

Grazia e Marco
Un’artista e un agronomo, una terra e un territorio di elezione – le Marche. Sulla pagina amaranto – fondo indecifrabile che ricorda un magma, un prima di ogni cosa, un’apocalisse passata o futura – solo loro, Grazia e Marco Toderi. Marco è un agronomo, come il loro padre, e il suo sguardo è sulla Terra; Grazia è un’artista che ci ha insegnato il Cielo. Nel loro dialogo senza tempo si parla di grafia della Terra, di segni, di acque, della nostra posizione nel mondo.
Non sono palline, sono storie
Libri, saggi, articoli, podcast, film, documentari – il tennis è ritornato di gran moda, indubbiamente. Come storia di vita, esperienza estetica, conoscenza profonda dell’animo umano. E come hub di economie avanzate. Proprio a partire dall’elemento originario, dalla base – la pallina gialla – tra le Marche e il Veneto è nata una curiosa storia di riciclo, condivisione, responsabilità. Si va dalla pallina al campo da tennis alle suole delle sneakers – un ciclo chiuso virtuoso e intelligente. Che ha un precedente antico nella meravigliosa storia delle “balette” di Jesi, palle di cuoio per la pallacorda – figlie anch’esse del riciclo fatto dai maestri calzolai.

La meraviglia delle infrastrutture – in mostra
Infrastrutture materiali e infrastrutture di relazione, indistinguibili ormai, l’una è sempre anche l’altra. Strade e stadi interrogano la pratica dell’esporre, della messa in scena, il processo della rappresentazione, della relazione tra la cosa in sé e il suo mostrarsi. Come si racconta la strada, l’ingegneria fatta di ponti, viadotti, tracciati; l’architettura fatta di aree di sosta, servizi di accoglienza, affacci sull’infrastruttura; il paesaggio che definisce le partizioni e gli equilibri dentro e a latere delle lunghe, chilometriche righe bianche al centro della lunga linea d’asfalto? Come si racconta la densità dello stadio, fatto di forme e immaginari, tifo e identità, architettura paesaggio e desiderio? “Stadi” e “Italia in movimento” – le mostre prodotte dal MAXXI nel 2025 – hanno accettato questo corpo a corpo. Con risultati emblematici.
Blu, il colore del territorio
Prima che un colore è una postura. Si è o non si è blu. E poi viene il resto. Il blu è un’infinita sequenza di senso e significati – dai cieli dipinti nelle chiese alle immagini sacre delle cappelle votive al blu dei jeans. E tutto (molto) ha origine dal blu del guado. C’è una storia tutta marchigiana legata ai colori naturali che ha attraversato i secoli. È una storia di agricoltura e manifattura, alchimia creatività e cultura visiva che nelle risorse della terra ha estratto un ingrediente per la poesia, l’identità, le comunità. Sono studi, recuperi, sperimentazioni, programmi di valorizzazione artistica e creativa. Che dopo il guado arrivino dal mare Adriatico le conchiglie? Chissà!
Nuove rubriche
Diamo il benvenuto a una nuova rubrica – A/R – a cura di Moira Valeri. Un osservatorio e un racconto permanente sulle migrazioni professionali che allontanano e avvicinano, portano e riportano valore e talenti. Sono transumanze, vettori di progetto e relazione che attivano e mantengono vive connessioni e vibrazioni – tra le Marche e il mondo. E accogliamo un nuovo luogo della rivista dedicato alle Personae – il primo è Andrea Bruciati che ci racconta la straordinaria esperienza di direzione delle Villae – Villa Adriana e Villa d’Este.
Oggetti del desiderio
Che le neo-ruralità e la ex casa rurale siano sempre più un desiderio e un progetto di vita? Non è una notizia, ma è il contesto multidisciplinare il centro della scena, fatto di architettura, antropologia, responsabilità, ricerca sul Senso il paesaggio e i materiali. E curiosamente anche un oggetto antico (arcaico?) come la borraccia sta vivendo interessanti risignificazioni e una nuova responsabilità che abbraccia educazione, valori e stile.
