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Le Marche nel segno del guado

Mappe °24


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“Il blu è una postura, uno stato d’animo, uno sguardo sul mondo – ci sono persone, sentimenti, significati blu. Dire Oltremare, Klein, Navy, Indaco significa spalancare mondi, orizzonti e appartenenze, come onde che si irradiano. La storia del blu e del guado nelle valli marchigiane è una memoria aumentata che trattiene l’identità botanica, la sapienza popolare e la manifattura.”

Cristiana Colli, in Blu, il colore della cuccagna. Sulla via del guado tra storia e contemporaneo, Manfredi edizioni, 2024.

Dalle foglie verdi alla tintura blu

La protagonista della storia del blu e del guado nelle valli marchigiane è l’Isatis tinctoria, nota come guado. È una pianta biennale della famiglia delle brassicacee (o cruciferae) che fa parte delle cosiddette “piante da blu”, da cui si ricava un colorante di questa cromia, come indicato nella sua scheda botanica. Un’altra storica pianta del blu è la Indigofera tinctoria — leguminosa che produce uno dei pigmenti naturali più iconici della storia: il blu indaco — dal cromatismo che oscilla tra il blu e il violetto con tonalità più morbide del blu del guado.

La produzione e il commercio nelle Marche del pigmento ricavato dalla piantina del guado sono stati una risorsa rilevante per il Ducato di Urbino tra il XVI e XVII secolo e hanno portato nuova luce nel mondo delle arti: con questo colore si decoravano preziosi manoscritti, si realizzavano acquarelli e affreschi, si coprivano con mantelli in tutte le gradazioni del ceruleo — colore simbolico del divino — le più belle Madonne del Rinascimento, come quelle nobilmente presenti, assorte nella loro luce interiore, di Piero della Francesca. Poi la produzione del guado si ferma e nel tempo viene dimenticata. Lo storico Delio Bischi negli anni ’80 ritrova e censisce 60 macine di mole da guado disperse nel territorio di Pesaro e Urbino, oggetti sconosciuti di cui si era persa la memoria, utilizzati come basi di edicole votive.

Dalla naturalità alla modernità

L’utilizzo del blu si converte al settore industriale. È la produzione dei jeans, nuova ricchezza nella Valle del Metauro, che adotta i coloranti sintetici — stabili e inalterabili — dimenticando le sfumature uniche dalle tonalità intermedie dei colori naturali. Non è una pratica sostenibile: le grandi macchine di lavaggio dei tessuti finiti versano, in grandi nuvole di vapore, i loro residui inquinanti nell’ambiente.

Una nuova narrazione

Un mondo in cui l’uomo lavorava in sintonia con la natura è scomparso ma una nuova consapevolezza sta adottando, nei nostri distretti produttivi, pratiche di alto valore aggiunto nella ricerca di una ritrovata naturalità. Nelle istituzioni si afferma una nuova attenzione alla storia delle identità culturali e materiali della regione. Si è messa in rete, con iniziative dedicate, come Pesaro Capitale della Cultura 2024, una nuova narrazione alimentata dalle intuizioni e opere degli artisti contemporanei che ha ospitato, tra gli altri, il progetto artistico e culturale diffuso “Blu: il colore della cuccagna”. È l’arte che attribuisce al guado un valore da salvare. Come memoria, tuttavia plasmabile sulla contemporaneità.

Scheda botanica: nome: Isatis tinctoria — pianta erbacea biennale foglie: picciolate, oblungo-lanceolate, di colore verde glauco fiori: infiorescenza di una ventina di steli con fiori dai sepali ellittici e petali gialli esposizione: sole semina: primavera, autunno fioritura: fra maggio e luglio frutto: siliquette pendule, compresse ai margini, contenenti un solo seme liscio, oblungo, brunastro raccolta del seme: autunno

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