La pallina gialla sul bordo della rete bianca gira sospesa, e il ralenty rende quegli attimi infiniti. Comincia così “Match Point” di Woody Allen, e quella scena del film è la metafora della fortuna, del caso, delle cose che accadono e cambiano. Un attacco memorabile, come quando si chiama il challenge e si utilizza la tecnologia hawk-eye, l’occhio di falco — tempo e spazio si giocano sui micron e le frazioni di secondo. Eh sì, il tennis è lo sport più mentale che esista, un rompicapo, ogni volta un duello con se stessi, un precipizio dopo l’altro, colpo su colpo, tra concretezza e gesto, à bout de souffle. Ogni 15 è definitivo in un perimetro di solitudine senza tempo, in ossequio alle regole auree di questo sport. Psichico ed estetico, con quelle calze bianche impolverate di rosso, e una colonna sonora che rimbomba nella testa quando la pallina trova il suo punto perfetto nel piatto corde — che sia il servizio, lo schiaffo al volo o l’inside out. Insomma quelle palline gialle col solco bianco che separa la gomma dal feltro — un abbraccio che sembra il simbolo dell’infinito — sono molto molto di più di semplici palline.
Prima delle necessità televisive erano bianche, qualche volta gialle, spesso verdi o arancioni — sempre colori fluo. Prima le racchette erano di legno con le corde in budello. Prima le palline si usavano a lungo, oggi un amatore le usa 5/6 ore, un professionista 2 ore, nelle partite ATP 9 game. Prima era prima, oggi il tennis è tra gli sport più amati, con un successo che ha portato la Federazione Italiana Tennis e Padel a contendersi il primato con il calcio. Merito di campioni vincenti, del “Silcaraz”, un neologismo che si studia nelle business school, di un nuovo entusiasmo per uno sport oggettivamente meraviglioso, coperture televisive imponenti, economie e sponsor che sostengono grandi eventi e tornei in tutto il mondo. Fatto sta che le luci di questa ribalta riguardano economie terziarie e manifatturiere, si confrontano con la ricerca e la sostenibilità ambientale, e così le palline diventano componenti tutt’altro che trascurabili in questa storia. Anche perché sono oggetti complessi — diverse in funzione delle superfici e dei marchi — fatte di due componenti, la mescola in gomma pressurizzata — morbida e senza componenti tossiche — e il feltro, in un equilibrio che determina durata, accelerazione, velocità. La loro centralità si intuisce bene quando prima del servizio i giocatori le tengono tra le mani — le toccano, le esaminano, le selezionano. Secondo dati attendibili sono circa 400 milioni le palline che si utilizzano ogni anno nel mondo, che corrispondono a un potenziale di riciclo di 20.000 tonnellate; in Italia la stima parla di 10 milioni per un potenziale di 500 tonnellate.


Sono numeri importanti che mostrano come la frontiera del riciclo sia un segmento trasversale che unisce stile di vita, ricerca, innovazione, riuso creativo delle risorse. È con questa cultura e questo sguardo visionario che è nata RETURN, società benefit fondata da Marco Giampieretti — imprenditore e docente dell’Università di Padova — che nel metodo agisce come network e nel merito seleziona e mette a sistema ogni componente della filiera del tennis e delle palline.
La storia si sviluppa tra il Veneto e le Marche e promette di unire i presupposti e il committment dell’economia circolare con una risorsa che esce dal tennis come materia vergine e torna al tennis come MPS, materia prima seconda. È un impianto intellettuale prima che produttivo, in cui ogni fase e ogni output è brevettato, per una produzione totalmente made in Italy.
Il processo, all’origine del modello di business, comprende azioni di engagement, relazione e produzione diversificata, e avviene in più fasi con una filiera virtuosa e partnership con imprese leader di ogni singolo settore. Si comincia con la raccolta e il recupero delle palline cui segue la macinazione — curata dall’impresa LaPrima Plastics di Isola Vicentina — che separa la gomma dal feltro e crea microgranuli e palline di feltro tipo fiori di cotone dove permane la traccia del giallo ma predomina la tonalità grigio/verde. A quel punto la pallina si è trasformata in nuova potenziale materia di progetto che il sistema RETURN sviluppa in due principali direttrici. La prima è il segmento suole per scarpe prodotte dalla Svig di Vittorio Veneto — sneakers sportsystem, prodotto lifestyle e moda. La peculiarità di questa suola è duplice: sul piano estetico si distingue per l’aspetto originale della mescola, il punto di colore e la puntinatura random che la rende unica; sul piano della resa a ogni paio corrisponde una pallina considerato che l’utilizzo di materiale riciclato oscilla tra il 20 e il 30%.
La seconda è il segmento delle superfici per lo sport sviluppato con la marchigiana Casali di Falconara, storica industria italiana che dal 1936 progetta e produce sistemi e prodotti per l’edilizia specializzata — in particolare membrane prefabbricate e prodotti liquidi per l’impermeabilizzazione degli edifici — e che dal 1992 ha dato vita alla linea di superfici tecniche in resina, Casali Sport, con oltre 9.000 realizzazioni per importanti centri sportivi, municipalità, eventi indoor e outdoor. Soluzioni sicure, performanti, sostenibili e durevoli, dotate di comfort biomeccanico, frutto di ricerca e innovazione. L’azienda, tra i leader mondiali per pavimentazioni sportive, produce una vasta gamma di prodotti, tutto quello che serve per passare da una superficie grezza a una superficie sportiva adatta ad accogliere le performance degli atleti. L’innovazione sul prodotto, il servizio e i significati hanno orientato l’impegno nel progetto RETURN, con la messa a punto di una superficie in resina acrilica per il tennis dall’anima verde. Il Supersoft Return, classe ITF3, è il campo realizzato con uno strato elastico ecoperformante, colato in opera, composto da polverino di gomma riciclata, proveniente dalle palle da tennis esauste, e offre prestazioni professionali e da competizione. Il polverino, agglomerato con resina legante, si presenta come materiale spalmabile e mantiene le proprietà elastiche e meccaniche che caratterizzano la materia prima pre-riciclo, assicurando un’eccellente funzione ammortizzante.


palline usate


fondatore di Return

E così si chiude il cerchio — dal tennis si arriva, al tennis si ritorna. Quello di RETURN è un meccanismo virtuoso che però poggia sulla necessità di attivare un articolato networking delle filiere del tennis rispetto a beni e servizi, una stakeholder engagement capace di agire sulla motivazione, la premialità, l’appartenenza e la responsabilità sociale. In tutto questo il meccanismo di raccolta delle palline è parte fondamentale del progetto d’impresa e del modello di business. Con questa consapevolezza si è strutturata un’imponente infrastruttura di relazioni con partner tecnici e scientifici importanti e autorevoli, necessaria a socializzare e posizionare l’iniziativa — la FITP prima di tutto, ma anche ENEA e Dunlop Sports Italia e con la presenza ai grandi eventi del tennis italiano, tra cui le ATP Finals, Next Gen e il Trofeo Bonfiglio. E si è attivata una modalità per coinvolgere i circoli italiani, soggetti irrinunciabili del progetto, con la prospettiva di allargare il raggio d’azione ad altri paesi europei, sostenibili rispetto a logistica normativa e trasporti. Senza dimenticare che la visibilità dell’iniziativa viene anche da tornei, eventi, iniziative e attivismo dal basso. La partnership con Dunlop è essenziale ma non unica, così come lo è il Green Slam, un distributore automatico che lavora sull’idea del vuoto a rendere, con una prima forma di premialità dove l’incentivo è a lasciare le vecchie palline per un tubo nuovo. In RETURN giurano che presto i circoli italiani avranno questo distributore automatico, un’occasione per giocare sempre con palle buone come impegno etico per l’ambiente. Il target è definito, l’obiettivo è raccogliere 5 milioni di palline entro il 2030 a cui corrispondono 250 tonnellate di materiale riciclato. Del resto, nomen omen. “Return” nel linguaggio tennistico è la risposta al servizio, una metafora se riferita alla questione ambientale; “Return” è l’accesso a una seconda vita, a un’altra possibilità; “Return” è il ritorno dentro lo stesso contesto, ontologico. Un po’ come time, quel richiamo perentorio che sospende la pausa e fa ripartire il gioco.
Sono necessarie circa 10.000 palline per creare un campo da tennis.