Pensieri
- Mappe N°23

Le mie Marche #23 Giulia Ronchi

Mappe °23


Articolo letto da 496 persone


Tiriamo fuori i sogni degli artisti dai cassetti.
Questo è un appello.

Quando sono stata invitata ad aprire questo nuovo numero di MAPPE, la prima cosa a cui ho pensato è di utilizzare questo spazio come luogo politico e di condivisione piuttosto che incappare nel rischio di un autoreferenziale amarcord nei confronti di una regione da cui mi sono congedata alla fine dell’adolescenza. Così ora vi racconto una storia, che non è la mia. È la storia di un sogno nato, cresciuto e mai realizzato; ora è chiuso in un cassetto.

Siamo a Castelleone di Suasa, un piccolo borgo in provincia di Ancona in cui resti della cultura romana e di quella medievale si mescolano affondando le radici in un passato antico. Qui che aveva origine la famiglia di Grazia Toderi, artista internazionale che non ha certo bisogno di presentazioni, che nell’infanzia passava nelle Marche le sue vacanze estive. È così che, dopo anni di incursioni marchigiane, di periodi di permanenza più o meno lunghi, di estati passate ad ascoltare il silenzio delle colline, nasce il desiderio di aprire al contemporaneo quei luoghi scoperti, visitati, vissuti, interrogati a lungo. Di rileggere e condividere con il mondo i luoghi nascosti delle Marche, il sorriso sibillino dei paesaggi che nascondono tesori tra le pieghe del proprio territorio.

«A Cartoceto c’è un bellissimo teatro che era stato costruito all’interno di un frantoio. Mi ci aveva portato mio padre, agronomo, alla fine degli anni ’90. Era un luogo misterioso e segreto», mi racconta Grazia una sera d’estate.

Da allora l’attenzione si concentra dunque sui piccoli teatri comunali. Ne parla con suo fratello Marco, anche lui agronomo e, nel 2017, con il curatore e regista Stéphane Ghislain Roussel, arrivato in Italia per invitare l’artista ad esporre al Pompidou Metz nella mostra da lui curata, “Opera Monde”. Nelle seguenti estati marchigiane il sogno assume contorni sempre più definiti fino a farsi progetto, Teatro Terra: due parole per descrivere il confine sottile che intercorre tra la “cultura” e la “coltura”, tra l’humus e l’umano, quel bisogno di nutrimento che porta il seme a esplodere, il rinnovarsi ciclico attraversato dalle stagioni.

Otto teatri, altrettanti artisti contemporanei chiamati ad abitarli collaborando strettamente con maestranze e qualità locali, un itinerario che colleghi queste terre misconosciute al mondo: il piano è semplice, ma il suo esito sofisticato. A profilarsi è un’ambiziosa programmazione che intersechi architetture uniche e storie dimenticate con lo sguardo internazionale di artisti contemporanei, performance che creino nuovi piani di lettura, interventi e installazioni che li rendano accessibili al pubblico in modo inedito per quattro o sei settimane. Un festival capace di creare uno spazio di utopia, un numero zero da replicare nel futuro, uguale e diverso ogni anno. Un’eredità di cui lasciare traccia. Avanguardia inattesa.

Si parte per l’avventura. Si fanno numerosi sopralluoghi, si coinvolgono associazioni, amministrazioni, università, accademie, ambasciate, assessori, pro Loco. Si cominciano viaggi e presentazioni, si tira in ballo ogni strumento possibile affinché il sogno diventi concreto. Si raccolgono adesioni ed entusiasmo, scetticismi e sorrisi a denti stretti. Si pensa in grande, pubblico da tutta Europa. Tutti devono sapere, tutti devono incontrare la bellezza. Il progetto si infrange poi nella banalità della stasi: mancano budget, voglia di far rete, di uscire dal recinto, di investire, forse personale?

Eppure, chi lavora nell’arte sa che non può esserci visione senza visionarietà. E che ciò che l’oggi ci nega può prendere forma in un futuro prossimo. Recentemente sono stati candidati a patrimonio Unesco 14 teatri delle Marche, lasciando fuori un patrimonio di teatri minori, spesso lontani dai centri urbani, dove la vita comunitaria che storicamente vi si è svolta può tornare a vivere attraverso situazioni impreviste, libere da prassi istituzionali. In una regione in cui la bellezza è spesso celata agli occhi di chi non acuisce la vista per scovare i dettagli, torniamo a creare veri spazi di utopia attraverso l’arte. Questo è un appello.

Articoli Correlati


link to page

Architettura

- Tesi
Architettura tra terra e acqua
link to page

Imprese

Presse e robot che vedono il mare

di Cristiana Colli

link to page

Racconti

Strutture non standard parte II
link to page

Eventi

Tessuti e Lamiere

di Riccardo Diotallevi

link to page

Architettura

- Tesi
Infrastrutture per la rete alimentare
link to page

Editoriale

Annotazioni#17

di Cristiana Colli

link to page

Architettura

- Interni
Materiali naturali e tracce del tempo
link to page

Eventi

- Demanio Marittimo.km-278
Rovine&Ripari
link to page

Architettura

- Il Racconto
Giorgio Morpurgo

di Gianni Volpe

link to page

Eventi

Ivan Tresoldi / Chiamata alle arti
link to page

Intervista

Intervista a Davide Quadrio, neo direttore del MAO di Torino
link to page

Architettura

- Mappe N°21
Esperienza unica e immersiva nel design internazionale

di Federica Ciavattini

Vuoi entrare nella nostra Community?