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	<title>Arte Archivi - MappeLAB</title>
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	<title>Arte Archivi - MappeLAB</title>
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		<title>Congerie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 15:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mappe N°23]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla metà degli anni 90 i fratelli Giovanni, Virgilio, Giuseppe, Giannunzio, Adolfo ricoprivano a vario titolo il ruolo di amministratori della Finanziaria Mariano Guzzini (FIMAG), che controllava le diverse aziende del Gruppo Guzzini. Erano i fondatori delle aziende iGuzzini illuminazione nel 1959, di Teuco nel 1970 e avevano rafforzato il marchio di Fratelli Guzzini, fondata nel 1912 dai propri zii e dal padre Mariano. Aziende di successo internazionale per il settore in cui operavano e per il territorio in cui erano situate: Recanati, le Marche.</p>
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<p>Il collettivo Congerie nasce nel 2019 come gesto artistico e politico, come risposta incarnata alle fratture ambientali, sociali e identitarie che attraversano Vallecascia – una piccola frazione nel comune di Montecassiano, nel cuore rurale e marginale delle Marche. Fin dalla sua fondazione, il gruppo si è costituito come un organismo poroso, un osservatorio partecipato e immersivo, capace di ascoltare il battito irregolare di un territorio dimenticato e di rispondere non con la sola documentazione o denuncia, ma con l&#8217;invenzione di nuove forme di abitabilità sensibile e comunitaria.</p>



<p>Congerie non si limita a osservare: il suo è un lavoro di restituzione poetica del reale, in cui la rovina non è un ostacolo ma un varco; non un segno della fine, ma un inizio possibile. La pratica artistica diventa così uno strumento di indagine e di riappropriazione, capace di smuovere ciò che si credeva immobile. Attraverso l&#8217;arte, la performance, il rito, Congerie tenta una risemantizzazione radicale del paesaggio, al di là delle facili pacificazioni. Il centro gravitazionale di questa ricerca è Vallecascia, un&#8217;area a vocazione industriale cresciuta nei primi decenni del Novecento attorno alla Fornace Smorlesi, storica fabbrica di laterizi che ha segnato profondamente l&#8217;identità economica e simbolica del territorio.</p>



<p>Per quasi un secolo, la fornace ha rappresentato un punto di aggregazione sociale e lavorativa: un luogo di fatica e di coesione, ma anche di dipendenza economica. Quando, nel 2012, la fabbrica ha chiuso i battenti, ciò che è rimasto non è stato solo un relitto architettonico – vasto, spettrale, degradato, pieno di amianto – ma un vuoto comunitario: la dissoluzione di una forma di appartenenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="681" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/rito-2-1024x681.jpg" alt="" class="wp-image-15397" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/rito-2-1024x681.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/rito-2-300x199.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/rito-2-768x511.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/rito-2-1536x1021.jpg 1536w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2025/09/rito-2.jpg 1900w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È a partire da questa cesura che Congerie sceglie di tornare alla fornace. Non con lo sguardo pietrificato della nostalgia, né con la retorica museale della conservazione, ma interrogando le possibilità di un nuovo patto immaginativo con lo spazio e con le sue memorie ferite. Come trasformare la rovina in soglia e non in reliquia? Dal 2019, queste domande prendono corpo in <strong>I Fumi della Fornace</strong>, un progetto curatoriale e un rito comunitario che si svolge annualmente attorno e all&#8217;interno dell&#8217;ex sito produttivo. Non una semplice rassegna, ma un processo di riattivazione simbolica e relazionale, in cui la fabbrica abbandonata viene attraversata, abitata e trasformata. I Fumi della Fornace si struttura come un dispositivo collettivo in cui la memoria operaia si intreccia con le forme espressive del presente: testimonianze orali, installazioni site-specific, pratiche performative, arti visive e momenti conviviali compongono una drammaturgia plurale che tiene insieme la carne del passato e il desiderio del possibile.</p>



<p>Chi partecipa non è spettatore, ma coabitante temporaneo: artista, ricercatore, abitante o visitatore è chiamato a esporsi, a confrontarsi con la materia instabile del luogo. In questo senso, I Fumi della Fornace è una pratica di prossimità, una forma di attesa attiva, un esercizio di attenzione. È un gesto poetico-politico che tenta di riscrivere le condizioni dell&#8217;abitare, riconnettendo ambiente, storia e comunità attraverso il linguaggio poroso dell&#8217;arte. La fornace non è più solo un segno del passato: diventa un corpo condiviso, un archivio di fantasmi e possibilità, un campo magnetico in cui la memoria si fa gesto. L&#8217;esperienza di Congerie propone una modalità altra di presenza; una modalità che sa che l&#8217;abitare (l&#8217;occupare e occuparsi di eredità) non è mai innocente, ma può essere ancora generativo. In Vallecascia, tra i detriti di un tempo sospeso, Congerie non cerca di ricostruire ciò che è perduto, ma di abitare poeticamente l&#8217;irrimediabile. E da lì, forse, inventare un&#8217;altra forma di comunità.</p>
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		<title>Oscar Quagliarini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 11:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leva 1978, nasco a Roma, ma cresco a Cassano d’Adda in provincia di Milano. Inizio a 16 anni a coltivare la passione per la musica mettendo su una band di rock progressive, i “De Generazione” dove suono i sintetizzatori. A 18 anni lascio la band e mi dedico come solista alla musica elettronica.</p>
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<p>Leva 1978, nasco a Roma, ma cresco a Cassano d’Adda in provincia di Milano. Inizio a 16 anni a coltivare la passione per la musica mettendo su una band di rock progressive, i “De Generazione” dove suono i sintetizzatori. A 18 anni lascio la band e mi dedico come solista alla musica elettronica. Per l’acquisto di nuovi sinth intraprendo il lavoro serale presso il “Dopo”. Dopo due anni e un corso base cocktail inizio il percorso a Milano dove dopo circa sei mesi incontro il mentore Enrico Contro detto “Frog”. Da quel momento inizio uno studio ossessivo sul mondo del cocktail e della merceologia. Affianco il lavoro alla musica, all’università e alla marjuana (in tutto questo il viaggio è sempre stato un compagno). Due volte all’anno prendo uno zaino e parto alla scoperta di cucine, bevande, religioni, usanze, rituali nuovi. L’esigenza di nuovi ingredienti da utilizzare mi porta ad approfondire studi erboristici e tecniche di estrazione in idroalcolica da piante e spezie. Divento in poco tempo una sorta di esperto di ingredienti homemade, tanto da essere chiamato a seguire un opening in Benin, West Africa.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Dopo l’Africa mollo tutto e tutti e parto per Parigi dove vengo chiamato per l’opening di “Grazie”, pizzeria-cocktail-bar nel cuore del Marais. A Parigi avverto la necessità di sviluppare nuove idee, decido così di iniziare a studiare la profumeria. In poco tempo scopro un universo di nuovi ingredienti e inizio a divertirmi trasformando i profumi più conosciuti in drink. La cava di Grazie diventa un laboratorio ricco di barattoli con erbe e spezie in infusione. Durante una delle mie prove spray al bancone vedo una donna incuriosita dal mio modo di lavorare e di annusare in continuazione qualsiasi cosa. Esordisce alla seconda vaporizzata dicendomi “ça sent Shalimar!” Càspita, gli dico, sì, ho riprodotto in versione edibile e senza utilizzo di olii essenziali proprio Shalimar. Si tratta di Isabelle Doyenne, naso di Annick Goutal che scopro essere la zia di Julien il mio capo di Parigi ormai diventato dopo 15 anni di collaborazione uno dei miei più cari amici. Da quel momento almeno una volta al mese approfitto e mi getto letteralmente nel laboratorio dove Isabelle crea le sue fragranze e scopro un mondo incredibile, più di 3000 odori diversi e da quel momento la profumeria mi diventa un’ossessione.</p>



<p>Così volo a Grasse a scoprire da dove nasce tutto e inizio ad acquistare libri su libri, non dormo più, lavoro e studio, fumo e bevo. Obiettivo: potermi sedere un giorno a discutere con un naso e parlare il suo stesso linguaggio.</p>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/07/oscar-quagliarini-01-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-13513" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/07/oscar-quagliarini-01-768x1024.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/07/oscar-quagliarini-01-225x300.jpg 225w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/07/oscar-quagliarini-01.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Illustrazioni in bianco e nero di Sergio Gerasi tratte dal libro L’universo di Oscar Q di Oscar Quagliarini</figcaption></figure>
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<p class="has-small-font-size">Etichette di tre liquori creati da Quagliarini con materie prime della profumeria. </p>



<p class="has-small-font-size">Iron Signs Ylang N°0, con mandarino verde e gelsomino <br>Sanctum N° 1, con imperatoria, incenso e anice <br>Santal Rose N° 2, con sandalo bianco, sandalo rosso e rosa di Damasco</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:60%">
<p>Così dopo due anni di Parigi e due anni di viaggi tra Messico, Siberia, Madagascar, Marocco torno a Milano dove incontro la Giò e con lei creiamo Leon che ha due anni. Quando scopriamo le sue patologie e il suo amore per il mare decidiamo di muoverci dalla caotica Milano per un luogo più piccolo, sul mare, dove però ci fosse un livello alto di enogastronomia e la scelta ricade su Senigallia, piccola realtà che già conoscevo per via della mia passione per il ballo swing. Continuo il mio peregrinare tra Parigi e Milano e nel tempo libero apro Le Garagiste con l’amico Romano Bonacorsi, un laboratorio di creazione di prototipi di vermouth, bitter, amari, gin e… profumi, spezie, distillatori e ad oggi un organo con più di 700 materie prime.</p>



<p>E poi arriva il covid, mi fermo dai miei viaggi e inizio a passare più tempo con mio figlio, che dopo la profumeria diventa la mia nuova ossessione, che mi fa mettere tutto compreso la mia compagna in secondo piano. Leon è autistico, disprassico con due microdelezioni genetiche rarissime. La combo tra covid, Leon e profumeria fanno separare in casa me e la Giò e due anni fa ci separiamo definitivamente. Leon ha fatto e sta facendo passi da gigante, è seguito da 11 professionisti, io riprendo il lavoro tra Parigi e Milano, ma nel frattempo, nei pomeriggi e serate invernali post lockdown in laboratorio, incappa dentro l’amministratore delegato di Bottega dell’albergo così dopo due giorni entra nel lab anche mio fratello Roberto Martinelli, che mi dice di fare un giro in azienda e così scopro che a pochi km da casa c’è un colosso chiamato Bottega capitanato dall’ormai amicone Tommaso Pacini. Oltre a scoprire una realtà enorme scopro un ambiente che in poco tempo diventa familiare, trovo persone come Roberto e Tommaso che oltre a lavorare in sintonia diventano amici, confidenti e padrini di Leon. A Bottega raggiungo il mio secondo sogno di una vita. Il primo era quello di diventare un bartender di fama internazionale &#8211; e già 14 anni fa entrai nella top ten dei bartender del mondo &#8211; il secondo era quello di fare il naso. Bottega crede in me e nelle mie capacità e decide di assumermi.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="540" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/07/oscar-quagliarini-08.jpg" alt="" class="wp-image-13551" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/07/oscar-quagliarini-08.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/07/oscar-quagliarini-08-300x162.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/07/oscar-quagliarini-08-768x415.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>
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<p>Ad oggi ho creato 28 fragranze per differenti strutture hotelleristiche di lusso, brand di moda e oggettistica e l’anno scorso il regalo più grande: la fragranza “Ambiente Toilette Paper” vince come miglior fragranza 2023 ad Allure. Oggi credo che se dovessero dirmi che mi resta poco da vivere sarei pronto ad affrontare la morte in maniera serena, mi reputo soddisfatto di ciò che ho fatto, ho visto quasi il mondo, ho vissuto tanto, ma tanto ho vissuto la mia vita e grazie al bancone anche le vite degli altri e con la profumeria mi sono addentrato a delle emozioni come nessun’altra professione ti permette di farlo.</p>



<p>Sto creando un mio brand di profumeria da corpo di nicchia, fragranze dedicate a luoghi, ragazze, lenzuola, mio figlio e quando creo penso intensamente a quel ricordo che nel mio cervello è rimasto memorizzato e se mi concentro so anche in quale punto si trova. Questo intendo quando dico che le emozioni il mio cervello le vive in maniera molto più profonda, il mio naso senza volerlo né saperlo in realtà ha trattenuto tutto. Sono una persona molto sensibile e tutte le persone che ho incontrato nel mio percorso le ho amate.</p>



<p>Le ultime creazioni che ho fatto sono “Eternamen-Te”, una fragranza dedicata alla persona che è comparsa come un fantasma poco più di un mese fa nella mia vita, l’altra è una frase che mi hanno detto la settimana scorsa quando al mattino presto vado in bici sul lungomare e incontrando un amico gli ho detto “certo che anche te non dormi molto “… e lui mi ha risposto così: “Money Never Sleep”. Varie persone mi chiedono come faccia a fare tutto ciò: fragranze gin amari il mio lavoro al bar tra Parigi e Milano i seminari per le convention i libri che scrivo e che leggo il pugilato, che ho iniziato a fare 15 mesi fa e che mi ha salvato da un buco nero in cui stavo cadendo senza via di uscita. La mia risposta è molto semplice Oscar non dorme… e sogna ad occhi aperti.</p>



<p>La prossima fragranza si chiamerà<br><strong>“Dreames Never Sleep”.</strong></p>
</div>



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<p class="has-small-font-size">Copertine di due Herbarium<br>di Oscar Quagliarini</p>
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		<title>La Torre delle trilogie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Video opera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla metà degli anni 90 i fratelli Giovanni, Virgilio, Giuseppe, Giannunzio, Adolfo ricoprivano a vario titolo il ruolo di amministratori della Finanziaria Mariano Guzzini (FIMAG), che controllava le diverse aziende del Gruppo Guzzini. Erano i fondatori delle aziende iGuzzini illuminazione nel 1959, di Teuco nel 1970 e avevano rafforzato il marchio di Fratelli Guzzini, fondata nel 1912 dai propri zii e dal padre Mariano. Aziende di successo internazionale per il settore in cui operavano e per il territorio in cui erano situate: Recanati, le Marche.</p>
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<p>Alla metà degli anni 90 i fratelli Giovanni, Virgilio, Giuseppe, Giannunzio, Adolfo ricoprivano a vario titolo il ruolo di amministratori della Finanziaria Mariano Guzzini (FIMAG), che controllava le diverse aziende del Gruppo Guzzini. Erano i fondatori delle aziende iGuzzini illuminazione nel 1959, di Teuco nel 1970 e avevano rafforzato il marchio di Fratelli Guzzini, fondata nel 1912 dai propri zii e dal padre Mariano. Aziende di successo internazionale per il settore in cui operavano e per il territorio in cui erano situate: Recanati, le Marche.</p>



<p>La storia di questa attività imprenditoriale di successo doveva essere conservata e messa a disposizione di quanti per ragioni di studio e di ricerca l’avessero voluta approfondire. Per questo nel 1996 FIMAG decise di creare un archivio storico delle proprie aziende, affidandone il progetto ad Anty Pansera, storico del disegno industriale, affiancata per il coordinamento dal Centro Studi iGuzzini, di cui ero il direttore.</p>



<p>Visto il grande valore culturale di prodotti e documenti storici che stavamo sistemando per l’archivio, FIMAG accolse la nostra proposta di far conoscere la storia e la cultura del proprio gruppo industriale in una grande mostra da allestire a Milano, centro della cultura del design e in quegli anni, grazie ad Assolombarda, della promozione della storia della cultura industriale. Qualche anno dopo Assolombarda creò l’Associazione degli Archivi e Musei di impresa, con FIMAG tra i soci fondatori insieme, tra gli altri, ad Alessi, Pirelli, Ducati, Barilla.</p>



<p>Ideando la mostra sentivamo l’esigenza di trovare un elemento che comunicasse con forza e, allo stesso tempo, fosse simbolo della cultura del Gruppo Guzzini, basata sull’innovazione tipologica, tecnologica, produttiva, che si esprimeva nel design dei propri prodotti. Sentivamo che questi valori potevano essere sintetizzati nella video-arte, la più contemporanea delle espressioni artistiche. In quegli anni l’avvento dei personal computer, la diffusione della cultura e dell’industria dei videogiochi, il sempre più vivo interesse dell’industria cinematografica e televisiva per i cosiddetti effetti speciali, avevano contribuito a far uscire la video-arte e la computer grafica da una sorta di cultura underground. Festival specializzati e non ospitavano esposizioni, incontri e convegni con critici e artisti di questa nuove forme espressive. Fu durante il festival Ars Elettronica di Camerino dell’85 che rimasi colpito dalle parole di Mario Sasso che proponeva alle amministrazioni delle città di commissionare un certo numero di opere elettroniche, destinate ad affiancare i campanili e le torri nei panorami urbani, per attribuire nuovo interesse ai centri urbani con espressioni artistiche della contemporaneità. Successivamente la sigla per il TG3 Rai con la musica di Brian Eno avevano aumentato in me l’interesse verso questo artista, per giunta marchigiano.</p>



<p>Grazie al comune amico Armando Ginesi, storico e critico d’arte, incontrammo nel 1996 Mario Sasso che accettò con entusiasmo la proposta. Non nascondo che esponemmo a FIMAG la realizzazione di questa opera con un po’ di titubanza per la trasgressione dalla tradizione e l’impegnativo budget economico; tuttavia la proposta fu accolta subito con molto favore, segno della assoluta sintonia culturale tra l’artista e i committenti. Avevamo colto nel segno!</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="1000" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/04/torre-trilogie-thb.jpg" alt="" class="wp-image-13681" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/04/torre-trilogie-thb.jpg 800w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/04/torre-trilogie-thb-240x300.jpg 240w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/04/torre-trilogie-thb-768x960.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mario Sasso al Museo di Arte Moderna di Mosca davanti alla sua opera Torre Mosca all’esposizione Dalla pittura all’elettronica, 2008</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="895" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/04/torre-trilogie-02.jpg" alt="" class="wp-image-13702" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/04/torre-trilogie-02.jpg 600w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2024/04/torre-trilogie-02-201x300.jpg 201w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Torre Azienda: installazione presso la sede iGuzzini nel 2000 per celebrare il passaggio al nuovo Millennio</figcaption></figure>
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<p>Mario Sasso concepì un intervento a scala urbana, riprendendo quanto aveva già espresso a Camerino, riferendosi a Recanati, dove le imprese Guzzini avevano le proprie radici. Immaginò una torre, rimando alla leopardiana Torre del Passero Solitario. Così nacque la “Torre delle Trilogie”, un video-intervento che coniugava i temi della luce, del colore e dell’acqua, gli elementi connotativi della produzione delle tre più importanti aziende del Gruppo: rispettivamente iGuzzini Illuminazione, Teuco e Fratelli Guzzini.</p>



<p>La Torre delle Trilogie si innalza per circa sei metri ed è costruita con quindici file orizzontali di quattro monitor ciascuna, sessanta monitor attraverso i quali si snodano le immagini dinamiche e colorate elaborate da Sasso, sostenute dal commento musicale di Nicola Sani, suo storico partner con il quale vinse la Nika d’oro al Festival di Linz “Ars Electronica” nel 90.</p>



<p>Sasso sottopose i tre principi-guida a un processo di metaforizzazione sicché la luce, l’acqua e il colore, astratti dagli specifici contesti di riferimento, diventassero autonomi universi semantici. Le immagini, non costruite con la computer grafica, subirono un complesso processo di post-produzione e montaggio elettronico realizzando una “coreografia”, come la chiamava Sasso, distribuita sui 60 schermi. Ricordo che era orgoglioso in particolare della pioggia le cui gocce scendevano perfettamente allineate senza interruzioni lungo tutti i 60 monitor, anticipando così alcune opere di Fabrizio Plessi.</p>



<p>Armando Ginesi nella sua presentazione dell’opera ne sintetizzò magnificamente il significato “… nell’invenzione di Mario Sasso permane il significato simbolico tradizionale identificato con l’operosità demiurgica dell’uomo che imita la creatività divina, storicizzato ed incarnato in una tipologia architettonica moderna, il grattacielo rutilante di luci, riflesso, nel nostro tempo, dell’eterno desiderio ascensionale e progressivo. Quasi a voler saldare la tradizione con la modernità, l’artigianalità con la tecnologia avanzata, evidenziando ciò che è proprio della filosofia delle aziende che promuovono l’iniziativa.”</p>



<p>La Torre venne presentata per la prima volta nell’aprile 1998 in occasione della mostra “Il Bello e l’Utile” sulla storia delle aziende del Gruppo Guzzini al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, riallestita nello stesso anno a Recanati nella Galleria Civica Guzzini. Successivamente venne esposta nel 2000 al padiglione italiano dell’EXPO di Hannover e nel 2008 alla mostra “Dalla pittura all’elettronica” al Museo di Arte Moderna di Mosca. Oggi è conservata perfettamente funzionante da FIMAG, pronta per essere nuovamente riproposta al pubblico.</p>



<p>Vorrei chiudere con l’affettuoso ricordo personale del bellissimo rapporto personale con Mario nato in questa occasione e proseguito negli anni con gli incontri nel suo studio in via del Fico, vicino Piazza del Popolo a Roma, dove mi raccontava con entusiasmo dei suoi progetti che spesso terminavano cucinando la sua pasta con il ciauscolo. Ciao Mario!</p>
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		<title>Elica si evolve con l’arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 10:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La creazione dello slogan “Il personale è politico” viene attribuita a Carol Hanisch, attivista femminista statunitense che lo utilizzò in un testo pubblicato nel 1970 in cui sottolineava l’importanza di considerare sempre le esperienze personali, quando si discute di questioni politiche e sociali, ma anche di riconoscere che queste dinamiche possono riflettere e influenzare le strutture di potere esistenti. In altre parole, ciò che accade nella sfera personale può avere un impatto significativo sulle questioni politiche e sociali più ampie e viceversa.</p>
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<h5 class="wp-block-heading m-0 p-0"><strong>Il Personale Opera d’arte site-specific</strong> di Claire Fontaine</h5>



<h5 class="wp-block-heading m-0 p-0 mt-2"><strong>Fondazione Ermanno Casoli</strong> &#8211; Fabriano</h5>



<p class="mt-4">La creazione dello slogan “Il personale è politico” viene attribuita a Carol Hanisch, attivista femminista statunitense che lo utilizzò in un testo pubblicato nel 1970 in cui sottolineava l’importanza di considerare sempre le esperienze personali, quando si discute di questioni politiche e sociali, ma anche di riconoscere che queste dinamiche possono riflettere e influenzare le strutture di potere esistenti. In altre parole, ciò che accade nella sfera personale può avere un impatto significativo sulle questioni politiche e sociali più ampie e viceversa.</p>



<p>Claire Fontaine riaccende questo slogan nell’installazione luminosa site-specific Il personale, creata per il luogo più iconico dell’headquarter di Elica in occasione della XXI edizione del Premio Ermanno Casoli. Elica è un&#8217;azienda che da molti anni, attraverso i progetti messi in campo con la Fondazione Ermanno Casoli, si avvale dell’arte contemporanea come strumento di conoscenza e di crescita, volto a potenziare la cultura del cambiamento e dell’innovazione all’interno dell&#8217;organizzazione aziendale.</p>



<p>L’ispirazione per questa nuova opera nasce dalle riflessioni scaturite durante il workshop “Lavoro femminile visibile e invisibile” tenuto dall’artista e rivolto a un gruppo di trenta donne, individuate con un open call, tra quelle che rivestono ruoli manageriali all’interno dell’azienda. Confrontandosi sulle tematiche sollevate dalla lettura di testi femministi e sulla condizione delle donne nell’attuale mondo del lavoro, ogni partecipante ha avuto l’opportunità di raccontare la sua storia condividendo la propria esperienza con il gruppo, potendone così riconoscere la validità. Narrare la propria storia, potersi riconoscere in quella degli altri, rendere pubblico un proprio percorso interno, hanno rappresentato momenti dal valore inestimabile in cui Claire Fontaine ha avuto un ruolo chiave, ispirando importanti riflessioni nelle partecipanti, irradiando energia e passione.</p>



<p>Elica ha compreso quanto le imprese possano imparare dall’arte, non solo nel campo più specifico della ricerca, della sperimentazione e del marketing, ma anche e soprattutto nell’ambito delle risorse umane. Attraverso le modalità di lavoro degli artisti si possono più facilmente comprendere le dinamiche interpersonali creando percorsi di integrazione reciprocamente vantaggiosi, si può apprendere non solo come rispondere alle necessità, ma anche come rendere tangibili e personali i valori. In generale, un’azienda che si confronta con l’arte contemporanea viene percepita come dotata di maggiore sensibilità, in quanto l’arte tocca aspetti fondanti della persona sia dal punto di vista cognitivo che emotivo. Attraverso questo processo si può trasformare la percezione stessa del lavoro, delle relazioni, dei linguaggi, ma anche dell’investimento intellettuale ed emozionale.</p>
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<p>La frase in inglese “The personal is political” è stata scelta nella traduzione in italiano da Claire Fontaine perché in questo modo si arricchisce di un’ambiguità che la rende un’affermazione diretta al personale dell’azienda. Questo doppio significato del termine personale, riflette in pieno la filosofia di un’impresa come Elica, che pone attenzione al benessere delle persone, e al riflesso positivo che questo può avere nei contesti professionali.</p>



<p>Con questo semplice quanto geniale scarto linguistico, l’esortazione concettualmente femminista si riconfigura come un messaggio significativo per tutta la popolazione aziendale, sollevando al tempo stesso tematiche particolarmente rilevanti del nostro vivere quotidiano fino a diventare una dichiarazione d’intenti per l’innovazione sociale e la contaminazione culturale. Un risultato che è sempre presente nel modus operandi di Claire Fontaine, attraverso la creazione di opere provocatorie capaci di innescare una reazione e un cambiamento, mettendo in discussione i sistemi prestabiliti, risvegliando sia le coscienze individuali che le responsabilità collettive.</p>
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		<title>Etruschi&#8230; E, Egiziani</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 08:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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<p>La mostra dei lavori di Enzo Cucchi ospitata alla Galleria Giustini/Stagetti di Roma è un passaggio piccolo ma importante di questa fase della carriera dell’artista marchigiano-romano. La mostra consiste di 22 ceramiche di dimensioni non superiori ai 40/50 centimetri variamente trattate e tre sculture verticali alte poco più di due metri. La combinazione di due tecniche (e geometrie) così diverse è apparsa come una strategia particolarmente appropriata rispetto all’intento artistico di Cucchi in questa esposizione. Le terrecotte, prodotte appositamente per questa mostra, sono molto presenti nel lavoro recente dell’artista. Cucchi le usa come un dispositivo plastico e semantico dotato di grande potenzialità. Incarnano molte delle sue infinite passioni, curiosità, interessi.</p>



<p>La natura materiale di ceramica e terracotta ci riporta immediatamente al legame dell’artista con le sue origini e con una terra, quella marchigiana, punteggiata da mille fornaci e dove per secoli quasi ogni edificio era costruito con tegole, mattoni, mostre e decorazioni realizzate appunto lavorando l’argilla. Le Marche quindi ma anche la passione di Cucchi per l’architettura, per la capacità di architetti e designers – almeno i designers con i quali ha voluto lavorare &#8211; di combinare materiali e spazio, esattamente come fa lui in questa mostra. L’argilla, smaltata o meno, si presta anche al gusto di Cucchi per miscelare nella stessa figura parti opache e parti smaltate, colori naturali e inserti tinti con varianti rumorose di gialli, azzurri, nero.</p>



<p>La terracotta infine è duttile e disponibile a ogni combinazione di forme, accetta senza fatica gli animali, i teschi, gli scheletri le forme che le vengono aggiunte, sopporta i salti di scala che piacciono a Enzo, è astratta e figurativa allo stesso tempo proprio come l’autore che in questo caso la lavora. Le tre sculture in stucco presenti nella mostra, bianche, popolate anche loro di inserti – in questo caso “anatomici”- come le altre opere esposte, sono invece quanto di più vicino a un autoritratto Cucchi voglia concederci: ieratiche e bianche, alte e slanciate, piene di pensieri strani, pronte a incorporare lacune e aggiunte. Probabilmente servono anche ad aiutare il visitatore a riconnettere il lavoro che Cucchi fa con la ceramica con il resto della sua opera plastica, pittorica e spaziale, ma comunque sempre attratta dalla scrittura e dalle parole.</p>
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<p>Naturalmente ogni mostra è fatta di un contenuto artistico e di uno spazio specifico dove viene allestita. In questo caso si tratta della preziosa galleria di Roberto Giustini e Stefano Stagetti in via Gregoriana a Roma. Lo spazio è candido, lungo e stretto, ed è stato quasi sempre dedicato agli esperimenti più avanzati e artistici dei designers contemporanei. Roberto e Stefano si allontanano raramente dall’élite internazionale del disegno industriale e dell’oggetto: Grcic, Enzo Mari e Fratelli Campana, Forma Fantasma e Van Duysen. Deviano lievemente verso l’architettura con i lavori bellissimi di Umberto Riva e si avventurano nel territorio dell’arte in pratica solo con Cucchi, il più spaziale dei pittori. Non a caso sia Cucchi che Riva sono fortemente attratti dalla misura dell’oggetto e della presenza artistica nello spazio domestico. Nello spazio di via Gregoriana la natura di white box allungata della galleria è “disturbata” da pochi ma significativi elementi: un pilastro quadrato al centro, la scala che sale verso il soppalco, il soffitto più basso nella parte più interna.</p>



<p>Nella mostra si è scelto di non considerare questi elementi come eventi estranei o disturbanti ma di incorporarli come protagonisti del display, presenze pronte a interagire con la sequenza delle opere esposte. Non ci sono basi, tavoli o elementi appesi, le piccole sculture in terracotta sono quasi tutte disposte su un “muro” alto circa 1,20 che si muove intorno al pilastro, esasperandone la presenza piuttosto che cercare di occultarla. Allo stesso modo una delle ceramiche si arrampica sul muro che separa la scala dalla sala espositiva, mentre la distribuzione nello spazio delle sculture verticali sembra voler enfatizzare la differenza di altezza delle due aree della galleria. La mostra Etruschi..E, Egiziani si è sovrapposta per qualche settimana con la bellissima antologica Enzo Cucchi Il poeta e il mago esposta al MAXXI e curata da Luigia Lonardelli e Bartolomeo Pietromarchi. Il cortocircuito era decisamente interessante: da un lato una mostra maggiore, capace di raccontare nel suo insieme il lavoro di un maestro impossibile da associare a una tecnica, a una forma espressiva, a questa o quell’epoca, una specie di migrante della narrazione visiva e spaziale. In via Gregoriana, a scala decisamente minore, c’è stata invece la possibilità di isolare uno dei modi di produrre di Cucchi e di guardare all’insieme del suo lavoro attraverso una lente a un tempo specifica e risolutiva.</p>



<p class="has-small-font-size"><em>Foto Omar Golli</em></p>
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		<title>Enzo Cucchi. Il poeta e il mago</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 16:50:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Enzo Cucchi è uno dei grandi maestri che hanno segnato la storia dell’arte italiana e ancora oggi è tra gli artisti più prolifici, originali e anticonvenzionali della scena contemporanea.</p>
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<p>Enzo Cucchi è uno dei grandi maestri che hanno segnato la storia dell’arte italiana e ancora oggi è tra gli artisti più prolifici, originali e anticonvenzionali della scena contemporanea. Cucchi compone le sue opere come poesie, con immagini come fossero parole aggregate per associazioni libere e spontanee. Negli anni l’artista ha creato un proprio personale alfabeto, con una grammatica e sintassi, che agisce come un flusso di coscienza. Seguendo un principio di composizione linguistica e visiva e liberando immagini, apparizioni, memorie, visioni dà forma a opere che attraversano altrettanto liberamente stili, tecniche e materiali diversi. Una costante e instancabile ricerca tesa a oltrepassare i confini tra disegno, pittura, scultura, installazione con opere che rileggono continuamente iconografie tratte dal suo vissuto e immaginario e dalla storia dell’arte. L’artista ritrova così l’autenticità del proprio gesto e dichiara l’arte come dimensione libera, senza generi e limiti, pratica quotidiana e spirituale in cui vita e opera sono costantemente ribaditi come indistinguibili.</p>



<p>La sua ricerca è impossibile da imbrigliare in un tipo di discorso che voglia ordinare e mettere in campo analiticamente la sua opera. La mostra Enzo Cucchi. Il poeta e il mago ha preso una strada diversa, proponendo al pubblico uno spartito aperto che suggerisca tracce parallele e ugualmente valide per interpretare un lavoro mutevole e in perenne movimento. Il titolo richiama la dualità insita nella sua figura: da una parte la creazione intesa come fraseggio di versi in un ritmo libero da ogni intento prosastico, dall’altra un artista che si fa portatore del mistero delle cose modificando alchemicamente la materia cui si avvicina.</p>



<p>La pratica di Enzo Cucchi si colloca in un limbo in cui ogni ipotesi identificativa diventa subito controversa e contraddittoria. Affrontando la progettazione del percorso espositivo si è partiti da questo elemento accettandolo come parte integrante del lavoro dell’artista e leggendoil détournement che attraversa la sua ricerca come una possibilità di rilettura della storia dell’arte italiana degli ultimi decenni.</p>
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<p>Filo conduttore di questa predilezione per lo spaesamento è l’amore per la parola scritta, una parola che, con tutto il suo portato analitico, si manifesta fin dalle prime esperienze di Cucchi della fine degli anni Settanta che si collocano in un territorio quasi inesplorato fra sensibilità agli afflati editoriali, poesia sperimentale, sperimentazione tipografica e primi accenni a quella che diventerà presto una pratica aperta a ogni forma di espressività.</p>



<p>L’attenzione alla scrittura trova il suo contraltare nella passione parallela per la lettura rivelando in lui un gusto assolutamente aperto a stimoli e storie estremamente lontani nel tempo e nel genere. Il pubblico ha avuto la possibilità di entrare nella sua biblioteca, attraverso una selezione dei titoli amati dall’artista, potendo scegliere un libro in un’area lettura, preludio al grande ritratto che il museo ha voluto dedicare all’artista.</p>



<p>La formula del ritratto è stata scelta per poter dare conto della sua complessa e contraddittoria identità preferendola a quella della retrospettiva. Il continuo tornare sui suoi passi che caratterizza il percorso di Cucchi, rifiuto di ogni logica di progressione storica modernista, avrebbe reso d’altra parte vano l’esercizio retrospettivo che si basa letteralmente sul guardare indietro, sul trovare nuclei coerenti di opere che possano dare nella loro successiva giustapposizione una naturale linearità al racconto che si propone.</p>



<p>Seguendo l’attitudine di Cucchi, la mostra non ha un’impostazione lineare e cronologica, ma è concepita come un percorso all’interno del suo universo poetico, presentando un nucleo di opere, per la maggior parte prodotte negli ultimi anni, messo in relazione con alcuni lavori realizzati nel corso della sua lunga carriera a partire dalla fine degli anni Settanta. Tra dipinti che sono anche sculture, sculture che proseguono nelle loro basi, disegni come libri, opere e immagini che fluttuano nello spazio espositivo, la mostra si dipana cercando di restituire la grande versatilità, generosità e immaginazione di un artista che ha saputo mantenere nella diversità una coerenza tale da essere considerato un punto di riferimento imprescindibile anche per le giovani generazioni di artisti.</p>



<p class="has-small-font-size"><em>Photo M3Studio<br>Courtesy: Fondazione MAXXI</em></p>
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		<title>Una Creatura</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 13:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Tesi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sipario d’artista rappresenta lo spazio che l’uomo, nel corso dei secoli, ha allestito per trasmettere le proprie idee e la propria storia, mediante il linguaggio ammaliante della pittura.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Il sipario d’artista rappresenta lo spazio che l’uomo, nel corso dei secoli, ha allestito per trasmettere le proprie idee e la propria storia, mediante il linguaggio ammaliante della pittura. Nonostante le tante innovazioni tecnologiche che oggi caratterizzano il teatro contemporaneo, rimane uno dei pochi elementi analogici e di carattere stabile al suo interno. Risulta perciò ostico immaginare di poter conservare un valore artistico e culturale creando una commistione tra antico e moderno. Tuttavia, l’inusuale sipario realizzato dal Maestro Enzo Cucchi per il Teatro La Fenice di Senigallia stravolge l’aspetto tradizionale del velario dipinto creando una stretta connessione con l’architettura del Teatro e la sua storia. Dopo oltre sessant’anni dal terremoto del 1930 che danneggiò il vecchio edificio teatrale, La Fenice venne ricostruita nella medesima area. Risorta in un politeama al di sopra di un reperto archeologico, venne inaugurata insieme al suo sipario, il 5 dicembre 1996.</p>



<p>La fama di cui gode l’artista, la scelta di un supporto in alluminio e gli astratti soggetti raffigurati conferiscono all’opera un “sapore” unico al mondo. In uno stato ancora embrionale, la rossa Creatura rappresenta il cuore energico e pulsante dell’intero edificio, come fosse lo spirito che governa questo luogo. La sua forma rimanda alla sagoma di una chiave, quella necessaria ad aprire un nuovo percorso. Questa sovrasta e osserva dall’alto i simboli storici di Senigallia resi, tramite l’impiego di fibre ottiche, in veri segni di luce. L’inesauribile lavoro si può tradurre, quindi, come elemento di raccordo tra un passato storico e un futuro imminente o già in corso.</p>



<p>Un’opera di questo calibro è stata esposta maggiormente alla critica, generando contestazioni riguardanti vari aspetti. Per una realtà ancora troppo conservatrice, non aver preservato l’antico Teatro ottocentesco significava disinteresse e incompetenza nei confronti del patrimonio culturale della città, riversando ostilità anche nell’inatteso Sipario. Gli studi condotti in questo assunto vogliono dimostrare il valore storico-culturale che l’intero complesso racchiude, nella speranza che la grande opera di Cucchi venga ripristinata nella sua globale valenza. Una seconda versione della parete metallica venne realizzata in tela di pvc ed esposta nel 1997 accanto a Balla, de Chirico, Savinio, Picasso e Paolini in occasione della mostra Sipario allestita al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli. La fama di cui gode il museo ha permesso di espandere notevolmente il rinomato valore artistico dell’opera.</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le formelle di Enzo Cucchi</strong></h3>



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<p><strong>Prima formella:<br></strong>La Rocca di Senigallia con i pesci disegno e versione luminosa.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="546" height="546" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-04.jpg" alt="" class="wp-image-11054" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-04.jpg 546w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-04-300x300.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-04-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 546px) 100vw, 546px" /></figure>



<p><strong>Seconda formella</strong>:<br>Il simbolo del fregio della Rocca disegno e versione luminosa</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="546" height="546" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-05.jpg" alt="" class="wp-image-11055" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-05.jpg 546w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-05-300x300.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-05-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 546px) 100vw, 546px" /></figure>



<p><strong>Terza formella:<br></strong>La Fenice disegno e versione luminosa</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="546" height="546" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-06.jpg" alt="" class="wp-image-11057" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-06.jpg 546w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-06-300x300.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-06-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 546px) 100vw, 546px" /></figure>



<p><strong>Quarta formella:<br></strong>La Fontana delle Oche disegno e versione luminosa</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="546" height="546" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-07.jpg" alt="" class="wp-image-11058" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-07.jpg 546w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-07-300x300.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-07-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 546px) 100vw, 546px" /></figure>



<p><strong>Quinta formella:<br></strong>La Campana disegno e versione luminosa</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="750" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-01.jpg" alt="" class="wp-image-11064" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-01.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-01-300x225.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-01-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Bozzetto dipinto da Enzo Cucchi, attualmente conservato al Palazzo ducale di Senigallia</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="750" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-02.jpg" alt="" class="wp-image-11066" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-02.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-02-300x225.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-02-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Frame della realizzazione pittorica del Sipario in pvc destinato all’esposizione nel Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli foto Silvio Argentati</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="658" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-08-1024x658.jpg" alt="" class="wp-image-11070" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-08-1024x658.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-08-300x193.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-08-768x494.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/sipario-08.jpg 1400w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sipario del Teatro La Fenice di Senigallia</figcaption></figure>
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		<title>Lo scarto umano e le metamorfosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 13:22:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono nata a Milano, dove ho studiato architettura, da anni vivo e lavoro ad Ancona, dove ho operato principalmente, anche con progetti molto impegnativi.</p>
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<p>Sono nata a Milano, dove ho studiato architettura, da anni vivo e lavoro ad Ancona, dove ho operato principalmente, anche con progetti molto impegnativi. L’anno spartiacque è stato il 1999, in cui ho partecipato alla Biennale di Venezia curata da Harald Szeemann. Nella mia ricerca è insita una caratteristica di complessità e un amore maggiore per il progetto in sé, che svela una poetica più attenta alla genesi e al procedimento creativo, piuttosto che all’oggetto finale. Vi presento qui due progetti, legati a temi differenti &#8211; lo scarto umano e le metamorfosi -, che io vedo intrecciati tra loro e che stanno muovendo i maggiori cambiamenti evolutivi di questo periodo.</p>



<p>Il primo progetto dal titolo Recare amore di natura e vita 2022, è un’installazione legata al tema dello scarto umano, che è stata esposta in due sedi e allestimenti diversi &#8211; Recanati e Monza, &#8211; la prima a cura di Nikla Cingolani, la seconda a cura di Simona Bartolena. La seconda installazione ha come titolo Metamorfosi dell’anima 2023. La prima delle due opere è pensata a partire dall’osservazione di un fenomeno del nostro territorio marchigiano, il disfacimento del piccolo patrimonio industriale esistente, delle piccole realtà manifatturiere, di solito a tenuta famigliare, sparse in varie aree, che hanno rappresentato un esempio economico virtuoso, e ora destinate a scomparire per abbandono e decadenza. L’assenza dell’attività umana di questi edifici resta come un enorme vuoto di un sogno storico ed economico infranto e sono come spazi intrappolati in una propria sospensione temporale, senza identità alcuna, come vuoti in un silenzio agghiacciante.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="720" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-01.jpg" alt="" class="wp-image-11010" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-01.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-01-300x216.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-01-768x553.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Schizzo del progetto</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="720" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-02.jpg" alt="" class="wp-image-11011" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-02.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-02-300x216.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-02-768x553.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Forme organiche e naturali di forme e misure diverse sospese da travi installate nelle sedi murarie delle antiche impalcature della torre. Materiali: ossidi, smalti, ingobbio su argilla. Pavimento in due grandi lastre di vetro percorribili contenentidisegni e stampe di edifici abbandonati <br>foto Francesco Marini</figcaption></figure>
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<p>In quest’opera cerco, come in molte altre iniziate nel 2000 sotto il nome di Architetture sentimentali i rapporti tra l’edificio e la ricerca antropologica per riflettere sull’articolata tessitura di assesti simbolici e culturali che legano l’umanità al territorio e ai vari processi che vi si svolgono. In questo caso ho iniziato a rappresentare le industrie abbandonate come oggetto centrale dell’indagine rappresentandole non con immagini fotografiche come di solito avviene, bensì con disegni, in modo tale da restituire l’immagine più che astratta, quasi un fantasma di qualcosa che fu, cercando di restituire questo silenzio alienato dal reale, in uno svelamento che coinvolge tutta un’organizzazione economica che è andata in pezzi. Ho usato questi disegni per formare un grande tappeto/pavimento formato da disegni, stampe, poesia dipinta, tutto tenuto insieme da due cristalli. Sopra, sospese dall’alto, nel vuoto, appaiono queste forme, quasi fossero un incontro tra organico e vegetale che alludano anche ad anatomie e simbologie femminili (tema essenziale in tutti i miei lavori). Sono forme che nascono in autonomia e in assenza della prepotente presenza umana, testimonianze di un’evoluzione fantastica, lontana, perché libera dall’antropocentrismo, che rimette la Natura al Centro dove ci si può riappropriare di queste aree creando un’estetica spontanea per dare loro l’occasione di una seconda vita. Impronte di archetipi che si rivelano con infinite sfumature e ci guidano alle radici dell’anima.</p>



<p>La seconda installazione Metamorfosi dell’anima 2023, inizia da temi molto simili. È una forma che ricorda una gigantesca collana sospesa, che può essere vissuta e vista come un intero, per esempio uno scheletro o in parti singole che sembra formino una danza, un movimento, un rapporto fra molte parti differenti, che vivono ognuna per creare, in rapporto all’altra, un vicendevole dialogo e alla fine costruire un tutto, un senso. Possono anche essere, nel loro divenire, portatrici di segni simbolici mortuari, ma nella loro rappresentazione finale formano quasi una danza archetipica antica, proveniente da un altro mondo, e come danza, possono evocare l’opposto di un senso di morte. E ancora, sono come se un seme parlasse con un osso e l’osso con la luna, e la luna con un cerchio, e il cerchio con il pulviscolo, e il pulviscolo con una stella e la stella con una bimba… così scopriamo che siamo tutti prodotti di una metamorfosi o molte metamorfosi, che non siamo assolutamente oggetti fissi e di un unico senso statico, ma movimento tra una forma e l’altra, tra un segno di vita e un’altra. Chi traduce cosa sia un senso possibile, è l’atto più inutile e sacro, la poesia, che viene dipinta in questi teli leggeri dietro alle forme in ceramica.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="477" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-04-477x1024.jpg" alt="" class="wp-image-11022" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-04-477x1024.jpg 477w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-04-140x300.jpg 140w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-04.jpg 647w" sizes="auto, (max-width: 477px) 100vw, 477px" /><figcaption class="wp-element-caption">2022/3 Metamorfosi dell’anima<br>Ceramiche sostenute in fila da una barra di ferro, forme organiche naturali. Materiali: argille, smalti ossidi, ingobbi e ceramiche 50 x 180 cm<br></figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="737" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-03-737x1024.jpg" alt="" class="wp-image-11023" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-03-737x1024.jpg 737w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-03-216x300.jpg 216w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-03-768x1068.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-03.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 737px) 100vw, 737px" /><figcaption class="wp-element-caption">2022/1 Metamorfosi dell’anima<br>Pannello in legno con varie lavorazioni: forme organiche sospese in argilla ingobbi, ossidi e smalti, incisioni, stoffe cucite con poesie dipinte<br>Collezione privata</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1900" height="450" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-05.jpg" alt="" class="wp-image-11032" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-05.jpg 1900w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-05-300x71.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-05-1024x243.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-05-768x182.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/installazione-05-1536x364.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1900px) 100vw, 1900px" /></figure>



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<p class="has-small-font-size">2022/3 Metamorfosi dell’anima<br>Ceramiche sostenute in fila da una barra di ferro, forme organiche naturali<br>Materiali: argille, smalti ossidi, ingobbi e ceramiche 50 x 180 cm</p>
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		<title>Oggi è già il domani che desideri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 10:41:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi per le arti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi è già il domani che desideri. Ci presentiamo così a Rebel House, subito dopo l’insegna che indica l’ingresso e invita ad entrare nella nostra casa ribelle.</p>
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<p>Oggi è già il domani che desideri. Ci presentiamo così a Rebel House, subito dopo l’insegna che indica l’ingresso e invita ad entrare nella nostra casa ribelle. La prima cosa che è possibile leggere si trova esattamente a portata di una falcata, campeggiando a grandi caratteri sui gradini delle scale. È la frase conclusiva di una poesia scritta da Mattia, il proprietario di casa, che recita come un mantra esortativo l’invito a credere e, nondimeno, a lavorare perché ciò in cui si crede possa compiersi: “oggi è già il domani che desideri”. Di questa frase ci siamo fregiati e con questa frase abbiamo deciso di volerci confrontare ogni giorno che abbiamo pianificato e organizzato un evento culturalenel palazzo, così che anche quando ci sembrava impossibile poter invitare nel nostro salotto un grande artista, lei era pronta a riflettere il nostro obiettivo, ricordandoci di schierare in campo sempre la caparbia, non solamente ma specialmente, se la posizione geografica di riferimento non è esattamente latitudine 45°27’40.68’’ nord e longitudine 9°09’34.20’’ est (per intenderci: Milano).</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="530" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-01.png" alt="" class="wp-image-10873" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-01.png 700w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-01-300x227.png 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<p>Così da metà dicembre di quest’anno abbiamo spalancato i portoni alla prima stagione di house concert intimamente ribelli, strenuamente voluti, minuziosamente ricercati e appassionatamente presentati come imprenditori ancora neofiti del settore. Sì, perché una delle sfide che abbiamo voluto abbracciare con Rebel House è stata proprio quella di produrre una rassegna di progetti culturali di stampo musicale, letterario, cinematografico e artistico, non con la solita formula associazionistica o volontaria ma definendo una struttura aziendale sì circoscritta e semplificata, ma pur sempre di stampo societario. Rebel House Srls è la nostra ragione sociale e il motivo della sua fondazione trova il presupposto sulle istanze appena tratteggiate e, come recita il nostro manifesto: “Rebel House è un’impresa creativa costituita per assecondare i moti d’animo dei fondatori! L’attività prevista è talmente ampia e poliedrica da permetterci di compiacere ogni nostro sfizio e di condurre in questa giostra di ribellione chiunque abbia voglia di farsi un giro”. E di giri ne abbiamo fatti parecchi in soli quattro mesi e mezzo, e i compagni di viaggio, che sono stati eccezionali, li siamo andati a recuperare da ogni parte dello stivale: il Maestro Pellegrini (seconda chitarra degli Zen Circus) ha aperto le danze con una doppia data in solo e in coppia col padre Andrea a dicembre, dando il via a spettacoli di una coinvolgente sensibilità; poi è stato il turno di Vincenzo Fasano, nome d’arte di Gianluca Florulli, che con la sua musica canta l’urgenza di interessarsi al mondo in cui viviamo e di attivare un cambiamento attitudinale per contrastare quello climatico; Cristiano Godano ci ha regalato invece un concerto in solo che raramente concede e che ha ridestato nella musica suonata dal vivo, momenti di un lirismo che personalmente avevo ormai dimenticato, un po’ per la frenesia con cui la si suona ultimamente e un po’ per la distrazione con cui la si fruisce.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2000" height="1283" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-02.jpg" alt="" class="wp-image-10880" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-02.jpg 2000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-02-300x192.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-02-1024x657.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-02-768x493.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-02-1536x985.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Salone con il soffitto affrescato di Francesco Liberati (XVIII sec.)</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="577" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-04-577x1024.jpg" alt="" class="wp-image-10883" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-04-577x1024.jpg 577w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-04-169x300.jpg 169w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-04.jpg 670w" sizes="auto, (max-width: 577px) 100vw, 577px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="577" height="1024" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-05-577x1024.jpg" alt="" class="wp-image-10884" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-05-577x1024.jpg 577w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-05-169x300.jpg 169w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-05.jpg 670w" sizes="auto, (max-width: 577px) 100vw, 577px" /></figure>
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<p>Le presentazioni letterarie sono iniziate con il giornalista e dj di Virgin Radio Massimo Cotto, che ha raccontato seduto sui divani di rebel house di come ha esordito nel mondo della romanzistica noir; le mostre fotografiche invece hanno debuttato con Henry Ruggeri, riferimento della fotografia musicale italiana e internazionale, per concludersi ad aprile con la mostra ancora visitabile di Nicola Bertellotti, le cui opere presentano con una narrazione visiva evocativa e sentimentale quei luoghi altisonanti della musica e delle arti estromessi dalla loro funzione, spogliati dal pubblico e dallo spettacolo, sedotti dalla caducità del tempo e dell’incuria degli uomini.</p>



<p>Poi è stato il turno del leader dei Nobraino Lorenzo Kruger, cantastorie e gran cerimoniere di un’arte a tutto tondo; ancora un cantautore, romano questa volta: Wrongonyou, vincitore del premio della critica Mia Martini a Sanremo 2021; poi Gianluca De Rubertis e Sara Loreni, l’autore del tormentone Pop-porno e la concorrente di XFactor, con un intermezzo tra gli atti da parte dei marchigiani Crema, Thek, Anonima Straccioni e Ludovico Cipriani per tenere alta la bandiera di un campanilismo tuttavia moderato. Franco Arminio, poeta paesologo e nostro amico carissimo già dal tempo di Animavì, a febbraio ci ha concesso alcune letture in anteprima dal suo ultimo libro “Sacro minore” che non era ancora edito e ha festeggiato con noi il suo compleanno; Dente ha fatto anche di più, decidendo di registrare nel nostro salotto il video per il suo ultimo singolo che ci ha concesso un passaggio al tg nazionale sul primo canale; Giorgio Canali è stato infine l’ultimo grande ospite della stagione, e proprio lui si è guadagnato il titolo di esponente principale della corrente di artisti ribelli, interpreti straordinari di quella sovversione spontanea, estrosa, emozionale, a cui nel nostro piccolo con questa prima programmazione sentiamo di esserci uniti. Forse non tutti sanno che Rebel House è anche ospitalità! Quando non vengono occupate dagli artisti infatti è possibile trovare le nostre camere su alcuni dei maggiori siti di alloggi; le soluzioni per soggiornare nel palazzo sono molteplici ed incontrano le esigenze di tutti. È infatti possibile</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="910" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-06.jpg" alt="" class="wp-image-10891" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-06.jpg 900w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-06-297x300.jpg 297w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-06-768x777.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Henry Ruggeri<br>fotografo</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="1330" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-07.jpg" alt="" class="wp-image-10892" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-07.jpg 900w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-07-203x300.jpg 203w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-07-693x1024.jpg 693w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-07-768x1135.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Scala di accesso al secondo piano destinata a esposizioni temporanee</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="1340" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-08.jpg" alt="" class="wp-image-10893" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-08.jpg 900w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-08-201x300.jpg 201w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-08-688x1024.jpg 688w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-08-768x1143.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cristiano Godano<br>Live concert</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="600" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-09.jpg" alt="" class="wp-image-10894" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-09.jpg 900w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-09-300x200.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-09-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Dente<br>Live concert</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="850" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-10.png" alt="" class="wp-image-10912" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-10.png 700w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2023/10/rebel-house-10-247x300.png 247w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Concept logotipo/comunicazione visiva<br>ma:design<br>Massimiliano Patrignani<br>Giacomo Salerno<br>Monica Zaffini</figcaption></figure>
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		<title>Interni</title>
		<link>https://mappelab.it/interni-comunita-artistica-pergola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 08:04:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte / Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al di là di tutte le retoriche del vivere agreste, bucolici esotismi e superficiali desideri campagnoli, una piccola comunità di individui visionari si trova per caso a condividere in questo entroterra marchigiano (tra Loretello e Pergola) una presenza semplice, silenziosamente produttiva di chi ci è nato o ci è venuto a vivere. Perché? Abbiamo chiesto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="fs-5">Al di là di tutte le retoriche del vivere agreste, bucolici esotismi e superficiali desideri campagnoli, una piccola comunità di individui visionari si trova per caso a condividere in questo entroterra marchigiano (tra Loretello e Pergola) una presenza semplice, silenziosamente produttiva di chi ci è nato o ci è venuto a vivere.</p>



<h4 class="mt-5 wp-block-heading"><strong>Perché?</strong></h4>



<p>Abbiamo chiesto semplicemente il perché a: <strong>Roberto Coda Zabetta</strong> (artista), <strong>Giovanni Gaggia e Mattia Galanti</strong> (Casa Sponge),<strong> Mattia Priori e Serena Pierfranceschi</strong> (Casamavì), <strong>Rita Camillucci e Raffaele Gentili</strong> (Blooming), <strong>Simone Massi e Julia Gromskaya</strong> (artisti, film di animazione poetica), <strong>Giovanni Mecozzi e Cecilia Verdini</strong> (architetti), a <strong>Stephanie Chauvel</strong> (textile designer) e al sottoscritto <strong>Davide Quadrio</strong> (curatore / producer Arthub).</p>



<p>Foto <strong>Henrik Blomqvist</strong></p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="650" height="430" data-id="4620" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-01.jpg" alt="" class="wp-image-4620" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-01.jpg 650w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-01-300x198.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p><strong>Roberto Coda Zabetta<br></strong><em>artista</em></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="fs-5"><em>“Perché…in tutte le altre case in cui ho vissuto, luoghi certamente straordinari, mi sono sempre sentito un individuo di passaggio. Destinato a prendere più che a dare. Nelle Marche, ma soprattutto a Loretello, ho scoperto il mio luogo di appartenenza. Per poter creare e dare, ma con più silenzio.”</em></p>
</div>
</div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2100" height="1225" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-roberto-coda-zabetta.jpg" alt="" class="wp-image-4637" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-roberto-coda-zabetta.jpg 2100w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-roberto-coda-zabetta-300x175.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-roberto-coda-zabetta-1024x597.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-roberto-coda-zabetta-768x448.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-roberto-coda-zabetta-1536x896.jpg 1536w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-roberto-coda-zabetta-2048x1195.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p><strong>Giovanni Gaggia e Mattia Galanti</strong><br><em>Casa Sponge</em></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="fs-5"><em>“Il QUI ed ORA è un preciso momento, un istante ben chiaro: l’oggi. È il tempo della consapevolezza, degli uomini e le donne che abbiamo deciso di essere e in un luogo ben preciso. Noi siamo sulla collina di Mezzanotte, dove l’Appennino si increspa ed inizia a farsi più duro. Qui ogni maggio ancora attendiamo l’arrivo delle lucciole. Siamo quelli che siamo perché facciamo attenzione a ciò che c’è e c’è sempre stato.”</em></p>
</div>
</div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2100" height="1167" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-gaggia-mattia-galanti.jpg" alt="" class="wp-image-4638" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-gaggia-mattia-galanti.jpg 2100w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-gaggia-mattia-galanti-300x167.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-gaggia-mattia-galanti-1024x569.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-gaggia-mattia-galanti-768x427.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-gaggia-mattia-galanti-1536x854.jpg 1536w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-gaggia-mattia-galanti-2048x1138.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></figure>
</div></div>



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<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p><strong>Mattia Priori e Serena Pierfranceschi</strong><br><em>Casamavì</em></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="fs-5"><em>“Quando nasci, cresci. In un luogo come Pergola affondi inevitabilmente nel terreno delle forti radici. Sei più legato di altri alla storia del tuo paese, della tua famiglia, dei tuoi nonni. Alle tradizioni. Solo però l’interesse di ‘viaggiare’ e la scoperta di ciò che c’è fuori da qui ti fanno dispiegare quelle ali per immaginare un futuro diverso e alimentare la creatività. Dopo aver diretto per quattro anni Animavì festival, dal 2020 abbiamo creato, insieme alla mia compagna di vita Serena, Casamavì: la nostra casa culturale. Una finestra verso il mondo, uno strumento di stimolo e connessione per la cittadina con l’esterno e viceversa.”</em></p>
</div>
</div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2100" height="1167" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-mattia-priori-serena-pierfranceschi.jpg" alt="" class="wp-image-4639" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-mattia-priori-serena-pierfranceschi.jpg 2100w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-mattia-priori-serena-pierfranceschi-300x167.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-mattia-priori-serena-pierfranceschi-1024x569.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-mattia-priori-serena-pierfranceschi-768x427.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-mattia-priori-serena-pierfranceschi-1536x854.jpg 1536w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-mattia-priori-serena-pierfranceschi-2048x1138.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></figure>
</div></div>



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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p><strong>Rita Camillucci e Raffaele Gentili Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli &#8211; Quiet Ensemble</strong><br><em>Blooming festival // arti numeriche e culture digitali Pergola</em></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="fs-5"><em>“Perché qui ci sono le radici e vogliamo coltivarle, perché questa ricchezza non vada sprecata. Perché prima o poi bisogna provarci. Perché la sfida è più stimolante e le soddisfazioni più profonde. Perché innestiamo contrasti e portiamo visioni da condividere. Perché sappiamo che la superficie arida è spessa solo pochi millimetri, e sotto brulica, e non aspetta altro.”</em></p>
</div>
</div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2100" height="1167" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-rita-camillucci-raffaele-gentili.jpg" alt="" class="wp-image-4640" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-rita-camillucci-raffaele-gentili.jpg 2100w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-rita-camillucci-raffaele-gentili-300x167.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-rita-camillucci-raffaele-gentili-1024x569.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-rita-camillucci-raffaele-gentili-768x427.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-rita-camillucci-raffaele-gentili-1536x854.jpg 1536w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-rita-camillucci-raffaele-gentili-2048x1138.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></figure>
</div></div>



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<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p><strong>Simone Massi e Julia Gromskaya<br></strong><em>artisti, film di animazione poetica</em></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="fs-5"><em>“Per scelta e per necessità, perché le alternative non erano giuste per noi.”</em></p>
</div>
</div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2100" height="1181" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-simone-mass-julia-gromskaya.jpg" alt="" class="wp-image-4641" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-simone-mass-julia-gromskaya.jpg 2100w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-simone-mass-julia-gromskaya-300x169.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-simone-mass-julia-gromskaya-1024x576.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-simone-mass-julia-gromskaya-768x432.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-simone-mass-julia-gromskaya-1536x864.jpg 1536w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-simone-mass-julia-gromskaya-2048x1152.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></figure>
</div></div>



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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p><strong>Giovanni Mecozzi e Cecilia Verdini<br></strong><em>architetti</em></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="fs-5"><em>“Perché ai tempi dell’università il professor Raffaele Mazzanti, stimato maestro di architettura, ci ricordava come nel futuro sarebbero state soprattutto due le cose importanti da regalare ai propri figli: il tempo e lo spazio. Il tempo dell’uomo e lo spazio della terra. Noi in quegli anni non lo capivamo a fondo, erano sì parole importanti ma non sentimenti vissuti. Oggi è nello spazio e nel tempo dilatato della campagna che capiamo la profondità di quelle parole.”</em></p>
</div>
</div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2100" height="1050" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-mecozzi-cecilia-verdini.jpg" alt="" class="wp-image-4642" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-mecozzi-cecilia-verdini.jpg 2100w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-mecozzi-cecilia-verdini-300x150.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-mecozzi-cecilia-verdini-1024x512.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-mecozzi-cecilia-verdini-768x384.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-mecozzi-cecilia-verdini-1536x768.jpg 1536w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-giovanni-mecozzi-cecilia-verdini-2048x1024.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></figure>
</div></div>



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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p><strong>Stephanie Chauvel</strong><br><em>textile designer</em></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="fs-5"><em>“Perché qui e ora: per la bellezza. Perché vivere in campagna: per il ritmo delle stagioni, per essere quelli che siamo: magari sapessi! Per cercare di stare bene, per vivere la vita.”</em></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p><strong>Davide Quadrio</strong><br><em>curatore/producer Arthub</em></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="fs-5"><em>“L’ultima casa dei miei genitori, il nido delle mie figlie, il posto del pensare, il verde osceno della Natura, sempre in qualsiasi stagione. Essere rimossi per stare all’interno delle cose. Il resto è solo rumore di sottofondo.”</em></p>
</div>
</div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2100" height="876" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-stephanie-chauvel-davide-quadrio.jpg" alt="" class="wp-image-4643" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-stephanie-chauvel-davide-quadrio.jpg 2100w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-stephanie-chauvel-davide-quadrio-300x125.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-stephanie-chauvel-davide-quadrio-1024x427.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-stephanie-chauvel-davide-quadrio-768x320.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-stephanie-chauvel-davide-quadrio-1536x641.jpg 1536w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/06/pergola-stephanie-chauvel-davide-quadrio-2048x854.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></figure>
</div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Trame di Travertino</title>
		<link>https://mappelab.it/trame-di-travertino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2022 09:43:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’alta valle del fiume Tronto emerge un significativo numero di cave, presenza importante soprattutto nella parte compresa tra Acquasanta e Ascoli Piceno. Su questi territori Terra Vettore sceglie di lavorare sul travertino, pietra dura e allo stesso tempo porosa nel saper assorbire e tramandare storie, testandone le potenzialità come strumento espressivo, capace di raccontare storie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://mappelab.it/trame-di-travertino/">Trame di Travertino</a> proviene da <a href="https://mappelab.it">MappeLAB</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Nell’alta valle del fiume Tronto emerge un significativo numero di cave, presenza importante soprattutto nella parte compresa tra Acquasanta e Ascoli Piceno. Su questi territori Terra Vettore sceglie di lavorare sul travertino, pietra dura e allo stesso tempo porosa nel saper assorbire e tramandare storie, testandone le potenzialità come strumento espressivo, capace di raccontare storie e costruire paesaggi. Come terreno di sperimentazione viene scelto il tracciato di un’antica mulattiera, un circuito di grande interesse sia sul fronte naturalistico, sia per la presenza di alcune testimonianze architettoniche estremamente interessanti: il forte medievale di Castel di Luco, il Monastero di San Benedetto in Valledacqua (970 d. C.) e il borgo medievale di Paggese. Nelle due edizioni del progetto (luglio 2020, maggio 2021) sono state bandite delle call for artist per selezionare, tramite blind review, artisti residenti nel cratere del terremoto.</p>



<p>Ai vincitori sono state affidate la progettazione e la realizzazione di installazioni in travertino capaci di dialogare col contesto e offrirne nuove possibilità di fruizione. Agli artisti è stato offerto dalla cava locale Tancredi un blocco di travertino ed è stata concessa massima libertà espressiva. Nella prima edizione, nonostante le restrizioni dovute al Covid-19, sono state allestite una residenza d’artista e un’area cantiere negli spazi di una vecchia segheria in disuso.</p>
</div>
</div>



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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:20%">
<p class="small"><strong><em>Trame di Travertino</em></strong> è un progetto culturale che sceglie il travertino come volano per il rilancio delle aree colpite dal sisma dell’Italia centrale del 2016. Nel 2019 Il Comune di Acquasanta Terme, in provincia di Ascoli Piceno, decide di avviare delle iniziative per promuovere le frazioni minori del territorio gravemente compromesse dai danni del terremoto. Il sostegno proviene dai finanziamenti del <em>Comitato Sisma Centro Italia</em>: un’iniziativa promossa da Confindustria e dalle Segreterie Generali di CGIL, CISL e UIL che costituisce un fondo per regioni terremotate attraverso iniziative associative e imprenditoriali. Il Comune di Acquasanta, destinatario di un finanziamento del suddetto Comitato, si rivolge a Terra Vettore, associazione di Promozione Sociale con sede ad Ascoli Piceno guidata dal fotografo Pierluigi Giorgi, attiva in ambito culturale. Nel progetto in questione vengono coinvolte l’archeologa Patrizia Gagliardi e Giulia Menzietti, architetto, che con Giorgi intraprendono un’esperienza ai confini tra arte, scultura, architettura e paesaggio. Sono proprio queste le componenti di <em>Trame di Travertino</em>, progetto biennale che intreccia le risorse del territorio, in questo caso il travertino, con i linguaggi espressivi dell’arte e del disegno dello spazio.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:80%">
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/mappa-travertino.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" width="2100" height="1190" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/mappa-travertino.jpg" alt="" class="wp-image-4223" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/mappa-travertino.jpg 2100w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/mappa-travertino-300x170.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/mappa-travertino-1024x580.jpg 1024w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/mappa-travertino-768x435.jpg 768w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/mappa-travertino-1536x870.jpg 1536w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/mappa-travertino-2048x1161.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></a></figure>
</div>
</div>



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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:20%"></div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:80%">
<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p>La seconda edizione ha replicato lo stesso format della precedente, ma l’orizzonte del progetto si è aperto a nuovi obiettivi, percorrendo la strada dell’inclusione sociale e aprendo la platea dei fruitori anche a ipovedenti o non vedenti. A questo proposito sono stati coinvolti nella giuria della call il <em>Museo Tattile Statale Omero</em> di Ancona e l’ <em>Officina dei sensi</em>, centro polifunzionale per la disabilità sensoriale e plurima; la realizzazione di una segnaletica con info-grafica in braille, e numerosi sopralluoghi effettuati da esperti del centro <em>Officina dei Sensi</em> hanno consentito di ottenere una certificazione specifica che attesta la fruibilità del percorso anche da parte di un pubblico di ipovedenti.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p>In questo progetto il travertino sembra sgretolarsi in un processo di appropriazione dello spazio dove la luce, i colori cangianti delle foglie e il battito delle ali di una farfalla disegnano paesaggi in continuo divenire. Nei linguaggi dei vari artisti si declinano le numerose potenzialità di una pietra che si apre a numerose configurazioni, formali ed espressive. Restituire alla comunità un cammino fino ad ora impraticabile, proporre nuove fruizioni del paesaggio attraverso installazioni site specific in travertino, offrire queste esperienze anche a chi possiede uno spettro limitato di capacità sensoriali significa restituire coraggio e consapevolezza a chi vive in un territorio ferito.</p>
</div>
</div>
</div>
</div>



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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="660" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-01.jpg" alt="" class="wp-image-4251" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-01.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-01-300x198.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-01-768x507.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>1.</strong><br>Ado Brandimarte<br><em>Vertigo</em></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="660" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-02.jpg" alt="" class="wp-image-4252" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-02.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-02-300x198.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-02-768x507.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>2.</strong><br>Valentino Giampaoli<br><em>Dialoghi</em></p>
</div>
</div>



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<p><strong>3.</strong><br>Antonio De Marini<br><em>Sentinella della pace</em></p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="660" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-04.jpg" alt="" class="wp-image-4254" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-04.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-04-300x198.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-04-768x507.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>4.</strong><br>Francesco Cardarelli<br><em>Trame rami rame</em></p>
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<p><strong>5.<br></strong>Petra Lange<br><em>Unione</em></p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="660" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-06.jpg" alt="" class="wp-image-4256" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-06.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-06-300x198.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-06-768x507.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>6.<br></strong>Alessandro Virgulti<br><em>Lavagna</em></p>
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<p><strong>7.<br></strong>Gianluca Staffolani<br><em>L’offerta di Dante</em></p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="660" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-08.jpg" alt="" class="wp-image-4258" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-08.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-08-300x198.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-08-768x507.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>8.<br></strong>Valeria Talamonti<br><em>Tane</em></p>
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<p><strong>9.<br></strong>Davide Calvaresi<br><em>Più</em></p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="660" src="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-10.jpg" alt="" class="wp-image-4260" srcset="https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-10.jpg 1000w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-10-300x198.jpg 300w, https://mappelab.it/wp-content/uploads/2022/05/travertino-scultura-10-768x507.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>10.<br></strong>Lucia Andreozzi<br><em>Sibylla</em></p>
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<p><strong>11.<br></strong>Umberto Maoloni<br><em>Viaggia con me</em></p>
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		<title>Modularità e proporzione</title>
		<link>https://mappelab.it/modularita-e-proporzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adm_mappelab]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2022 15:53:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ISIA Urbino con i suoi docenti Leonardo Sonnoli e Irene Bacchi ha sviluppato la nuova identità visiva della Galleria Nazionale delle Marche, museo che vanta una delle più importanti collezioni d’arte del nostro paese e che ha sede nel Palazzo Ducale di Urbino. L’istituzione culturale, diretta da Luigi Gallo, ha deciso di abbandonare l’uso del [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-style-default is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>ISIA Urbino</strong> con i suoi docenti Leonardo Sonnoli e Irene Bacchi ha sviluppato la nuova identità visiva della Galleria Nazionale delle Marche, museo che vanta una delle più importanti collezioni d’arte del nostro paese e che ha sede nel Palazzo Ducale di Urbino. L’istituzione culturale, diretta da Luigi Gallo, ha deciso di abbandonare l’uso del logo raffigurante lo stemma del Duca Federico da Montefeltro, consapevole del fatto che tale immagine tendeva a identificare il museo con la sua splendida sede e la sua raccolta, trascurando di rappresentare l’attività culturale ed espositiva, di cui è promotrice.</p></blockquote>



<p>Il nuovo progetto di identità grafica doveva quindi esprimere la collezione e la contemporaneità di un organismo culturale vivace e con lo sguardo proiettato verso il futuro, riaffermandone al contempo il legame imprescindibile con la storia e il glorioso passato rinascimentale della città. Nella Galleria Nazionale delle Marche è conservato un patrimonio di opere d’arte dal XIV al XVIII secolo e in particolare alcuni capolavori del Rinascimento italiano ad opera di Piero della Francesca, Raffaello e Tiziano. Il Palazzo Ducale di Urbino sede della Galleria è uno degli esempi più alti dell’architettura e dell’arte rinascimentali. Voluto da Federico da Montefeltro (1422-1482), il Palazzo venne edificato in un arco temporale piuttosto lungo, ma la sua struttura si caratterizza per l’impronta di due progettisti in particolare che soprintesero ai lavori di costruzione: l’architetto dalmata Luciano Laurana e successivamente l’ingegnere senese Francesco di Giorgio Martini. Il progetto è partito dalla riflessione sui concetti rinascimentali di modularità e proporzione, mirabilmente interpretati da Francesco di Giorgio Martini nel progetto del Palazzo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La struttura architettonica dell’edificio è stata definita da Paolo Dal Poggetto una “vivace armonia delle asimmetrie” e alla sua dinamicità contribuisce l’uso di un modulo reticolare, il cui ritmo varia per assecondare esigenze funzionali e vincoli toponomastici.</p></blockquote>



<p>Così Pasquale Rotondi, nel celebre libro Francesco di Giorgio nel Palazzo Ducale di Urbino curato da Michele Provinciali, descrive gli interni: “Il cortile d’onore, lo scalone monumentale, il salone del trono, la sala degli angeli e l’appartamento del duca con gli ambienti sottostanti […] si succedono con un continuo mutamento delle cubature spaziali […] La planimetria di questa parte dell’edifizio è variatissima. Impostate con la forma di reticolato a scacchiera, le cui maglie di varia grandezza […] si succedono parallele […].”</p>
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<p>L’indagine sul modulo rinascimentale ha portato poi ad indagare la sua influenza sugli artisti e gli architetti del Movimento Moderno: da Le Corbusier, che riprende il concetto di sezione aurea, fino a Ernesto Nathan Rogers, Vittorio Gregotti e Giotto Stoppino che lo pongono al centro di una ricerca culminata nella mostra del ’51 alla Triennale, dal titolo “Architettura Misura dell’uomo”. Da queste riflessioni è stato sviluppato un progetto partendo da un modulo, in questo caso il rettangolo aureo, che sta alla base di una griglia da applicare ad ogni formato grafico: dalle locandine delle mostre, alle pagine del sito della Galleria, a quelle dei social media. Tale griglia visivamente evidente è la parte identitaria della comunicazione.</p>



<p>La suggestione del passato è facilmente rintracciabile negli elementi di comunicazione che il progetto introduce: dettagli spiazzanti, estrapolati dai dipinti del museo e che compaiono nella nuova linea grafica: ad esempio un gattino, tratto dall’Annunciazione (datato entro il 1603) di Alessandro Vitali e aiuti (?), o una testa di drago che sta per essere trafitta, dal San Michele Arcangelo (1410 circa) di Andrea di Bartolo.</p>



<p>La scelta di inserire questi dettagli è una provocazione e un invito a osservare da vicino e con maggiore attenzione, le opere del passato. Il nostro occhio assuefatto, tende a vedere i quadri nel loro insieme, senza coglierne gli infiniti dettagli, dimenticando che i dipinti erano veri e propri racconti e che l’artista sceglieva ogni immagine, ogni oggetto, ogni animale, per esprimere un preciso significato.</p>
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<p>Il progetto di identità della Galleria Nazionale delle Marche è stato inizialmente testato sulla mostra Spiriti. Otto fotografi incontrano Giancarlo de Carlo a Urbino anche perché l’incontro delle opere del celebre architetto genovese con l’architettura del Palazzo Ducale si prestava a realizzare tutti gli apparati di mostra sfruttando la modularità di proporzioni auree e la ricerca di materiali primari quali il legno, il ferro e l’ottone. I dettagli dei dipinti sono stati poi il soggetto della prima campagna su diversi media per la promozione della Galleria Nazionale delle Marche, come alcuni splendidi dettagli sono stati utilizzati per la prima mostra ufficiale con la presenza del nuovo logotipo, Sul filo di Raffaello dedicata agli arazzi da disegno del maestro urbinate. In questo sistema di composizione modulare, il logotipo della Galleria è stato composto con un carattere tipografico contemporaneo &#8211; l’Untitled disegnato da Kris Sowersby &#8211; estremamente asciutto nel suo disegno e dalle proporzioni vitruviane, al pari del celebre alfabeto di Luca Pacioli. La spaziatura tra le lettere aggiunta al carattere, corrisponde a un rettangolo aureo e così la composizione che può muoversi in orizzontale e verticale. La gamma cromatica utilizzata nella comunicazione è desunta dallo studio dei colori nelle maggiori opere pittoriche della Raccolta.</p>



<p><strong>Il progetto si è avvalso del contributo di un gruppo di studenti di ISIA Urbino composto da:<br></strong>Francesco Bellagamba<br>Cecilia Cirillo<br>Matteo Orani<br>Riccardo Savioli<br><br><strong>Sotto la supervisione</strong>:<br>dei tutor Chiara Coscia e Gianpaolo Scifo</p>
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