, Messico e Cina, con oltre 3.000 collaboratori. Durante le micro residenze sul territorio, Tibaldi si è diviso fra escursioni naturalistiche e lunghi periodi all’interno dell’azienda per poi decidere di focalizzare la sua attenzione sul concetto di scarto: “Durante il lockdown mi sono sentito intrappolato, anzi, letteralmente impaludato in un luogo in cui il rapporto fra spazio e tempo si era completamente ribaltato. Un immobilismo in cui è stato inevitabile fare i conti con gli aspetti peggiori del mio carattere e affrontare quelle parti di me che avevo scartato”. Il progetto si è sviluppato attraverso un processo durato oltre un anno, in cui Tibaldi è entrato in stretto rapporto con il fitto tessuto industriale di quest’area delle Marche, ma anche con l’ambiente naturale circostante caratterizzato dalla presenza di numerosi acquitrini o guazzi paludosi. Veri e propri ecosistemi scelti dagli uccelli migratori per riposare, importantissimi nella storia dell’evoluzione umana, hanno costituito il punto di passaggio dei primi organismi viventi dagli oceani alla terra ferma.</p>
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<p>Marshy (in italiano palude, stagno) nasce dalla fascinazione di Tibaldi per i luoghi marginali, gli spazi liminari, le aree di confine, la materia instabile e vibratile. Quest’opera ribalta l’immagine della palude, spesso usata come metafora dell’immobilità e luogo inadatto agli insediamenti umani a meno di non essere bonificato, per esaltarne la natura di spazio germinale per antonomasia, generatore di biodiversità uniche. Per la collocazione dell’opera è stata individuata un’area fortemente evocativa, posta fra i due edifici produttivi dell’azienda, da cui si gode di una vista privilegiata sul centro storico di Castelfidardo. Marshy presenta una vasca circolare del diametro di 12 metri con una piccola isola centrale, a cui si accede attraverso tre sentieri. Qui ci si ritrova immersi tra elementi artificiali ispirati alla flora e alla fauna tipici delle paludi, realizzati dall’artista insieme ai dipendenti dell’azienda usando i materiali di scarto della produzione. Abita l’ambiente una variegata quanto variopinta comunità di oltre 250 volatili individuati attraverso la somministrazione, a tutti i dipendenti del gruppo Elica nel mondo, di un questionario in cui si chiedeva di identificare un volatile in grado di rappresentarli. Inoltre, tra arbusti e volatili compaiono oltre 400 posate e utensili domestici che le persone di EMC FIME hanno prelevato, su indicazione dell’artista, tra quelli più malridotti e inutili della propria cucina.</p>



<p>Un ambiente scartato popolato di scarti. Completa la grande opera ambientale un inserto sonoro – realizzato con il maestro Andrea Naspi in collaborazione con la storica azienda di Fisarmoniche Pigini – che imita il suono degli uccelli, rendendo l’esperienza della visita completamente immersiva. Nulla è reale all’interno dell’installazione. Il risultato finale è un luogo di totale sospensione, un punto privilegiato inserito all’interno dell’area industriale a sancire la vera natura non-monumentale di quest’opera: un “non luogo” lo definirebbe il filosofo Marc Augè, un “super luogo” lo definisce Tibaldi. Un punto lontano dai riflettori dove gli scambi e le interazioni sono continue e spasmodiche, uno spazio che diventa metafora del rapporto fra uomo e natura, un pensatoio in cui riflettersi e riflettere.</p>
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		<title>Immensamente Andrea Franceschini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 15:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immensamente è il titolo della retrospettiva dedicata a Billy, Andrea Franceschini, una raccolta dei suoi lavori dagli inizi della sua carriera, un percorso in cui l’arte informale ha trovato una nuova freschezza, con le sue materie quotidiane ricoperte e aggredite dalla pittura, dall’ossidazione e dalla scrittura in alcuni casi, a partire da una particolare passione per l’opera di Burri, ma anche e soprattutto dalla sua esperienza all’Accademia di Belle Arti di Bologna<br />
con il professore Concetto Pozzati. </p>
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<p>Breve-mente su di me….</p>



<p>Mi ritengo un prodotto dell’incertezza un incedere senza un fine ma consapevole di esistere…Vivo…<br>La passione per la pittura mi ha finalmente spinto fuori…<br>Eccomi pronto ad affrontare il mondo<br>Per anni ho pensato che tutta la mia arte fosse mia<br>Soltanto…Ora mi voglio liberare di questo<br>Egoismo<br>Stavo uccidendo le mie creazioni<br>Non potevo trattenerle dovevano essere libere di respirare di vivere<br>La mia paura il mio egoismo…Tutto questo le soffocava<br>Non cerco di imporre un senso cerco solo di dar parola al mio sentire</p>



<p><strong>Andrea Franceschini<br></strong>2006</p>



<p>Immensamente è il titolo della retrospettiva dedicata a Billy, Andrea Franceschini, una raccolta dei suoi lavori dagli inizi della sua carriera, un percorso in cui l’arte informale ha trovato una nuova freschezza, con le sue materie quotidiane ricoperte e aggredite dalla pittura, dall’ossidazione e dalla scrittura in alcuni casi, a partire da una particolare passione per l’opera di Burri, ma anche e soprattutto dalla sua esperienza all’Accademia di Belle Arti di Bologna con il professore Concetto Pozzati.</p>



<p><em>“Ero piccolo quando mio padre, falegname di professione, mi ha messo di fronte una tela bianca. Un gioco che ha finito per essere la mia ragione di esistenza. Come tutti i bambini il mio primo interesse era tattile, sentivo la necessità di passare il colore tra le dita per poi lasciare segni ovunque non rispettando il limite della tela, limite ora fondamentale. Prima del disegno il segno, aspetto che ha accompagnato la mia fase di ricerca primigenia. Prima del colore il pigmento con quella curiosità artigiana, vizio di famiglia… tutto poteva essere creato. Dal Liceo Scientifico, frequentato a Senigallia (An), città natale, alle Lettere per poi passare all’ Accademia di Belle Arti a Bologna, allievo di Pozzati. Studi di anatomia classica con il professor Lolli, passando per la comprensione della storia dell’arte con Guadagnini, coadiuvati dalle intuizioni di docenti come Daolio e Sproccati, hanno plasmato la mia impostazione d’artista. La conclusione, una tesi dal titolo «Il fuoco nell’arte contemporanea» (2005). Dall’intimo delle sperimentazioni, con un segno sempre più importante ed imponente, riconoscibile ed ormai distinguibile, alla presa di possesso dello spazio, sempre più convinto che l’arte possa essere espressione di esistenza. È il ruolo sociale. Dalla riservatezza alla pubblica piazza. Le opere da intime costruzioni a possibilità di nuovi intimismi per altrettanti nuovi sguardi. Le tele si fanno sempre più grandi per far fronte proprio a questa esigenza, fino all’istallazione, operazione che ho voluto tentare passando per forme plastico scultoree. Esperienze e possibilità per nuove esperienze. Indagine di un presente che ci appartiene di diritto in quanto vivi, nel tentativo di legarlo ad un futuro che può appartenerci ma non è detto che ci apparterrà. Nessuna mostra importante ma brevi e fondamentali apparizioni.”</em></p>
</div>
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<p><strong>Ex Pescheria del Foro Annonario di Senigallia</strong><br>15 aprile &#8211; 22 maggio 2022</p>



<p>Gruppo di lavoro Associazione Lapsus Diversa Creatività<br>Caterina Sagrati<br>Gianfranco Pico Romagnoli<br>Andrea Sestito<br>Andrea Nacciarriti<br>Valentina Trombini</p>



<p>Patrocinio del Comune<br>di Senigallia</p>



<p><strong>Installazione</strong><br>Impresa Edile Spadoni Santinelli Claudio<br>Spazio Autogestito Arvultùra</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="900" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-10.jpg" alt="" class="wp-image-7169" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-10.jpg 900w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-10-300x300.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-10-150x150.jpg 150w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-10-768x768.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Senza titolo<br>tecnica mista<br>18&#215;24 cm</figcaption></figure>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="263" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-01-263x1024.jpg" alt="" class="wp-image-7146" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-01-263x1024.jpg 263w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-01-77x300.jpg 77w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-01-394x1536.jpg 394w" sizes="auto, (max-width: 263px) 100vw, 263px" /><figcaption>Senza titolo<br>tecnica mista<br>50&#215;200 cm</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="257" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-02-257x1024.jpg" alt="" class="wp-image-7147" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-02-257x1024.jpg 257w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-02-75x300.jpg 75w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-02-386x1536.jpg 386w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-02-514x2048.jpg 514w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-02.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 257px) 100vw, 257px" /><figcaption>Senza titolo<br>tecnica mista<br>50&#215;200 cm</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="430" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-03-430x1024.jpg" alt="" class="wp-image-7148" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-03-430x1024.jpg 430w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-03-126x300.jpg 126w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-03.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 430px) 100vw, 430px" /><figcaption>Senza titolo<br>tecnica mista<br>80&#215;200 cm</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="263" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-04-263x1024.jpg" alt="" class="wp-image-7149" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-04-263x1024.jpg 263w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-04-77x300.jpg 77w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-04-394x1536.jpg 394w" sizes="auto, (max-width: 263px) 100vw, 263px" /><figcaption>Senza titolo<br>tecnica mista<br>50&#215;200 cm</figcaption></figure>
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<p>L’artista ha saputo riattualizzare un linguaggio che ha segnato la prima parte della seconda metà del Novecento, procedendo a rinvigorirlo e a ricaricarlo di quel valore politico e dichiarativo che si era perduto, linguaggio che per anni è stato declinato al puro esercizio di stile e sottomesso alle logiche dell’interior decorating. Tra un mondo proiettato verso la figurazione e una spazialità sempre più virtuale, si è fatto spazio con la pittura del tempo e della stratificazione, del gesto e della vita, senza cedere mai alle sirene di una formalizzazione accomodante, intraprendendo un viaggio assieme a maestri inossidabili. Pur rimanendo attore del suo tempo, nel suo lavoro non mancano riflessioni relative alla speculazione sull’oggetto, ancorato a una dimensione reale e fisica, oggi più che mai necessaria, scrutandone limiti e contraddizioni, spazialità e superficie. Libero di agire e riversare intimità e passioni, è riuscito a scorgere diversi orizzonti, a produrre un segno attivo e partecipe, presente e critico, mai banale, nonostante i suoi riferimenti al passato con lo spirito di un secolo appena trascorso, animandolo al presente, contro una società arresa all’immagine.</p>



<p>La mostra, organizzata dall’associazione culturale “Lapsus Diversa Creatività”, con il patrocinio del comune di Senigallia, è stato il primo evento artistico ospitato nello spazio espositivo della Ex Pescheria del Foro Annonario di Senigallia, dal 15 aprile al 22 maggio 2022. Le opere raccolte sono state esposte non secondo una logica didascalica o cronologica, ma con la volontà di immergere lo spettatore nella mente e nella creatività dell’Artista. I lavori sono stati appesi a diverse altezze alle capriate dello spazio Ex Pescheria, lasciando liberi i passaggi per lo svolgimento delle attività del mercato mattutino. Lo spettatore è stato portato a scoprire la produzione artistica di Andrea Franceschini seguendo un proprio percorso, sia esso logico o totalmente emozionale, libero di muoversi nella mente dell’Artista, libero di tornare e trovare a ogni sguardo nuove prospettive. Lo spazio della Ex Pescheria, intatto e ben leggibile nei suoi rapporti architettonici e strutturali, instaura un dialogo sincrono tra arte e architettura, che, con queste modalità, si rivelano a vicenda. In questa basilica laica il vento non muoveva teli, non muoveva lenzuola o vele, ma le opere di Andrea Franceschini, che respiravano, sospese in una dimensione onirica.</p>



<p><strong>I veri artisti non muoiono, continuano a parlarci, perché sono e restano “contemporanei”.</strong></p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="900" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-06.jpg" alt="" class="wp-image-7157" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-06.jpg 900w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-06-300x300.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-06-150x150.jpg 150w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-06-768x768.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Senza titolo<br>tecnica mista<br>200&#215;200 cm</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="840" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-12.jpg" alt="" class="wp-image-7176" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-12.jpg 900w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-12-300x280.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/immensamente-12-768x717.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Senza titolo<br>tecnica mista<br>160&#215;160 cm</figcaption></figure>
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		<title>La Ripetizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 12:59:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla fine del 2020, Chris Rocchegiani incontra virtualmente Anya Jasbar e le racconta del suo legame con la Germania e del suo desiderio di confrontarsi con il pensiero e l’arte del Nord Europa.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-05.jpg" alt="" class="wp-image-7125" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-05.jpg 600w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-05-300x300.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-05-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Chris Rocchegiani Nodo n.1, dettaglio, 2021 ricamo su tela, 21×21 cm <br>foto Ahorn Studio</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-06.jpg" alt="" class="wp-image-7126" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-06.jpg 600w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-06-300x300.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-06-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Alla fine del 2020, Chris Rocchegiani incontra virtualmente Anya Jasbar e le racconta del suo legame con la Germania e del suo desiderio di confrontarsi con il pensiero e l’arte del Nord Europa. Vista l’impossibilità di arrivare a Berlino per il progetto curatoriale e residenza d’artista Laimun, Chris Rocchegiani partecipa al programma di residenza online, in attesa di un suo spostamento fisico, da Jesi a Berlino. La Ripetizione è la prima selezione di opere nata dalla conversazione tra Anya Jasbar e Chris Rocchegiani. Questa conversazione, attivata vivacemente dallo scambio di materiali e libri, ha preso corpo negli spazi espositivi di P145, a Berlino nel dicembre 2021. Il nome racconta il recente percorso poetico e concettuale delle due artiste. Una ripetizione è infatti il compiersi nuovamente di qualcosa, come un gesto o un’azione. Una ripetizione è il ripasso di argomenti scolastici non del tutto compresi o una lezione privata per recuperare concetti che l’apprendimento tradizionale non aveva reso abbastanza accessibili. Il respiro si ripete, e ci consente di vivere, ma lo fanno anche i gesti che con “naturalezza” si compiono nel lavoro o in casa, e che sono forgiati dalla cultura alla quale apparteniamo.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="998" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-01.jpg" alt="" class="wp-image-7107" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-01.jpg 800w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-01-240x300.jpg 240w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-01-768x958.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Anya Jasbar<br>Ripetizione n.2 (L’abitudine), 2020 stampa fine art su carta Baryta 50×40 cm foto Anya Jasbar</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="782" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-02-782x1024.jpg" alt="" class="wp-image-7108" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-02-782x1024.jpg 782w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-02-229x300.jpg 229w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-02-768x1006.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-02.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px" /><figcaption>Anya Jasbar <br>La disciplina, dettaglio, 2021 stampa fine art su carta Baryta e copia carbone di testo dattiloscritto 30×24 cm foto Anya Jasbar</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Le opere incluse nella mostra La Ripetizione dialogano tenendo presente alcune delle fasi fondamentali dello sviluppo e della percezione della donna nella società contemporanea, oscillando tra analisi del gesto e dell’ordine, e la sua sovversione, l’uscita dalla regola. Se le opere di Anya Jasbar tendono a evidenziare e analizzare le regole che costituiscono certe ripetizioni e le limitate possibilità nella vita di una donna, la risposta di Chris Rocchegiani è la messa in discussione della regola stessa, attraverso il gesto e l’esplorazione di quello che c’è al di fuori del comando, dell’imposizione, e perfino al di fuori del corpo. È attraverso i nodi che Chris Rocchegiani crea un legame indispensabile tra le sue opere e quelle di Anya Jasbar. Nodi a volte stilizzati, a volte fuori dalla traccia; nodi che interpretano il gesto e il movimento; nodi che si ispirano al corpo, come quello nell’opera di Anya Jasbar “Ripetizione (l’abitudine)”, e si ripetono nello spazio, come un mantra.</p>



<p>Un altro argomento fondamentale per questa conversazione tra le due artiste è l’educazione femminile, come possibilità o ostacolo nell’autodeterminazione della donna. L’opera di Anya Jasbar, “Le bulletin scolaire”, è tratta da una selezione di pagelle che l’artista ha trovato e collezionato negli anni. Nelle opere pittoriche di Chris Rocchegiani le figure sovra-terrene e quelle non umane sembrano rubarci alcuni strumenti di lavoro (il telaio, il ferro da stiro), forse per liberarci e svincolarci dalla routine, o forse per provare una qualche sensazione “umana” con tutti i suoi rischi annessi. Nella sua produzione, Chris Rocchegiani cerca di capire quali sono i suoi limiti e che cosa è possibile controllare, come evidente nell’opera “Registro” e le sue 16 variazioni del registro delle spese. Esponendosi all’errore, liberandosi dalla regola, l’artista cerca di trovare un equilibrio tra l’ordine e l’esperienza. Di riflesso, le opere foto-testuali di Anya Jasbar, “L’ordine è l’abitudine” e “La disciplina”, lavorano sulla possibilità di riappropriarsi delle parole e cercano di evidenziare alcune strutture imposte dalla società, unendo materiali d’archivio del mondo tessile-femminile a quello della manualistica militare. Partendo spesso da riviste o documenti d’epoca, le opere rileggono il passato, riflettendo sull’attuale condizione del lavoro e della produzione, e sul concetto della donna come generatrice, biologica e creativa, la sua figura ideale e la sua conformità a questo ruolo.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p><strong>Anya Jasbar</strong><br>Artista, curatrice, co-fondatrice del progetto editoriale Ahorn Books (ahornbooks.com) e direttrice di Laimun (laimunresidency.com), progetto curatoriale e residenza d’artista, con il programma internazionale tra la Sardegna e Berlino.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p><strong>Chris Rocchegiani</strong><br>Artista, graphic designer, co-fondatrice del duo CH RO MO, insegnante di Basic Design all’Unicam SAAD di Ascoli Piceno.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-03-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-7121" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-03-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-03-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-03-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-03.jpg 1100w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Chris Rocchegiani<br>Dio ci contava i capelli, 2021 olio, grafite e ricamo su tela 130×195 cm<br>foto Michele Alberto Sereni</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-04-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-7122" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-04-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-04-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-04-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/chris-04.jpg 1100w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Chris Rocchegiani<br>Il telaio, 2021 olio, grafite e ricamo su tela 130×195 cm<br>foto Michele Alberto Sereni</figcaption></figure>
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		<title>Un’emotività carsica</title>
		<link>https://mappelab.it/unemotivita-carsica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 12:35:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Report / XXI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Edoardo Piermattei cerca di illustrare senza sosta il pensiero verso una forma di auraticità, a cui si accompagna un recupero della techné. In questo modo l’operazione creativa è sempre un processo di perfettibilità dell’artista vicino a una forma di idolatria.</p>
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<p class="has-medium-font-size"><em>“La regressione della linea di costa e il perdurare delle spinte orogeniche, che sollevavano gli Appennini, incrementarono l’azione erosiva dei corsi d’acqua principali, i quali ampliarono il loro bacino imbrifero attraverso catture fluviali lasciando negli alvei abbandonati valli relitte parallele.”</em></p>



<p><a href="https://www.frasassi.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.frasassi.com</a></p>



<p>Edoardo Piermattei cerca di illustrare senza sosta il pensiero verso una forma di auraticità, a cui si accompagna un recupero della techné. In questo modo l’operazione creativa è sempre un processo di perfettibilità dell’artista vicino a una forma di idolatria. L’autore sembra esigere da ogni opera l’impossibile, un miracolo, o per dirla come Bataille, un’esperienza, cioè una eccezionalità di esecutivo, degli atti e non delle stasi, dei rivelatori di stati estremi dati per silenti. In questa prospettiva l’immagine urgentemente necessaria è pertanto soprattutto una visione, data però attraverso un’opera d’arte materiale: un’icona che non prescinde dall’homo faber, cui si riagganciano punti di riferimento culturali e spirituali. “L’arte nuova prende i suoi elementi dalla natura. L’esistenza, la natura e la materia sono una novità imperfetta” dichiarava Lucio Fontana nel Manifesto Blanco del 1946. Anche gli ambienti di Piermattei, vere e proprie caverne auratiche, sono emanazioni di una natura divinizzata secondo una logica simbolica, che coinvolge il campo d’azione del sacro. L’artista sceglie pertanto campiture sovrapposte e dilatate, avvalendosi di una poetica pittorica libera da vincoli, perciò capace di riportare alla luce quelle sensazioni ineffabili secondo una teoria del piacere indagata rispetto alla natura e ai moti emozionali dell’anima. Il pensiero di un agire operativo è sempre sottotraccia: lo guida verso l’esaltazione della rappresentazione ambientale e delle illusioni che questo ecosistema induce. In questo modo registra anche un paesaggio interiore ed emotivo, dove le illusioni agiscono sull’uomo originandosi da una determinata condizione dettata dai sensi. “Concepiamo l’uomo nel suo nuovo incontro con la natura nella sua necessità di vincolarsi ad essa per trovare nuovamente l’esercizio dei suoi valori originali” aveva ancora ribadito Fontana nel suo manifesto. La conoscenza dell’infinito si sovrappone pertanto all’esercizio poetico, ponendosi oltre qualsiasi possibilità percettiva. La natura è il limite esterno, aggirato dalla forza cognitiva dell’artista che riesce a trasportarlo dove regnano gli incommensurabili spazi e le eterne profondità; la mente è ora aliena dall’umana concezione, affonda nelle immensità travolta dal fluire del tempo. Il pensiero riesce così a conquistare l’ineffabile, penetrando nell’universalità del creato, culminando in un’ascesi prima fisica e poi intellettuale, per solcare un sentiero ideato sull’asse spazio-temporale. I suoi sono quasi sedimenti gessiferi, depositati nelle sale per raffreddamento dell’acqua sulfurea, il tutto per generare meraviglia. Oltrepassare la mera visione del circostante, dirigersi romanticamente e antropologicamente nel luogo governato dalla pura immaginazione è l’esperienza suprema cui Piermattei aspira accostandosi a quell’universo dei sensi sconosciuto al creato ma non alla fantasia.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="800" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-01.jpg" alt="" class="wp-image-7084" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-01.jpg 1200w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-01-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-01-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-01-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption>Trapasso Tropicale Agricola Bellaria, 2020 Roccabascerana Av foto Giulio Martino</figcaption></figure>
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<p> “Concepiamo l’uomo nel suo nuovo incontro con la natura nella sua necessità di vincolarsi ad essa per trovare nuovamente l’esercizio dei suoi valori originali” aveva ancora ribadito Fontana nel suo manifesto. La conoscenza dell’infinito si sovrappone pertanto all’esercizio poetico, ponendosi oltre qualsiasi possibilità percettiva. La natura è il limite esterno, aggirato dalla forza cognitiva dell’artista che riesce a trasportarlo dove regnano gli incommensurabili spazi e le eterne profondità; la mente è ora aliena dall’umana concezione, affonda nelle immensità travolta dal fluire del tempo. Il pensiero riesce così a conquistare l’ineffabile, penetrando nell’universalità del creato, culminando in un’ascesi prima fisica e poi intellettuale, per solcare un sentiero ideato sull’asse spazio-temporale. I suoi sono quasi sedimenti gessiferi, depositati nelle sale per raffreddamento dell’acqua sulfurea, il tutto per generare meraviglia. Oltrepassare la mera visione del circostante, dirigersi romanticamente e antropologicamente nel luogo governato dalla pura immaginazione è l’esperienza suprema cui Piermattei aspira accostandosi a quell’universo dei sensi sconosciuto al creato ma non alla fantasia.</p>



<p>Una questione dominante nella storia culturale marchigiana viene così reinterpretata: il rapporto tra l’idea d’infinito come spazio e tempo assoluti e la nostra percezione pratica di tempo e spazio trovano una differente esplicazione linguistica.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-02-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-7092" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-02-1024x683.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-02-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-02-768x512.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-02.jpg 1100w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Porziuncola 2016-2017, collezione privata foto spaziobuonasera</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1100" height="733" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-03.jpg" alt="" class="wp-image-7093" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-03.jpg 1100w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-03-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-03-1024x682.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/carsica-03-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption>Trapasso Tropicale Agricola Bellaria, 2020 Roccabascerana Av foto Giulio Martino</figcaption></figure>
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		<title>Italia in Miniatura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 12:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel luglio 1970 inaugurò a Viserba di Rimini il parco tematico Italia in Miniatura. Ivo Rambaldi (1920-1933), fondatore del parco, ispirato da una visita presso Svizzera in Miniatura, diede avvio a un lungo lavoro di studio e misurazione di alcuni dei luoghi simbolo del territorio nazionale per riprodurre in un perimetro di allora poco più di 20.000 mq cinquanta miniature.</p>
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<p class="has-medium-font-size"><em>Un’indagine fotografica delle studentesse e degli studenti ISIA Urbino, </em><br><em>guidati da Joan Fontcuberta e Matteo Guidi, in cerca di verità.</em></p>



<p>Nel luglio 1970 inaugurò a Viserba di Rimini il parco tematico Italia in Miniatura. Ivo Rambaldi (1920-1933), fondatore del parco, ispirato da una visita presso Svizzera in Miniatura, diede avvio a un lungo lavoro di studio e misurazione di alcuni dei luoghi simbolo del territorio nazionale per riprodurre in un perimetro di allora poco più di 20.000 mq cinquanta miniature. Oggi l’estensione del parco supera 85.000 mq, le miniature sono oltre duecento integrate da numerose attrattive. Disegni, appunti, immagini fotografiche d’archivio testimoniano un intenso lavoro caratterizzato da un approccio spontaneo e fortemente soggettivo in cui il corpo stesso è misura dello spazio che indaga. Dall’apertura del parco, Ivo Rambaldi continuò a girare l’Italia per recuperare dati per i suoi miniaturisti e si avvalse della consulenza di storici dell’arte e architetti. Un attento lavoro fatto di misurazione, raccolta dati e progettazione delle copie in scala.</p>



<p>Questo processo di riproduzione comporta una traduzione, aprendo inevitabilmente al tema del rapporto tra realtà e rappresentazione. Non a caso Luigi Ghirri (1943-1992) rimase affascinato dal parco che visitò più volte, e ne trasse il progetto In scala presentato al Centro Studi e Archivio della Comunicazione CSAC di Parma nel 1979. Anche Umberto Eco colse l’importanza del parco come luogo di contrattazione del reale e lo descrisse come magnifico caso studio di quelle che chiamò “strategie dell’illusione”. A partire dalle riflessioni dei due autori, il fotografo e curatore Joan Fontcuberta – che da tempo investiga l’illusorietà del concetto di realtà fotografica – e Matteo Guidi – artista e docente interessato al linguaggio come luogo di negoziazione del potere – insieme alle studentesse e agli studenti di ISIA Urbino hanno proseguito l’indagine muovendosi nel territorio del post-fotografico, portando in superficie la problematicità della rappresentazione intesa come questione politica. Per il sociologo Aldo Bonomi, i parchi a tema del “divertimentificio” sono iperluoghi “dove si assimilano i linguaggi produttivi, gli stili di vita e modelli funzionali al lavorare consumando, quelli dove si educa intrattenendo all’uso del tempo”<sup>1</sup> . La socialità di questi luoghi è per Bonomi “funzionale al consumo”, ma può questo essere inteso come consumo delle immagini che li rappresentano? Appropriarsi di questi luoghi, farli circolare, capitalizzarli, passa per la loro possibilità di essere rappresentati.</p>



<p style="font-size:14px">1 &#8211; <em>Bonomi A. (1999), Il distretto del piacere. Torino: Bollati Boringhieri.</em></p>
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<p>Diversi studi hanno rilevato il legame di reciprocità che unisce fotografia e turismo, sottolineando come questi producano lo stesso risultato di definizione del soggetto che vi partecipa generando un cortocircuito che ne amplifica gli effetti. Se la fotografia è resa possibile dall’incontro del soggetto con luoghi per lui nuovi, è però essa stessa a definire il turista producendo una sovrapposizione di identità per cui il turista è colui che fotografa.</p>



<p>Grazie ai diversi contributi che fanno parte del volume Italia in miniatura. Un percorso tra realtà e finzione – a cura di Joan Fontcuberta e Matteo Guidi, prodotto da ISIA Urbino e pubblicato da Corraini– si scopre ben presto che la fotografia è elemento costitutivo del parco, ponendosi al centro di una performance turistica iscritta in esso come modalità di produzione e consumo del luogo<sup>2</sup>.</p>



<p>Eppure, come dimostra la lezione di Ghirri, è nella stessa fotografia, nell’ambito delle sue possibilità che individuiamo modalità diverse dello sguardo che violano quello che Martin Jay definisce come “regime scopico”<sup>3</sup> della visione – una modalità di sguardo condivisa – producendo uno scarto che ci consente non solo di vedere in maniera più nitida ciò che osserviamo, ma anche di esaminare il modo in cui lo facciamo.</p>



<p>Questa riflessione acquista nuovo senso se prendiamo in considerazione lo sguardo dei mille dispositivi tecnologici che usiamo quotidianamente, protesi del nostro sguardo che costituiscono quel “parliament of things” di cui parla il filosofo Bruno Latour portando l’attenzione sui diritti, l’autonomia e la capacità di azione degli oggetti.<sup>4</sup> È il tema più o meno esplicito di alcuni degli otto progetti contemporanei realizzati da giovani autrici e autori che trovano spazio nel volume.</p>



<p>Fotografie zenitali di alcuni dei monumenti del parco, accostate alle immagini degli stessi luoghi tratte dalla vista aera di Google Maps, mettono a confronto due modelli di astrazione che per motivi opposti, assenza o eccesso di dettagli, decontestualizzano i monumenti rappresentati dall’ambiente che li circonda. Un lavoro documentario sulla produzione di modelli dei visitatori del parco stampati in 3D per essere posizionati nel diorama attiva un processo di rimediazione della rappresentazione tra bi- e tridimensionale, portando alla luce questioni legate ai diritti d’immagine del soggetto. O ancora, l’utilizzo del microscopio nella produzione di vedute del parco degrada l’immagine originale fino a renderla qualcos’altro da sé, sintesi puntinista contemporanea e al tempo stesso immagine tecnica di laboratorio.</p>



<p>La mostra “In scala diversa. Luigi Ghirri, Italia in Miniatura e nuove prospettive” – curata da Joan Fontcuberta, Matteo Guidi e Ilaria Campioli promossa dal Comune di Reggio Emilia, in collaborazione con il parco Italia in Miniatura, l’Archivio Eredi Luigi Ghirri e ISIA Urbino – ha reso tangibile il dialogo tra i diversi materiali. Al centro, una selezione di immagini provenienti da negativi inediti del progetto In scala di Luigi Ghirri insieme alle immagini dall’omonima pubblicazione. Disegni, note e fotografie di studio provenienti dall’archivio del parco testimoniano la spontaneità, e allo stesso tempo la meticolosità e tenacia di un’esperienza di appropriazione e ricostruzione soggettiva del mondo. Le interpretazioni delle giovani autrici e degli autori sembrano ripartire proprio da lì: dalla necessità di comprendere come funziona il mondo, giocando con la rappresentazione, in cerca di verità.</p>



<p style="font-size:14px">2 &#8211; Per una trattazione più estesa si veda Pierini J. (2021), “To loose one’s way <em>in a city requires some schooling”. In Fontcuberta J., Guidi M., Italia in Miniatura. Un percorso tra realtà e finzione. Mantova: Corraini.</em></p>



<p style="font-size:14px">3 <em>&#8211; Martin J. (1993), Force Fields. Between Intellectual History and Cultural Critique, New York, Routledge.</em></p>



<p style="font-size:14px">4 &#8211; <em>Latour B. (2021), “Una sociologia senza oggetto? Note sull’interoggettività”. In Latour B., Politiche del design. Semiotica degli artefatti e forme della socialità. Milano: Mimesis.</em></p>
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<p><strong>Il progetto</strong></p>



<p>Il progetto grafico del volume Italia in miniatura. Un percorso tra realtà e finzione, edito da Corraini, ha visto la partecipazione, a fianco di Joan Fontcuberta e Matteo Guidi (che oltre a curare il volume hanno realizzato loro opere), delle studentesse e degli studenti ISIA Urbino Simone Allevi, Mattia Gabellini, Filippo Marani, Camilla Marrese, Giacomo Ponasso, Ginevra Scipioni, Tommaso Veridis, Fernanda Villari, Gabriele Zagaglia.</p>



<p>Il progetto grafico è di Rachele Stagni e Francesco Bellagamba con la supervisione di Jonathan Pierini. Gli stessi lavori sono presenti nella mostra “In scala diversa. Luigi Ghirri, Italia in Miniatura e nuove prospettive”.</p>



<p>I progetti grafici di comunicazione e di allestimento sono a cura del team di comunicazione ISIA Urbino guidati dalle tutor Silvia Benvenuti e Marika Mastrandrea sotto la supervisione di Jonathan Pierini con la partecipazione di Elisea Russo, Maddalena Bellin, Federico Trevisan, Giacomo Ponasso e Andrea Badiali.</p>
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		<title>Tessuti e Lamiere Gabriele Diotallevi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 10:58:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mostra trama stile automobilistico e ordisce moda, completando<br />
la grande tela di vita tessuta da Gabriele Diotallevi (Jesi, 1923-2007), i cui lembi conosciuti sono quelli di professore del Disegno Tecnico, per trentacinque anni formatore di migliaia di periti industriali, e di ingegnere, progettista di centinaia<br />
di costruzioni con lo Studio Albertini, Diotallevi e Ferrari a Jesi.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<h3 class="wp-block-heading">Progetto di <strong>Riccardo Diotallevi</strong></h3>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>La mostra trama stile automobilistico e ordisce moda, completando la grande tela di vita tessuta da Gabriele Diotallevi (Jesi, 1923-2007), i cui lembi conosciuti sono quelli di professore del Disegno Tecnico, per trentacinque anni formatore di migliaia di periti industriali, e di ingegnere, progettista di centinaia di costruzioni con lo Studio Albertini, Diotallevi e Ferrari a Jesi. Una vita intorno al disegno, al progetto, alla carta pitturata, in un’elegante ecletticità espressiva di equilibri compositivi, formali e umani. L’esistenza di Gabriele Diotallevi è colma di passioni, sogni e fissazioni, che ruotano tutte intorno ad abiti e carrozzerie.</p>



<p>La mostra ha preso spunto dal ritrovamento di alcune agende del Liceo e del periodo universitario, dove i disegni del costume e dei mezzi di trasporto del Ventennio fascista e del Dopoguerra evidenziano i dettagli stilistici e i toni caratteriali di una generazione alla ricerca di eleganza. Tessuti e lamiere, pensati come materiali di rivestimento del corpo o dei motori, se manipolati nella loro vestibilità da creatività e gusto per la modellazione, divengono generatori di linguaggi espressivi.</p>



<p>Uomini e donne sembrano usciti dalle scene di film del cinema dei Telefoni bianchi, dove i portamenti, la moda e lo stile automobilistico affermano quel diritto alla felicità in contrasto con il dovere del sacrificio per la Patria.Attraverso il talento nel disegno, Gabriele illustra gli ideali d’abbigliamento dell’epoca, donando classe ai personaggi che interpreta. Disegna carrozzerie automobilistiche plasmando stile nelle sagome di autobus che percorrono l’Italia, liberi tessuti che ricoprono una meccanica razionale. La passione dei pullman diventa una vera e propria mania. Iniziata in gioventù con la creazione di modellini in lamiera, perseguita da adulto con la progettazione di frontali e grafiche di pullman reali, consolidata da pensionato con la ripresa del modellismo e del collezionismo di modelli commerciali, ai quali personalizza le grafiche e aggiunge lo sterzo.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="658" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-01-658x1024.jpg" alt="" class="wp-image-7003" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-01-658x1024.jpg 658w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-01-193x300.jpg 193w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-01-768x1195.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-01.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 658px) 100vw, 658px" /><figcaption>Stagioni, 1943. Disegno a china e matita di Gabriele Diotallevi</figcaption></figure>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="658" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-02-658x1024.jpg" alt="" class="wp-image-7004" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-02-658x1024.jpg 658w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-02-193x300.jpg 193w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-02-768x1195.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-02.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 658px) 100vw, 658px" /><figcaption>Donne di strada, 1941. Disegno a china di Gabriele Diotallevi</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="658" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-03-658x1024.jpg" alt="" class="wp-image-7005" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-03-658x1024.jpg 658w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-03-193x300.jpg 193w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-03-768x1195.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-03.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 658px) 100vw, 658px" /><figcaption>Uomini d’affari, 1941. Disegno a china di Gabriele Diotallevi</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="596" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-04.jpg" alt="" class="wp-image-7008" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-04.jpg 900w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-04-300x199.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-04-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Opere commemorative: Stranger Than Paradise, 2021 (sinistra) e L’ingegnere, 2022. Giancarlo Ercoli</figcaption></figure>
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<p>Mentre la sua esigenza di eleganza unita alla dote del buon gusto e ai saperi della moda lo portano alla scelta di sarti d’eccellenza, che confezionano su misura i suoi abiti e camicie. Sono maestri artigiani che divengono fornitori nonché amici per una vita intera. Nelle frequentazioni in quei laboratori, come nelle botteghe rinascimentali, si discute di moda, di tessuti, si scelgono i modelli, e si decidono i tagli per la realizzazione di tutto il guardaroba. Gabriele viene a conoscenza dei segreti sartoriali.</p>



<p>Il figlio, Riccardo Diotallevi, curatore dell’intero progetto, ha messo in connessione un’ottantina di disegni a una collezione di modellini di autobus, incastonando opere artistiche delle medesime tematiche, realizzate da Andrea Boldrini, Giancarlo Ercoli e Gino Sampaolesi. Nel catalogo, stampato per l’inaugurazione della mostra, sono raccolte le testimonianze scritte da Giancarlo Bassotti, critico d’arte, sul rapporto arte e moda; da Roberto Giolito, Head Heritage, FCA, sul car design e da Cristiana Paesani, designer, su moda e uso del tessuto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="596" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-06.jpg" alt="" class="wp-image-7012" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-06.jpg 900w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-06-300x199.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/10/diotallevi-06-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Scorcio della mostra settore Tessuti</figcaption></figure>
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<p>L'articolo <a href="https://mappelab.it/tessuti-e-lamiere-gabriele-diotallevi/">Tessuti e Lamiere Gabriele Diotallevi</a> proviene da <a href="https://mappelab.it">MappeLAB</a>.</p>
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		<title>Endless Sunset a Peccioli</title>
		<link>https://mappelab.it/endless-sunset-a-peccioli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2022 14:46:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La discarica e il buon governo. Le risorse hanno molti nomi,<br />
 e le più interessanti pratiche contemporanee ci insegnano che la qualità ha molti volti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://mappelab.it/endless-sunset-a-peccioli/">Endless Sunset a Peccioli</a> proviene da <a href="https://mappelab.it">MappeLAB</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>La discarica e il buon governo. Le risorse hanno molti nomi, e le più interessanti pratiche contemporanee ci insegnano che la qualità ha molti volti. Peccioli non è solo uno dei borghi più belli d’Italia, ma ha una delle discariche più virtuose, una discarica modello, un sistema integrato di recupero energetico, una factory di cultura contemporanea. Un luogo dove si partecipa agli open day, dove ci si sposa, dove si va in gita come al museo. Economia circolare e risorse per la comunità sono l’output che ha consentito a questa piccola comunità di distinguersi – tanto per i cittadini quanto per gli ospiti che arrivano là. La strategia è chiara, e anche le parole – Belvedere e Fondazione Peccioliper. Tutto chiaro, senza malintesi. Renzo Mascelloni è il Sindaco di Peccioli, l’ispiratore della Belvedere Spa – già nel nome non si allude all’orrore dei rifiuti ma alla metamorfosi che genera e rigenera la vita, la fruizione, l’esperienza.</p>



<p>Con questa lucidità Peccioli è dall’’inizio degli anni Novanta un cantiere a cielo aperto, il centro di una relazione nuova tra arte e progetto urbano, architettura e paesaggio. Primo attore di questo visionario sistema, l’amministrazione pubblica che ha unito rifiuti e futuro, scarto e promessa con processi di innovazione e ricerca per sviluppare il potenziale simbolico e gli immaginari dell’arte contemporanea. L’obiettivo è la costruzione di una cultura dell’abitare ancorata al contesto locale, qui ed ora. L’arte non come manifestazione esteriore, stucchevole e retorico mainstream da esibire, ma l’arte per le comunità di Peccioli, quelle temporanee – curatori, artisti, professionisti delle imprese culturali e creative, architetti – e quelle permanenti – i residenti. Li accomuna un’idea di cittadinanza culturale che condivide progetti e pratiche innovative condivise.</p>



<p>I progetti di arte pubblica disseminati nel territorio come nuove mappe di lettura del paesaggio sono ponti, infrastrutture utili, segni; sono opportunità di nuova e diversa contemplazione &#8211; paesaggistica, urbana, architettonica. L’elenco è lungo, e promette di allungarsi – tra gli altri artisti e architetti Patrick Tuttofuoco, David Tremlett, Alicja Kwade, Mimmo Paladino, Domenico Bianchi, Mario Cucinella.</p>
</div>
</div>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p><strong>CC &#8211; Peccioli è un laboratorio del contemporaneo, un luogo che ha messo insieme il riciclo di una discarica virtuosa con arte contemporanea, architettura e servizi evoluti. Qual è stata la tua percezione di questo contesto?</strong></p>



<p><strong>PT</strong> &#8211; Quando sono arrivato Peccioli la mia esperienza è stata fantastica. Ho trovato qui un luogo che già si era caratterizzato fortemente per un interesse nei confronti dei contenuti, della ricerca e soprattutto della capacità di trasformare condizioni complesse in una forza, in un valore capace di generare energia per il territorio sia materialmente che dal punto di vista economico. Un contesto incredibilmente fantastico, illuminato. Nel territorio, nella fisionomia del luogo, erano già presenti interventi di altri artisti contemporanei, che testimoniavano radici che risalgono a metà anni ’90. Ho quindi trovato un humus intelligente, ricettivo e soprattutto coltivato alla radice. Tutti i cittadini di Peccioli e le persone che abitavano in aree limitrofe come Ghizzano, e altri piccoli centri erano abituati ad avere nella normalità della loro esistenza urbana, la cultura come elemento fondante, proprio per la presenza delle opere di quegli artisti. Non solo, quindi, esisteva la capacità di acquisire queste informazioni e questi contenuti in maniera positiva, ma si era anche costituito un vocabolario che per quanto semplice, era stato già sviluppato come territorio connettivo, particolarmente ricettivo.</p>



<p><strong>CC &#8211; David Tremlett con il muro di contenimento, Daniel Buren, Mario Cucinella, Sergio Staino, le Presenze dei grandi corpi in discarica, e il tuo ponte pedonale: come dialogano tutte queste esperienze autoriali e visive? C’è consapevolezza dl valore nella comunità?</strong></p>



<p><strong>PT</strong> &#8211; C’è stato un lavoro di preparazione, nel tempo. Una comunità reagisce bene se si inseriscono gradualmente piccoli elementi che costruiscono un vocabolario, anche esiguo, di riferimento, che rende l’arte, i contenuti artistici specifici e la ricerca, un’esperienza della vita all’interno del territorio. Quando sono arrivato e ho avuto la possibilità di intervenire in questo contesto così fertile, questo segno, il mio e il segno di tutti gli altri, si sono inseriti in un coro di eventi che la popolazione era in grado di interpretare, forse non esattamente nel modo in cui io pensavo. Ma quello che conta è generare una possibilità di riverbero dei contenuti, questa è la cosa più importante dell’esperienza di Peccioli. Ogni intervento ha un suo contenuto, una sua storia, un suo messaggio e la poliedricità di tutto questo genera un campo ancora più ampio, più intenso di possibilità di chi vive lì. La forza sta proprio nella capacità di costruire un dialogo con le persone che vivono i luoghi in modo che questi segni non rimangano gesti alieni, astronavi atterrate da un contesto altro, ma diventino elementi della storia, della narrazione del luogo, preparato nel tempo a recepire questi segni, a generare uno scambio con queste forme. In questa logica ogni forma, anche la più disparata, si inserisce in un campo energetico talmente ampio che non può che migliorare l’esperienza dell’artista in senso ampio.</p>
</div>



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<p><strong>CC &#8211; Endless Sunset: perché questo titolo?</strong></p>



<p><strong>PT</strong> &#8211; Il titolo è una parte importante di un’opera se l’artista vuole dare qualche informazione in più sul suo lavoro oltre la presenza fisica dell’intervento. Il riferimento è in relazione al paesaggio, all’idea emozionante di un tramonto che non finisce mai, di quel momento della giornata in cui si passa da uno stato di attività, di produzione, a un momento di relax e contemplazione. Il passaggio dal giorno alla sera è un momento intensissimo dove queste due frequenze si uniscono, si sovrappongono, in una sorta di transizione morbida in cui l’una entra dentro l’altra. L’idea era quella di evocare in chi passava sul ponte tutto questo. Il lavoro la racconta in tanti modi. Nella scelta della forma a spirale, ma quello stesso pensiero quella stessa idea, quella stessa forma nasce per poter proseguire all’infinito, potrebbe finire lì e proseguire altrove, in un altro paese, quasi giocando con uno spazio-tempo totalmente dilatato, esploso, non lineare. Nella relazione col paesaggio, poiché questa passerella così importante per dimensione – 135 metri, a 30 metri di altezza – si impone per chi cammina dal paese, per chi passa da sotto e vede quella forma che si staglia nel cielo. Per me era importante trovare una modalità semplice per reinserire, riassorbire nell’opera il più possibile il paesaggio o la natura, che è l’elemento sui cui si inserisce la passerella stessa.</p>



<p><strong>CC &#8211; Come è nata l’idea della spirale, e la scelta del colore?</strong></p>



<p><strong>PT</strong> &#8211; Volevo costruire una forma che avesse una rappresentazione spaziale, fisica, del tempo, della sua ciclicità e del suo procedere, una forma esperienziale che si estende per tutta la lunghezza del percorso. L’obiettivo era raccontare cromaticamente una storia, creare una narrazione di fondo, quella del cielo che tramonta, che trapassa dalla luce al buio e in quel frangente ha una trasformazione cromatica incredibile, che ho replicato insieme a un colorista nella modalità della trasformazione di un cielo d’estate. Quei cromatismi li abbiamo proprio spalmati, dipinti – con una pittura fatta a mano, inventata – su tutta la pelle dell’opera partendo da un lato e andando indietro verso l’alto. L’idea di un momento che si dilata all’infinito, con i colori che si porta dietro fino all’ultimo istante è una delle esperienze cromatiche più forti, non solo per la capacità di generare un’emozione e una energia di gioia, ma proprio per la possibilità di entrare in contatto con la sfera cognitiva dell’essere umano che va oltre il concetto, il processo culturale, e piuttosto ha a che fare con sensazioni forti, basiche, dirette.Ecco, questa emozione doveva essere catturata, portata quasi all’infinito e regalata al passaggio di chiunque, poiché in un intervento pubblico l’artista ha una responsabilità in più. Deve trovare una sintesi nella propria ricerca che tenga fede all’essenza e all’evoluzione ma che sia anche capace di “semplificare il segnale”, trovando una frequenza intermedia in grado di dialogare con semplicità ed efficacia con un pubblico che non necessariamente è preparato al contatto con l’opera. Il valore del colore consente di accedere all’emozione a livello inconscio, al di là della preparazione culturale.</p>
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<p><strong>CC &#8211; Nel tuo lavoro la luce ha sempre avuto un ruolo fondamentale: come si colloca questa esperienza urbana nella tua attuale ricerca e produzione</strong></p>



<p><strong>PT</strong> &#8211; La luce è un elemento che ricorre fin dall’inizio nel mio lavoro. Quello che mi piace della luce è la sua capacità di raccontare qualcosa di vivo. Si tratta prima di tutto di un’energia che si manifesta a livello tecnico-formale, a livello visivo e percettivo, e poi è un energia fisica che scorre, non un inerte ma una forma viva che ha capacità di mutare. Questo si collega a livello sensoriale, visivo, cognitivo con l’idea di vita, del respiro. La luce è stata importante nella mia ricerca già nella prima serie di lavori verso la fine degli anni ’90, in rapporto alla possibilità di occupare lo spazio pubblico che significa considerare il dialogo con l’altro, rispettare il punto di vista altrui. Questo “altrui”, se veramente esteso a tutto il territorio, è talmente vasto e ampio da metterti di fronte a possibilità incredibili di scambio e di dialogo che tiene in piedi la ricerca artistica, l’arte, il desiderio di accumulare conoscenza, condividere conoscenza, consumare conoscenza. Un ciclo energetico, che continua ciclicamente a ripetersi, il motore che tiene in piedi l’arte. Sicuramente la mia.</p>
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		<title>Pittura site–specific alla Mole e quartiere Archi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 13:09:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto di pittura site-specific indaga la relazione tra il quartiere degli Archi e la Mole Vanvitelliana restituendo sulla parete quanto ha acquisito durante la sua routine quotidiana di esplorazione, attraverso l’elaborazione di segni e simboli. La Mole Vanvitelliana, storico edificio risalente al XVIII sec., sorge su un’isola artificiale all’interno del porto di Ancona. Il [&#8230;]</p>
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<p class="fs-5">Il progetto di pittura site-specific indaga la relazione tra il quartiere degli Archi e la Mole Vanvitelliana restituendo sulla parete quanto ha acquisito durante la sua routine quotidiana di esplorazione, attraverso l’elaborazione di segni e simboli.</p>



<p>La Mole Vanvitelliana, storico edificio risalente al XVIII sec., sorge su un’isola artificiale all’interno del porto di Ancona. Il Lazzaretto, progettato da Luigi Vanvitelli, era collegato alla terraferma tramite tre ponti. La sua funzione era specifica: far passare un periodo di tempo, alle persone e alle merci arrivate dal mare che entravano nella città. In questa procedura il tempo era definito, oltre che dalla degenza, anche dai limiti spaziali dell’edificio.</p>



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<p>La Mole riveste quindi una caratteristica speciale di spazio in relazione al passare del tempo e questa riflessione ha innescato in Oliviero Fiorenzi l’idea di costruire su questo concetto il progetto per la call off line. Open Signs è un progetto che nasce dall’indagine del tempo, e dei tempi, del processo creativo, possibile grazie alla costruzione di una temporalità scandita dal passare dei dieci giorni di residenza, in una routine dal respiro lento. Considerando che la Mole nel tempo ha acquisito diverse funzioni e si trova ora ad essere uno spazio pubblico aperto, l’artista ha creato un progetto che si pone l’obiettivo di formulare un dialogo diretto tra il dentro e il fuori, aperto alle tante esperienze che connotano la vita della città. La routine che Oliviero Fiorenzi ha costruito consiste quindi nel camminare nell’area urbana circostante alla Mole, nel raccogliere informazioni, immagini, memorie, simboli, segni e oggetti che raccontano la storia del luogo e anche la storia del percorso dell’artista nel luogo stesso. Camminare nel quartiere significherà vivere per assorbire e poi per restituire questa esperienza all’interno degli spazi della Mole. In seguito a questo procedimento di assorbimento ed elaborazione, Oliviero Fiorenzi dipingerà quanto tradotto sulla parete espositiva nella corte della Mole.</p>
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		<title>La nuova Biblioteca Mozzi Borgetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 13:02:06 +0000</pubDate>
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<p>Il 28 novembre del 2019 è stata inaugurata la nuova biblioteca Mozzi Borgetti dove gli attuali allestimenti e destinazioni d’uso hanno dato risposta alle funzioni necessarie a questa istituzione culturale. Organizzata nel 1773 dal comune di Macerata come biblioteca pubblica, occupava solo alcuni degli attuali locali dell’ex Collegio dell’Ordine dei Gesuiti dove nel tempo trovarono la loro sede altre importanti istituzioni culturali cittadine. Tutto l’edificio e in particolare la biblioteca è da sempre testimonianza ed espressione della vita culturale locale. Macerata nel XVI secolo, il cosiddetto “periodo d’oro” in cui veniva definita “Atene delle Marche” per la presenza dell’università ed altre scuole presso i vari ordini religiosi, di numerose accademie in particolare quella dei Catenati, di diversi organi politico amministrativi come i Legati poi Governatori generali della Marca con la loro Curia, il Tribunale della Rota, il Collegio degli avvocati e procuratori che aveva l’autorità di riconoscere la laurea negli studi giuridici. Da qui si gettarono le basi per la costituzione dell’attuale fondo storico di 350.000 volumi formato dalle donazioni di illustri cittadini come giuristi, illuministi, religiosi, collezionisti, bibliofili, eruditi, studiosi (come i carteggi di Luigi Lanzi, treiese fondatore della disciplina della storia dell’arte). Altri volumi arrivarono dalle biblioteche dei conventi soppressi dalla Repubblica romana del 1848 che si sommavano a quelli della precedente soppressione dell’ordine della Compagnia del Gesù che originò il fondo stesso e fornì gli spazi per la biblioteca; da nutrite raccolte di manoscritti, pubblicazioni musicali e teatrali a cui si aggiungono un fondo fotografico di 20.000 foto e fondi manoscritti e a stampa di argomenti risorgimentale per anni organizzati in un vero e proprio Museo del Risorgimento.</p>
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<p>In due secoli di attività la biblioteca è andata progressivamente estendendosi con sale e depositi ai vari piani dello stabile ma il cuore di questo patrimonio storico trova per lo più spazio al piano nobile nelle stanze degli Specchi allestite da Domenico Marzapani e Domenico Cervini, decorate da quadrature dei soffitti con temi cari all’Illuminismo, trame di grottesche di matrice raffaellesca e stilemi pompeiani con ritratti di filosofi e di scienziati illustri. Il recupero conservativo della Mozzi Borgetti, già descritto da Mappe, parte nel 2006 su progetto dell’architetto Marcello Santini e degli ingegneri Andrea Fornarelli e Guglielmo Cervigni, quest’ultimo stimato professionista del maceratese scomparso quest’anno all’età di 46 anni a causa del Covid. Il progetto per il nuovo allestimento inizia nel 2016 ad opera degli architetti Marco Scrivani e Simone Pennesi e segue la tendenza generale in atto in tutta Europa di concepire la biblioteca come luogo dove si punta meno a classificare e mettere a posto una grande quantità di libri nel centro delle città – spostando la funzione di magazzino in altri edifici – e di riconvertirlo all’accoglienza di un pubblico molto vario con degli spazi più aperti alla vita della comunità e ai visitatori, attratti dalla bellezza dell’edificio e del suo patrimonio librario. A questo va aggiunto che, trovandoci nell’era digitale, l’acquisizione di dati e informazioni avviene tramite i canali più diversi, i contenuti sono mutevoli e necessitano di un contenitore flessibile, versatile e adattabile.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Nel 2019 grazie a un progetto collettivo realizzato dagli architetti Scrivani e Pennesi, dal personale della biblioteca e dal comune, è stato terminato l’ampliamento funzionale e il nuovo allestimento della biblioteca che ha interessato soprattutto il piano terra dell’ex collegio dei gesuiti già ad uso della Mozzi Borgetti e la palazzina delle ex terme dove sono stati riconvertiti degli spazi usati in precedenza dai musei civici. Il nuovo polo culturale ora è costituita da due sale per i bambini e i ragazzi, una sala lettura con consultazione a scaffale aperto, un auditorium, una caffetteria, un programma espositivo e l’informagiovani.</p>



<p>Purtroppo ma non ad opera dei due architetti suddetti le è stata sottratta una sala lettura di rara bellezza organizzata nella loggia superiore dell’ex collegio dei gesuiti che originariamente aveva la funzione di specola e che ora è stata destinata ad ambiente espositivo determinando l’oscuramento delle suggestive finestre panoramiche.</p>



<p>Il piano di ingresso è stato concepito come piazza pubblica o proseguimento naturale della piazza antistante, Vittorio Veneto, e insieme a tutto il piano terra riassume con le nuove destinazioni d’uso e gli strumenti e i linguaggi usati, i modi con cui la biblioteca intercetta le differenti esigenze conoscitive.</p>



<p>Qui si succedono un reference a cui si aggiungono dei servizi di informazione digitali, l’emeroteca, le due sale per i bambini e i ragazzi, l’informa giovani, dei punti relax, una terrazza e il collegamento con la storica Sala Castiglioni attrezzata per presentazioni, conferenze e formazione. Il fruitore è guidato da un ricercato cromatismo che differenzia questi spazi e da una segnaletica, digitale e grafica. Grazie al nuovo ingresso open space dove sono collocate il reference, l’emeroteca e il book crossing, i percorsi sono facilmente intuibili<br>e attraverso il nuovo corpo scale e ascensore che raddoppia l’asse distributivo sui vari livelli di tutto il complesso, conducono scendendo alla public library a doppia altezza, all’auditorium e al programma espositivo con aule laboratoriali e salendo alla storica biblioteca Mozzi Borgetti.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>La nuova sala lettura a scaffale aperto, con postazioni di lavoro mobile e aree relax, è a doppio livello, con ampie finestre preesistenti, distribuite su tre lati e funge da sala lettura per la ricerca, lo studio individuale e collettivo e per la condivisione di file audio e video. L’auditorium è polifunzionale con più di novecento posti ed è allestito per essere sala convegni, concerti, teatro. Le due sale per i più piccoli e per i ragazzi sono organizzate per differenti fasce d’età e hanno un catalogo che tiene conto anche dell’attività dell’associazione “Nati per leggere” della provincia e di “Ars in fabula”, prestigiosa scuola di illustrazione della città.</p>



<p>La BiblioKids è uno spazio aperto con tappeti e un arredamento mobile e comodo che rende merito agli studi di Maria Montessori, indicata da alcune fonti bibliografiche come socia dell’Accademia dei Catenati di Macerata che ancora conserva la sua sede in questo palazzo. La BiblioJunior con librerie facilmente accessibili e la sala lettura dell’emeroteca sono ancora poco definite e ridotte a causa della sistemazione in emergenza di altre destinazioni d’uso, sia per il post terremoto che per il Covid. Inoltre chiudendo alle diciotto e trenta, la Biblioteca Comunale non consente ad alcun lavoratore di approfittare nel corso delle ore serali di questo servizio pubblico.</p>



<p>Il fondo storico della Biblioteca Mozzi Borgetti è consultabile solo su prenotazione e la sua visita è gestita dagli operatori dei musei civici. Nell’ottica dell’apprendimento attivo sarebbe però auspicabile che l’accesso e la consultazione dei volumi storici fosse a scaffale aperto. Per il momento l’uso della tecnologia attuale ha come per tutte le biblioteche moderne i vantaggi di collezionare più di quello che queste istituzioni possono permettersi di comprare e di far accedere a materiali prima non disponibili agli utenti, preservando anche documenti rari per le generazioni a venire.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://mappelab.it/la-nuova-biblioteca-mozzi-borgetti/">La nuova Biblioteca Mozzi Borgetti</a> proviene da <a href="https://mappelab.it">MappeLAB</a>.</p>
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		<title>L’immagine per contatto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 12:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte / Culture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Nella nuda e palese compagine del fattuale, l’originario non si dà mai a conoscere, e la sua ritmica si dischiude soltanto a una duplice visione. Essa vuol essere conosciuta quale restaurazione, non ripristino da un lato e, dall’altro e proprio per questo, da un che di imperfetto e non conchiuso.” W. Benjamin, Il dramma barocco [&#8230;]</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="m-0 p-0 fs-4 mb-3"><em>“Nella nuda e palese compagine del fattuale, l’originario non si dà mai a conoscere, e la sua ritmica si dischiude soltanto a una duplice visione. Essa vuol essere conosciuta quale restaurazione, non ripristino da un lato e, dall’altro e proprio per questo, da un che di imperfetto e non conchiuso.”</em></p>



<p class="small">W. Benjamin, Il dramma barocco tedesco, Torino 1971, p. 29.</p>



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<p>Mi piace pensare che dopo aver tanto professato l’immagine come una sorta di sintomo fluente, di catastrofe interna allo sviluppo in divenire, si possa tornare di nuovo all’idea di origine-sorgente, seppur relativa all’individuo e non legata ad una diversa metafisica. Un concetto che parte, nella poetica in questione di Benedetta Giampaoli, dalla constatazione del sé per una diversa esigenza espressionistica. Come afferma l’artista, i suoi sono strumenti individuali che cercano di afferrare la crisi del tempo, inteso come spazio discontinuo.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="710" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/immagine-per-contatto-01.jpg" alt="" class="wp-image-5157" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/immagine-per-contatto-01.jpg 600w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/immagine-per-contatto-01-254x300.jpg 254w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>“Gli occhi sono gli organi ‘mobili’ attraverso i quali percepiamo il mondo. La pittura nasce dagli occhi, successivamente viene eseguita dalla mano. Ogni immagine è un gioco, un tranello, un’ambigua verità. Nella mia ricerca mezzi come il disegno, la grafica e la pittura vengono utilizzati per dare forma a questi racconti di immagini stralunate in cui la figura ha un ruolo protagonista: in particolare quando non è presente.” E ancora: “Non esiste mai un tempo definito dove si collocano le immagini: tutto si dilata e allo stesso tempo tutto converge; costante è la necessità del fallimento di un soggetto, scoprire il punto debole, masticarlo e sputarlo nuovamente, diverso, sotto una rinnovata pelle.” In questo senso vi è sempre un processo di contatto, per una ricerca di autenticità tutta personale pur rimanendo nella traccia di una necessità pittorica che rimanda necessariamente agli anni Ottanta. Sempre ribadendo questa differenziazione fra un concetto di origine e di genesi, l’autrice afferma: “Metamorfosi continue accadono in particolare all’interno delle tele: alcuni elementi tendono a ripetersi ma riproponendosi diversi nel passaggio da una tela all’altra, a volte quieti dei loro nuovi abiti, altre sconvolti come se non trovassero mai uno specchio in grado di riflettere la vera identità del loro aspetto. Ogni lavoro parte dalla necessità di non comprendere a fondo e razionalmente un’immagine bensì di vederla nascere segno dopo segno e stupirsi del colore o della forma che prende, di esaltare e preservare l’entusiasmo di una bugia, proprio come un bambino che modella il pongo.”</p>
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<p>Questo recupero del lato quasi pre-iconico, infantile, fa sì che anche l’atteggiamento nel fare pittura non solo non sia rispondente ad una analisi logico-razionale ma che le modalità di attuazione abbiano un fare rabdomantico, quasi che le immagini necessitino di una dimensione aliena dalla concentrazione, dalla focalizzazione di un tema. “I dipinti spesso nascono quando sono distratta, quando ragiono a tutt’altro perché solo così riesco a sentire con una naturalezza e con una certa libertà ciò che mi circonda: un pensare che figuro nella mia testa come quello di un fiume, un flusso di sensazioni e immagini che nuotano incessantemente, alle volte unite e aggrovigliate fra loro, altre che addirittura s’affogano.”</p>



<p>Forse, per contatto.</p>
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</div><p>L'articolo <a href="https://mappelab.it/limmagine-per-contatto/">L’immagine per contatto</a> proviene da <a href="https://mappelab.it">MappeLAB</a>.</p>
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