Intervista
- Mappe N°24

Ideal Blue. Un modello di partnership volto a un successo condiviso Intervista a Silvia Moretti

Mappe °24


Articolo letto da 322 persone


Intervista con

Andrea Bruciati

Storico dell'arte

Fondata nel 1976 da Piero Moretti e Teresa Stocchi, Ideal Blue trasforma da cinquant’anni la passione per il prodotto in una manifattura tessile di alto livello. Dopo gli inizi come abili fasonisti in campo sartoriale, l’azienda ha saputo orientare con intuizione la propria eccellenza, nel 1999, verso il settore del denim di fascia alta, arrivando a operare su scala internazionale al fianco dei brand d’avanguardia più prestigiosi al mondo. Oggi l’azienda è in grado di supportare l’intero processo di industrializzazione del capo, dall’ideazione alla logistica, garantendo funzionalità operativa e privacy assoluta durante la realizzazione dei nuovi modelli. Ideal Blue si differenzia nel panorama europeo per aver rivoluzionato il concetto tradizionale di manifattura, sostituendo la logica cliente-fornitore con un modello di partnership volto a un successo condiviso. Questo approccio si riflette in una struttura dove tutti i cicli produttivi sono gestiti internamente in reparti interconnessi, assicurando massima efficienza dalla prototipazione alla produzione finale. La costante ricerca del miglioramento si sposa con un profondo impegno verso la responsabilità ambientale, che ha reso l’azienda una delle poche realtà capaci di trasformare il lavaggio industriale del jeans grazie alla tecnologia laser. Attualmente la struttura si divide in due stabilimenti per un totale di 10.000 metri quadrati, conta 140 dipendenti e una produzione annua di 300.000 capi. Gestita oggi dalla seconda generazione della famiglia con Sara, Marco e Silvia Moretti, quest’ultima nel ruolo di amministratore delegato, dialoga con l’artista Giovanni Gaggia per raccontare la propria storia, il futuro e il profondo rapporto con l’arte, consolidato anche attraverso la partnership tecnica per il progetto BLU: il colore della cuccagna.

GG Ci conosciamo dai primi anni Novanta: abbiamo frequentato le superiori insieme, sezione grafica, alla Scuola del Libro. Se torno indietro con il pensiero e ti rivedo com’eri allora, non ti avrei mai immaginata come responsabile di un’azienda — quella della tua famiglia, a Urbania, L’Ideal Blu. Ma da qualche parte nel mondo a ricercare uno stato di libertà. Sono stati anni belli quelli che abbiamo vissuto, in cui il disegno e, in particolare, la progettazione sono diventati, in maniera diversa per l’uno e per l’altra, la base del nostro lavoro. Ti ritrovai nei primi anni duemila, quando feci una piccola personale nella tua città. Mi regalasti una giacca di una linea che tentavi di mandare in produzione, “Il de Vie”: il concept ruotava attorno agli abiti dei nostri nonni. Ho ancora quel capo. Rischiò di bruciare in un locale: mi appoggiai a una lampada incandescente e così, sulla spalla destra, comparve un ricamo — in oro — a forma di cuore. Mi racconti le connessioni tra la tua formazione e il lavoro che ti sei trovata a fare? Quanto ti sei portata con te di quegli anni?

SM Durante la mia formazione, la consegna dei progetti rappresentava sempre un momento cruciale, e quella grinta che mi teneva sveglia fino a notte fonda per rispettare le scadenze è diventata un punto di forza anche nel mio lavoro odierno.

GG L’azienda era di tuo padre: qual è oggi il legame con la tua terra?

SM Ideal Blu è stata fondata dai miei genitori e ha compiuto 50 anni proprio nel gennaio 2026. Io e i miei fratelli lavoriamo al suo interno da circa 27 anni: il passaggio generazionale è stato molto lento e questo ci ha permesso di portare avanti una tradizione familiare. Il legame che ho con il territorio passa anche attraverso questo forte senso di appartenenza familiare.

GG Producete capi in jeans e siete nel distretto del denim. Come si è sviluppato questo mercato proprio a Urbania e nelle zone limitrofe?

SM I primi laboratori di cucito iniziarono a nascere intorno agli anni ’50, per poi dare vita, tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’80, alla famosa “Jeans Valley”, che contava quasi 300 aziende coinvolte nella filiera del prodotto, tra cui anche la nostra. Sicuramente molti giovani coraggiosi si sono messi in gioco, hanno fatto comunità attorno a un obiettivo comune e, insieme, sono cresciuti diventando veri imprenditori.

GG Lavorate per grandi marchi della moda e realizzate le idee degli stilisti. Mi racconteresti la modalità di lavoro, come si passa dall’idea alla realizzazione?

SM Il punto alla base di un buon risultato è l’ascolto. Comprendere chi si ha di fronte è fondamentale: c’è un grande lavoro di conoscenza e ricerca. Una volta entrati in confidenza con il gusto e le attitudini del brand, si può costruire. Ogni idea viene trasformata secondo il linguaggio del cliente e noi entriamo in sintonia con lui, proponendo soluzioni artigianali ma anche tecnologiche, realizzabili in accordo con la sua visione.

GG Ho visitato l’azienda di recente e ho notato una grande attenzione all’ambiente. Sappiamo che, per chi lavora come voi con questo tessuto, si tratta di un ambito complesso: da una parte la tintura, dall’altra lo scarto, la campionatura e il tessuto dismesso. Come affrontate questi aspetti?

SM Da diversi anni abbiamo deciso di fare la nostra parte, spinti innanzitutto dal desiderio di modificare alcuni processi legati ai trattamenti sul capo finito, che prevedevano l’impiego di sostanze chimiche e l’utilizzo di ingenti quantità di acqua. In secondo luogo, abbiamo scelto di adeguarci alle nuove direttive in materia di certificazioni che, fortunatamente, stanno entrando in vigore e regolamentano l’intera filiera. Non da ultimo, abbiamo affrontato il tema delle quantità di tessuto scartate durante il processo produttivo. A questo proposito abbiamo avviato diverse collaborazioni come gruppo, con l’obiettivo di destinare questi scarti ad aziende in grado di trasformarli nuovamente in tessuto.

GG Utilizzate il disegno laser non soltanto per tracciare linee, ma anche per realizzare bagni di colore. Perché questa scelta e quale impatto ha sull’ecologia?

SM La tecnologia laser rappresenta per noi il futuro. Abbiamo introdotto questa tecnologia in manifattura e siamo stati i primi a “laserare” il tagliato prima della confezione: un processo che oggi viene utilizzato da diverse aziende e che per noi è motivo di grande orgoglio. Il laser ci consente di personalizzare e nobilitare il tessuto e, soprattutto, di ottenere effetti di trattamento riducendo drasticamente l’uso di acqua. Un passo importante avanti sul fronte della sostenibilità.

GG Come immagini il futuro del jeans? Potrà mai diventare ecosostenibile e, se sì, in che modo?

SM Il jeans è un prodotto vivo, capace di reinventarsi nel tempo. È uno dei prodotti più iconici al mondo e posso affermare che la strada verso l’ecosostenibilità è già stata intrapresa da molti: servono attenzione, trasparenza e, soprattutto, rispetto.

Articoli Correlati


link to page

Eventi

- CCV – CamereConVista
Memorie Costiere
link to page

Persone

Pio Monti

di Roberto Casiraghi

link to page

Architettura

- Ristrutturazioni
Dialogo con la bellezza del contesto
link to page

Architettura

- Anniversari
Remembering Rotonda

di Stefano Verri

link to page

Workshop

- Marzocca Re-Lab
1° Urban workshop

di Cristiana Colli

link to page

Bookcase

Victor J. Papanek

di Manuel Orazi

link to page

Eventi

Ivan Tresoldi / Chiamata alle arti
link to page

Arte / Culture

Endless Sunset a Peccioli

di Cristiana Colli

link to page

Design

- Mappe N°21
La numero 001

di Marta Alessandri

link to page

Architettura

- Tesi
Rinascita di un quartiere razionalista
link to page

Architettura

- Mappe N°21
Natura tecnologia, sostenibilità
link to page

Eventi

Adriatico. Mare d’inverno

Vuoi entrare nella nostra Community?