Arte

Modularità e proporzione La nuova identità visiva della Galleria Nazionale delle Marche

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ISIA Urbino con i suoi docenti Leonardo Sonnoli e Irene Bacchi ha sviluppato la nuova identità visiva della Galleria Nazionale delle Marche, museo che vanta una delle più importanti collezioni d’arte del nostro paese e che ha sede nel Palazzo Ducale di Urbino. L’istituzione culturale, diretta da Luigi Gallo, ha deciso di abbandonare l’uso del logo raffigurante lo stemma del Duca Federico da Montefeltro, consapevole del fatto che tale immagine tendeva a identificare il museo con la sua splendida sede e la sua raccolta, trascurando di rappresentare l’attività culturale ed espositiva, di cui è promotrice.

Il nuovo progetto di identità grafica doveva quindi esprimere la collezione e la contemporaneità di un organismo culturale vivace e con lo sguardo proiettato verso il futuro, riaffermandone al contempo il legame imprescindibile con la storia e il glorioso passato rinascimentale della città. Nella Galleria Nazionale delle Marche è conservato un patrimonio di opere d’arte dal XIV al XVIII secolo e in particolare alcuni capolavori del Rinascimento italiano ad opera di Piero della Francesca, Raffaello e Tiziano. Il Palazzo Ducale di Urbino sede della Galleria è uno degli esempi più alti dell’architettura e dell’arte rinascimentali. Voluto da Federico da Montefeltro (1422-1482), il Palazzo venne edificato in un arco temporale piuttosto lungo, ma la sua struttura si caratterizza per l’impronta di due progettisti in particolare che soprintesero ai lavori di costruzione: l’architetto dalmata Luciano Laurana e successivamente l’ingegnere senese Francesco di Giorgio Martini. Il progetto è partito dalla riflessione sui concetti rinascimentali di modularità e proporzione, mirabilmente interpretati da Francesco di Giorgio Martini nel progetto del Palazzo.

La struttura architettonica dell’edificio è stata definita da Paolo Dal Poggetto una “vivace armonia delle asimmetrie” e alla sua dinamicità contribuisce l’uso di un modulo reticolare, il cui ritmo varia per assecondare esigenze funzionali e vincoli toponomastici.

Così Pasquale Rotondi, nel celebre libro Francesco di Giorgio nel Palazzo Ducale di Urbino curato da Michele Provinciali, descrive gli interni: “Il cortile d’onore, lo scalone monumentale, il salone del trono, la sala degli angeli e l’appartamento del duca con gli ambienti sottostanti […] si succedono con un continuo mutamento delle cubature spaziali […] La planimetria di questa parte dell’edifizio è variatissima. Impostate con la forma di reticolato a scacchiera, le cui maglie di varia grandezza […] si succedono parallele […].”

L’indagine sul modulo rinascimentale ha portato poi ad indagare la sua influenza sugli artisti e gli architetti del Movimento Moderno: da Le Corbusier, che riprende il concetto di sezione aurea, fino a Ernesto Nathan Rogers, Vittorio Gregotti e Giotto Stoppino che lo pongono al centro di una ricerca culminata nella mostra del ’51 alla Triennale, dal titolo “Architettura Misura dell’uomo”. Da queste riflessioni è stato sviluppato un progetto partendo da un modulo, in questo caso il rettangolo aureo, che sta alla base di una griglia da applicare ad ogni formato grafico: dalle locandine delle mostre, alle pagine del sito della Galleria, a quelle dei social media. Tale griglia visivamente evidente è la parte identitaria della comunicazione.

La suggestione del passato è facilmente rintracciabile negli elementi di comunicazione che il progetto introduce: dettagli spiazzanti, estrapolati dai dipinti del museo e che compaiono nella nuova linea grafica: ad esempio un gattino, tratto dall’Annunciazione (datato entro il 1603) di Alessandro Vitali e aiuti (?), o una testa di drago che sta per essere trafitta, dal San Michele Arcangelo (1410 circa) di Andrea di Bartolo.

La scelta di inserire questi dettagli è una provocazione e un invito a osservare da vicino e con maggiore attenzione, le opere del passato. Il nostro occhio assuefatto, tende a vedere i quadri nel loro insieme, senza coglierne gli infiniti dettagli, dimenticando che i dipinti erano veri e propri racconti e che l’artista sceglieva ogni immagine, ogni oggetto, ogni animale, per esprimere un preciso significato.

Il progetto di identità della Galleria Nazionale delle Marche è stato inizialmente testato sulla mostra Spiriti. Otto fotografi incontrano Giancarlo de Carlo a Urbino anche perché l’incontro delle opere del celebre architetto genovese con l’architettura del Palazzo Ducale si prestava a realizzare tutti gli apparati di mostra sfruttando la modularità di proporzioni auree e la ricerca di materiali primari quali il legno, il ferro e l’ottone. I dettagli dei dipinti sono stati poi il soggetto della prima campagna su diversi media per la promozione della Galleria Nazionale delle Marche, come alcuni splendidi dettagli sono stati utilizzati per la prima mostra ufficiale con la presenza del nuovo logotipo, Sul filo di Raffaello dedicata agli arazzi da disegno del maestro urbinate. In questo sistema di composizione modulare, il logotipo della Galleria è stato composto con un carattere tipografico contemporaneo – l’Untitled disegnato da Kris Sowersby – estremamente asciutto nel suo disegno e dalle proporzioni vitruviane, al pari del celebre alfabeto di Luca Pacioli. La spaziatura tra le lettere aggiunta al carattere, corrisponde a un rettangolo aureo e così la composizione che può muoversi in orizzontale e verticale. La gamma cromatica utilizzata nella comunicazione è desunta dallo studio dei colori nelle maggiori opere pittoriche della Raccolta.

Il progetto si è avvalso del contributo di un gruppo di studenti di ISIA Urbino composto da:
Francesco Bellagamba
Cecilia Cirillo
Matteo Orani
Riccardo Savioli

Sotto la supervisione:
dei tutor Chiara Coscia e Gianpaolo Scifo

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