Demanio Marittimo
- 2026

Ordine &Chaos Edizione 16

ORDINE&CAOS è il tema della 16° edizione di Demanio Marittimo. Km-278, la maratona dedicata alle arti, all’architettura, al design e alla dimensione adriatica, curata da Cristiana Colli e Pippo Ciorra, che si svolge il 17 luglio dalle 6pm/6am sulla spiaggia di Marzocca di Senigallia.

Il tema riflette i fenomeni e i concetti che caratterizzano il mondo contemporaneo. ORDINE&CAOS, la cui più essenziale e cruciale interrelazione è sottolineata dalla & commerciale, sono i poli di una condizione economica, geopolitica e culturale che sta ridisegnando il mondo per come lo abbiamo conosciuto negli assetti emersi dal secondo dopoguerra. Alle turbolenze dovute a guerre, cambiamento climatico, ridefinizione della gerarchia delle risorse e della loro idea di scarsità, nuove potenze militari e tecnologiche, corrispondono profondi impatti sulle persone, le migrazioni, le organizzazioni, e sulla vita stessa delle città, sui modelli del lavoro, della convivenza comune, e quindi degli immaginari. Nella sua dimensione estesa e multidisciplinare la riflessione include aspetti filosofici, spirituali e materiali che hanno a che fare con lo stile di vita, la metamorfosi e lo sviluppo di comunità, il progetto contemporaneo, la produzione artistica e culturale. Sulla spinta di fenomeni impetuosi e contraddittori, si cerca di comprendere – attraverso talk, installazioni, performance, lecture – traiettorie, influenze, direttrici di sviluppo sostenibile a base culturale che trasformano le componenti dell’ecosistema, le forme della coabitazione e quelle della cittadinanza.

Lassù&Quaggiù

Cristiana Colli

Cos’è vicino, cos’è lontano? Cosa accade alle cose quando lo sguardo passa dal lassù al quaggiù al lassù? Cos’è una distanza? – ce lo siamo chiesti qualche anno fa, a Demanio, nella performance dell’artista Giovanni Gaggia, concepita per rinnovare la legacy di Guglielmo Marconi. Vista da lassù, dai satelliti della costellazione Cosmo Sky Med, Marzocca è una piccolissima composizione di pixel in sequenza ordinata, un accesso alle sensibilità digitali, alla filosofia del colore, un paesaggio aumentato, un dato, un’immagine intelligente, un aggregato di informazioni, un file sorgente dal linguaggio specifico. La realtà scomposta in pixel – l’atomo dell’universo digitale in bilico tra l’astrazione matematica della macchina e la percezione sensibile dell’uomo – agisce come dispositivo della 16° edizione, sguardo eccentrico e laterale, affaccio sulla frammentazione nella terra di mezzo – o di nessuno?! – tra ordine e caos. Del resto questa lettura – basata sull’unità quadrata della griglia – che ignora le linee curve e le sfumature del reale, moltiplica le interrogazioni e i fuori sincrono, e agisce come affondo rigido su un mondo fluido, elemento finito chiamato a raccontare un mondo infinito. Uno sguardo fatto di sorvolo, assenza di contatto, ricognizione – un insieme di tecnicismi che determina letture progressive sempre più raffinate, evolute, precise, distaccate che non contemplano l’umano, il vivente. Un bel cortocircuito linguistico, concettuale e semantico.Vista da quaggiù, quella linea di costa che si appoggia sull’Adriatico è DMKM-278, un punto dove la geografia è divenuta storia, comunità, progetto contemporaneo. Tanto che in quell’immagine, restituita col linguaggio liquido della scala RGB, permane l’origine, il grumo vitale e seminale di uno spazio pubblico fatto di intelligenza collettiva e immaginazione. Un osservatorio sulle stratificazioni delle terre in movimento – quando sono metamorfosi, quando sono attraversamenti. Con uno sguardo sul mondo fatto di empatia, partecipazione, relazione, co-creazione e co-progettazione, che viceversa pone al centro l’umano e il vivente. Così in un’immagine, il punto di vista del cielo e il corpo a corpo con la terra trovano una convergenza, il senso di una condizione umana sfidata sui fundamentals della coesistenza, della cittadinanza, dell’accesso. Lì, nei paesaggi tutti da decifrare, nelle discipline da comprendere, negli ecosistemi da preservare; accompagnati dalle intelligenze differenti che abitano gli ecosistemi naturali e artificiali, nelle coabitazioni tra assetti cognitivi e processi di accumulazione della conoscenza, nelle intersezioni insospettabili spazio temporali.In questo tempo ansioso e inquieto, potenzialmente, le connessioni si moltiplicano, il campo delle possibilità si espande, il panel degli ascolti e delle relazioni tra le cose si complica e si dilata alla ricerca del senso – trattenuto nella metamorfosi, nei cambi di stato, nei salti di specie. Tra l’abito di Marilyn e le tempeste solari, le acque l’etere e il linguaggio, le radio libere, la geopolitica travolta dai sovvertimenti, i dilemmi della coscienza nel confronto col discorso pubblico, i postulati imperituri di Vitruvio alla prova della modernità, l’Adriatico dell’Altrove, l’arte e le nuove architetture. A queste condizioni i pattern di Demanio 2026 sono l’apertura alare sulla vita reale e quella simbolica, gli scandagli che cercano nella natura, nelle comunità e negli immaginari, nelle frontiere e negli sconfini, le forme ordinate del caos o forse il caos intrinseco all’ordine. Per questo, nella nudità radicale della sua spiaggia, limen tra la Terra il Cielo e il Mare, Demanio accoglie la poesia come necessità, gesto fondativo e per qualche verso salvifico, sguardo irriducibile sul mondo. La poesia riconosciuta nel volto nella voce e nella storia dei protagonisti; nella parola nella pagina e nell’armonia della composizione; nell’astrazione che diventa immanenza; nei palpiti del creato e nei tremori del vivente sentiti nelle cose che abitano la storia umana. La poesia come crinale – tra umano e disumano.

Ordine & Caos

Pippo Ciorra

Molti di noi, e stranamente l’affermazione vale soprattutto per le generazioni meno giovani, hanno l’impressione che gli equilibri mondiali (e locali) stiano vivendo una fase di caos straordinario, nella quale le emergenze ambientali e sociali si sovrappongono e si intrecciano con quelle politico-militari e con una classe dirigente particolarmente poco incline al rispetto della pace e delle regole della democrazia. È cominciato tutto con l’attentato dell’11 settembre 2001, seguito dalla crisi finanziaria del 2008, poi dal COVID, dall’Ucraina, dal secondo mandato di Trump e via dicendo. Visto con gli occhi, inevitabilmente autoreferenziali, di chi ha vissuto le stagioni dell’utopia e dell’ottimismo edonista, sembra un décalage progressivo e inarrestabile, quasi un implicito suggerimento a goderci le ultime danze – magari in spiaggia – e a lasciare affondare il Titanic globale. Resteranno rovine e gli archeologi – come accade in questi giorni con Vitruvio – cercheranno indizi per ricostruire.«Calma!», ci dicono però gli esperti di geopolitica e macroeconomia. L’impressione che la situazione odierna sia peggiore di quella di gran parte delle epoche precedenti è, in molti casi, un’illusione ottica: un cannocchiale rovesciato che ci fa dimenticare conflitti e carestie, dittature, politiche razziste e livelli di povertà persino maggiori di quelli attuali. L’impressione è che abbiano ragione, almeno in parte, entrambe le posizioni. Da un lato c’è la consapevolezza degli studiosi, capaci di osservare queste dinamiche dalla giusta distanza, come gli uccelli di Freeman J. Dyson, attribuendo così alle cose un valore meno condizionato dagli effetti che ci coinvolgono direttamente e dal tempo presente. Dall’altro ci siamo noi, le “rane”, inchiodate alla quota del terreno, che viviamo sulla nostra pelle gli effetti del caos – grande o piccolo che sia – dei nostri giorni.Forse, però, la contraddizione tra queste due prospettive non è neanche così forte. Umanisti, scienziati, artisti, politologi, economisti: siamo forse tutti consapevoli che la fase caotica che stiamo vivendo non rappresenta tanto la perdita definitiva dell’ordine, quanto il passaggio da un ordine a un altro. Per noi praticanti delle “discipline inutili” si tratta forse di riconoscere che è finalmente in atto un vero processo di superamento del “progetto moderno”: un’ambizione decisamente novecentesca, fondata soprattutto sulla convergenza tra innovazione tecnologica e progresso politico e culturale, che però non ha alcuna intenzione di arrendersi e continua a resistere dentro molti di noi con le forze che gli sono rimaste. Per gli scienziati di ogni genere, dalla politica al digitale, conta forse più la curiosità per le possibilità del nuovo ordine bio-tecnologico che si intravede all’orizzonte del rimpianto preventivo per ciò che potremmo perdere in termini di coscienza, autodeterminazione e libertà, così come le abbiamo intese negli ultimi due secoli dello scorso millennio.Il modo migliore di partecipare a questo “tempo interessante” ci sembra allora quello di mettere ancora una volta a disposizione del dibattito pubblico una piattaforma aperta, transdisciplinare, poco rispettosa delle gerarchie culturali e degli orari di lavoro, come quella di Demanio Marittimo Km 278. Non è un caso che quest’anno si parta dalla poesia, forse la forma di espressione più resiliente e più indifferente ai cambiamenti degli scenari e degli strumenti della comunicazione, per poi chiudere con la performance, anch’essa una modalità espressiva poco soggetta alle trasformazioni del tempo. In mezzo, la possibilità di espandersi in tutte le direzioni dell’agire umano chiamate oggi a confrontarsi con la condizione presente: la scienza, la storia, la tecnologia, il ruolo delle istituzioni, le pratiche e le discipline spaziali, la produzione – cruciale – di immagini, vere e false. Sarà questa, per il popolo di Demanio, l’occasione per discutere di un trapasso tecnico, estetico e politico da un millennio all’altro che ancora non siamo riusciti a decifrare fino in fondo.

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