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- Mappe N°24

La meravigliosa storia delle “balette” di Jesi

Mappe °24


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Nel XVI secolo la pallacorda era uno dei giochi più diffusi nelle corti europee, antenato diretto del tennis moderno. Le palline utilizzate, chiamate balette, erano oggetti artigianali, prodotti localmente con i materiali disponibili. Il rivestimento esterno era spesso realizzato cucendo insieme ritagli di cuoio avanzati dal lavoro dei calzolai, mentre l’interno poteva essere riempito con stracci, lana o crine. Nulla veniva buttato: gli scarti di bottega trovavano una nuova funzione, trasformandosi in strumenti di gioco per nobili e popolani. Il riciclo, in questo contesto, non era una scelta legata a idealità e cambiamenti climatici, ma una necessità economica e pratica, inserita naturalmente nella vita quotidiana. In realtà, il riutilizzo dei materiali accompagna la storia dell’uomo da secoli, soprattutto nei contesti in cui le risorse erano scarse e nulla poteva essere sprecato. Quando si parla di riciclo, spesso si pensa a una pratica tipicamente contemporanea, figlia della sensibilità ambientale e delle moderne politiche di sostenibilità: in realtà, il riutilizzo dei materiali accompagna la storia dell’uomo da secoli. Sono dunque molte le analogie tra le balette usate per la pallacorda, realizzate con scarti di cuoio, e i campi da tennis di oggi costruiti con componenti di riciclo di palline in gomma e feltro. Proprio come accadeva cinquecento anni fa, le palline da tennis trovano oggi una seconda vita. Nel Cinquecento le realizzavano i calzolai, oggi sono le aziende specializzate nel riciclo; allora si recuperava cuoio, oggi gomma e fibre sintetiche. Cambiano i materiali e le tecnologie, ma resta la stessa logica di fondo: trasformare uno scarto in una risorsa. Dalle botteghe ai moderni impianti sportivi, il filo che unisce cuoio, gomma e feltro è lo stesso: dare nuova vita a ciò che sembrava aver esaurito la propria funzione. Le balette di cuoio e i moderni campi realizzati con palline riciclate raccontano entrambi una storia di circolarità, in cui lo sport è competizione e spettacolo, ma anche ingegno e adattamento.

Il Club delle Balette

Le balette di Jesi, Urbino, e Mantova — antiche palline di cuoio utilizzate nel gioco della pallacorda tra Medioevo e Rinascimento — sono state a lungo reperti silenziosi, curiosità museali, citazioni erudite nei testi storici. Insieme a Gianni Clerici, con il suo sguardo capace di unire ironia, rigore e immaginazione, abbiamo lavorato alla trasformazione di questi semplici oggetti in testimoni materiali di una civiltà del gioco, antenate dirette del tennis moderno. Da quell’incontro è nato un impegno di studio e divulgazione, per la ricostruzione del valore storico e simbolico delle balette, con indagini e ricerche per definirne funzione, materiali, luoghi di ritrovamento e contesti sociali in cui venivano utilizzate. Impegno confluito in una ricerca archivistica a cura dello storico dell’arte Marco Droghini e inserita nel volume Pallacorda e non solo, in cui è raccontato il meraviglioso caso di Jesi, giunto anche nelle mani del Santo Padre Leone XIV, grande appassionato di tennis. Le balette sono così diventate una chiave di lettura per raccontare la diffusione della pallacorda nelle corti italiane, nei palazzi signorili, nei chiostri e negli spazi urbani del passato. Il lungo lavoro di ricerca comprende analisi teorica, relazioni attive tra studiosi, collezionisti, università, istituzioni culturali e appassionati di sport. Un networking che ha dato vita a una rete di dialogo tra discipline — storia, archeologia, artigianato, sport e comunicazione culturale — e tra territori. Nel 2019 è stato costituito il Club delle Balette, come desiderava Gianni Clerici che ne resterà Presidente ad Honorem, con la finalità di creare occasioni di socialità e valorizzazione in una dimensione collettiva e progettuale, attraverso mostre, incontri pubblici, conferenze e progetti di divulgazione.

Gianni Clerici e Carla Saveri
Incontro con Papa Leone XIV,
appassionato giocatore di tennis

Ho scelto il tennis
Gianni Clerici, cantore della bellezza

È un documentario ideato e curato da Carla Saveri, regìa Francesco Zarzana, produzione Progettarte, 2026. Il documentario che ha visto il suo debutto nella prestigiosa cornice mondiale delle Olimpiadi Milano Cortina, è un viaggio in cui sport, cultura e identità si intrecciano, e trasformano il campo da gioco in un luogo dell’anima. Lo sguardo raffinato e visionario di Gianni Clerici rende il tennis un linguaggio universale, un gesto poetico, un racconto di eleganza e passione.
Le Marche e la Lombardia fanno da cornice al racconto: territori autentici, ricchi di storia, talento e stile di vita, capaci di ispirare e dialogare con il mondo; paesaggi, tradizioni e saperi si fondono in una narrazione che diventa patrimonio nazionale e internazionale. Un progetto che agisce anche come dispositivo per incontri, proiezioni, dialoghi, eventi sportivi e culturali capaci di trasformarsi in eventi turistici, dove il territorio si racconta attraverso lo sport, l’arte e il gusto. Un viaggio nel valore e nei valori, un ponte tra luoghi e generazioni, tra tempo e storia, testimonianza di eventi iconici come quello al Queen’s Club di Londra.

“L’incontro con Gianni Clerici nel 2014 è stato cruciale, per l’inizio di questo progetto. Gianni ci ha raccontato il tennis come fatto culturale e non solo agonistico e fatto comprendere le radici di questo sport che viene da lontano. Dietro la perfezione delle superfici moderne e delle attrezzature tecnologiche c’è una lunga storia fatta di cuoio, mani artigiane e materiali di recupero. Le balette non sono solo reperti del passato ma ponti capaci di raccontare come il gioco, la cultura e l’ingegno umano si intreccino da secoli intorno a una semplice palla. Simboli di continuità, memoria e circolarità: oggetti nati dal riuso degli scarti dei calzolai, oggi recuperati come patrimonio culturale condiviso”.

Credits


Mostra a cura di

“Club delle Balette” e del Comune di Jesi

luogo

Palazzo Pianetti, 2022

foto

Maurizio Paradisi

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