Intervista
- Mappe N°25

Intervista vitruviana a Francesco Benelli

Mappe °25


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Intervista con

Francesco Benelli

Marcus Pollio Vitruvius, Vitruvium per Iocundum solito castigatior factus cum figuris et tabula vt iam legi et intelligi possit, Venetiis: Ioannis de Tridino alias
Tacuino, p. 12v (Department of Prints and Drawings, Metropolitan Museum of Art, New York)
Marcus Pollio Vitruvius, Vitruvius iterum
et Frontinus à Iocundo revisi repurgatique, quantum ex collatione licuit, Florentia 1513 mense Octobri, f. 41 (Department of Prints and Drawings,
Metropolitan Museum of Art, New York)
Uffizi 1249A r. Antonio da Sangallo
il Giovane (Gabinetto dei Disegni e delle
Stampe, Le Gallerie degli Uffizi, Firenze)

Il grande Richard Krautheimer ci ha insegnato che il revival dell’architettura romana antica è stato periodico: nei secoli bui del Medioevo ci sono state diverse rinascenze, ben prima cioè del Rinascimento di Brunelleschi, Alberti e compagnia bella; quindi di nuovo, a cavallo delle rivoluzioni americana e francese, c’è stato il Neoclassico e ancora nel primo Novecento col rappel à l’ordre fino al Postmoderno, per cui non si vede perché non dovrebbe esserci anche ora.

E infatti da Fano a Washington è tutto un fiorire di colonne romane – vedi i progetti del nuovo arco di trionfo e della sala da ballo che il Presidente Trump vuole costruire per lasciare il suo segno presidenziale. Invece nell’ex colonia un tempo nota come Fanum Fortunae sono stati ritrovati i resti della Basilica, unico edificio che Vitruvio nomina come suo nel quinto libro del De architettura, l’unico trattato giunto fino a noi dall’antichità benché ce ne siano stati altri precedenti, dai commentari di Piteo a Ictino, l’architetto del Partenone.

“A Fano oggi è stata ritrovata una tessera fondamentale del mosaico che custodisce l’identità più profonda del nostro paese. La storia dell’archeologia e della ricerca, con gli attuali strumenti a disposizione, viene divisa in un prima e un dopo” ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli, esultano in coro la Soprintendenza, il Centro Studi Vitruviani, il comune di Fano, la Regione Marche, sui media locali si rincorrono dichiarazioni, “siamo meglio di Pompei, le colonne più grandi dell’antichità”, sognando un nuovo Eldorado turistico.

Spuntano perciò progetti di installazioni artistiche a scala colossale con tanto di timpano e colonne da affidare ad artisti o archistar, make Fano great again, con buona pace del mercato settimanale di piazza Andrea Costa e dei suoi tigli. Francesco Benelli è esperto di Rinascimento, professore di storia dell’architettura all’Università di Bologna dopo oltre vent’anni trascorsi alla Columbia di New York, smorza gli entusiasmi: “La scoperta è importante ma non cambia molto la storia dell’architettura, anzi molto poco.

Se, per pura ipotesi avessimo trovato le ossa di Leonardo da Vinci, la storia dell’arte sarebbe cambiata? No, perché è costituita dalle sole opere d’arte. Come prima reazione si può affermare che Vitruvio ha scritto una cosa vera (a meno che non si sia appropriato di un progetto di altri), e poi bisogna confrontare il suo testo con i reperti dello scavo. Sono curioso di leggere la relazione archeologica però, ripeto, i materiali al momento sono pochi. Inoltre se si volesse davvero scavare nell’area della Basilica occorrerebbe demolire diversi edifici storici”.

MO Come mai la basilica non è giunta ai giorni nostri, se era così importante?

FB Anzitutto Vitruvio stesso scrive che per motivi economici aveva fatto largo uso di legno, altrimenti avremmo molti altri resti. E poi la costruzione di una chiesa sulle sua fondamenta nell’alto medioevo ha ulteriormente attinto ai resti della basilica, è del tutto naturale, anche a Perugia e Gubbio c’erano leggi medievali che incentivavano al riutilizzo delle fondazioni romane preesistenti così come a Largo Argentina a Roma è avvenuto – poi le chiese sono state a loro volta demolite.

MO Secondo lei dunque la Basilica vitruviana andrebbe ricostruita o no?

FB No, anche perché abbiamo visto com’è andata nel caso della Basilica Ulpia ai Fori Imperiali: fra il 2021 e il 2023 sono state rialzate quattro colonne in granito e integrate secondo il metodo dell’anastilosi – utilizzato anche durante il ventennio fascista in alcuni casi per motivi propagandistici. Di recente il team di archeologi guidato da Claudio Parisi Presicce ha rimesso insieme i pezzi della costruzione originale a disposizione, che però al contrario di Fano erano già lì presenti a terra nel sito archeologico. Lasciamo stare che per farlo il comune abbia ricevuto la ricca donazione di un oligarca uzbeko, Alisher Usmanov, che per questo ha voluto lasciare il suo nome inciso anche sotto la Colonna Traiana… Sono operazioni discutibili, volte perlopiù al turismo e non tanto al valore culturale.

MO Forse finirà che alcune parti della piazza del mercato e dintorni saranno semplicemente coperte con dei vetri…?

FB Sì, oppure come già successo circa vent’anni or sono, verranno rese visitabili come già successo nel caso del teatro romano ritrovato presso la ex Filanda Bosone, già allora si pensava di aver trovato la basilica.

MO Come si spiega però la Vitruvio-mania che contagia il pubblico generico?

FB È comprensibile la felicità per la scoperta, e anche l’attaccamento alla propria città, però segnalo che a Formia sono convinti che Vitruvio sia originario di quelle parti nonché l’autore della tomba di Cicerone che si trova nello stesso comune (naturalmente non sappiamo se sia autentica, sappiamo solo che Cicerone aveva una villa di campagna, non si sa bene dove, nel territorio dell’antica Formia).
Per secoli peraltro si è pensato anche che Vitruvio potesse essere veronese per via di un’iscrizione sull’arco dei Gavi e di un busto quattrocentesco sul Palazzo della Ragione a Verona, salvo poi scoprire che si trattava di un Vitruvio Cerdone che era un altro naturalmente, così come alcuni studiosi fra cui Pierre Gros hanno ipotizzato delle origini nordafricane, numidiche, ma la verità è che ne sappiamo molto poco.

MO Che fare, dunque? Nel dubbio si potrebbe forse migliorare l’offerta espositiva dei reperti romani di Fano?

FB Sì, certo, attualmente questi sono confinati in due stanzette al piano terra della Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, potrebbero ottenere piuttosto una sede nuova e più ampia, dove dedicare spazio alle varie edizioni di Vitruvio, con reperti reali mescolati a ricostruzioni virtuali come è stato fatto in modo interessante al Museo della Forma Urbis a Roma, magari con un progetto allestitivo migliore seguendo l’esempio del Comune di Pesaro che ha affidato allo studio Startt il nuovo allestimento della Biblioteca Oliveriana o del Museo Archeologico delle Marche di Ancona che ha riaperto dopo una lunga chiusura la sezione dedicata all’archeologia dell’età romana grazie alla collaborazione dell’arch. Andrea Tabocchini.

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